Bondeno. Dal Castello alla città. Ovvero, uno studio (diventato un volume) che ripercorre le tappe delle fortificazioni matildee, come origine dell’agglomerato urbano.
Un testo curato da Simone Bergamini, Andrea Calanca, Mauro Calzolari, Daniele Vincenzi, oltreché Daniele Biancardi. Presentato sabato, in pinacoteca, dall’assessore alla cultura, Francesca Poltronieri, da Valentino Nizzo (Soprintendenza) e da Franco Cazzola (Deputazione ferrarese di storia Patria). Ospiti, l’ex sindaco Davide Verri ed il comandante dei carabinieri, Abramo Longo. Il libro viene presentato in un’epoca in cui «non è facile investire nella cultura – dice Poltronieri – ma diventa fondamentale riscoprire le radici della nostra identità, attraverso studi come questo.» Valentino Nizzo ha ripercorso, in parallelo, anche la storia raccontata dai reperti di Pilastri, nel sito vicino alle attuali scuole antisismiche.
«Il terremoto – dice Nizzo – ci spiega come può essere facile, nella frenesia della ricostruzione, cancellare come in un colpo di spugna, la memoria. Paradossalmente, in questa comunità ho avuto modo di lavorare al recupero di quella memoria che non è immediatamente visibile (la terramara; ndr), come una chiesa, che ha scandito i momenti della nostra vita. Questo rende più difficile conservare e tutelare questa memoria: cosa che cerca di fare il libro sul castello.» L’Alto Medioevo ha molto in comune – sottolinea Valentino Nizzo – con «quello che stiamo scavando a Pilastri.» L’estensione originale del castrum era di 120 metri per 80; simile a quella terramaricola, che si caratterizza per circa un ettaro di terreno. Un paesaggio molto simile a quello di un villaggio di 2500 anni prima, dice il funzionario della Soprintendenza. Il quale, a differenza di altri, si è dotato di un nome, cristallizzando la propria presenza nei documenti a partire dal 1038, e dando vita ad una comunità complessa. «Il lavoro compiuto nel libro – dice Nizzo – potrebbe essere allargato a dismisura da scavi in centro, approfondendo la ricostruzione fatta con i dati in possesso degli autori. Dal momento in cui leggerete questo volume – spiega – sarete tutti responsabili della vostra storia e del farne un’identità. Per fare si che a questo libro se ne possano aggiungere altri, per creare un quadro sempre più dettagliato della vostra storia.» Franco Cazzola aggiunge al dibattito che esiste una storia aneddotica, fatta di personaggi come Guerino Ferraresi, che ha raccolto e riassunto una mole importante di dati.
Questo volume «è di buona storia locale – dice Cazzola –. Il quale pone su basi scientifiche documentarie e archeologiche, l’oggetto di una storia. Analizzando la memoria delle tracce lasciate dall’uomo e dall’acqua, nei secoli. Gli eserciti passavano di qui – sottolinea Cazzola – perché qui vi era una chiave idrografica verso la città di Modena. Bondeno è anche il terminale di un antico alveo del fiume Po.» Gli studi sulla topografia e la toponomastica hanno contribuito a ricostruire la storia di una città, che si trovava nel confine tra i possedimenti del Papato e dell’Impero. Ecco, perché, dunque, «tutto questo fa di Bondeno un territorio fortificato. Forse ancora non una città, ma un territorio murato, difeso dalle mura, fino al 1532. Quando i documenti attestano che il costo delle fortificazioni si fece troppo elevato, a fronte dei tanti assedi. Sotto Alfonso I si decise di abbandonare le mura di Bondeno e di trasportare le pietre per il rinforzo delle mura di Ferrara, in un’epoca in cui stava declinando il ruolo del Po a Bondeno», spiega Cazzola.
Andrea Calanca chiude il dibattito: «Ringrazio il Comune, per aver creduto in questo progetto, ed i funzionari dei vari enti, che ci hanno consentito di consultare i vari documenti. Per un progetto nato nel 2011, per mettere insieme i vari studi iniziati. Interrotti dal sisma, anche per la difficoltà di reperire i fondi necessari. L’impegno è stato quello di portare a termine il progetto, conseguente all’intitolazione di città da parte di Bondeno. Ci siamo addentrati su terreni inesplorati, come quello del centro storico. Sono cambiati anche gli strumenti di indagine, oggi più filologici. Per individuare il circuito delle antiche mura, abbiamo analizzato il tratto del Buranella, un fossato un tempo molto importante, che seguiva il tragitto delle mura. Lo studio non è un punto di arrivo, ma di partenza, per definire meglio profili e perimetrazione degli antichi borghi, così come il percorso del Burana.»
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