La cultura di una città deve puntare sui grandi eventi o sugli spazi in cui può svilupparsi giorno per giorno? Ma soprattutto: si può ancora pensare di investire sulla cultura in tempi di gravi ristrettezze economiche? Sono questi i temi attorno a cui ruota il confronto imbastito dalle associazioni del consorzio Wunderkammer con l’amministrazione di Ferrara. Un incontro in cui discutere dei “modelli culturali” di eventi e locali in città, per il sindaco Tiziano Tagliani troppo indirizzati verso il mero “consumo di alcolici” degli street bar, e in cui studiare il modo di fare decollare associazioni opertori culturali. Il folto pubblico di Palazzo Savonuzzi – ormai totalmente rinnovato da Wunderkammer – ha visto Tagliani e l’assessore alla cultura Massimo Maisto intervistati proprio dai responsabili dei principali gruppi del consorzio: Leonardo Delmonte e Maria Giovanna Govoni per l’associazione Basso Profilo e Roberto Formignani per la Scuola di Musica Moderna.
Il tema si rivela ben più ampio della sola valorizzazione degli spazi di Palazzo Savonuzzi, in cui per l’occasione sono state presentate le nuove aree dedicate al ‘co-working’ per le imprese creative ferraresi. Perché il mondo dei creativi vuole capire soprattutto se le condizioni sociali ed economiche permettono ancora di investire sull’arte, la musica e la formazione culturale. Il dibattito porterà elementi a sostegno di entrambe le possibili risposte: da un lato Formignani cita esempi di città in cui alcuni accorgimenti normativi hanno facilitato le iniziative dei privati e degli operatori culturali, mentre dall’altro Tagliani e Delmonte sottolineano come anche i modelli di divertimento più diffusi tra i giovani (“sempre più propensi a un dj-set che a un concerto dal vivo”, sottolinea il direttore di Basso Profilo) rendano molto rischiosi gli investimenti in ambito culturale.
Quello che appare certo è la premessa comune: “Una città ‘di cultura’ – spiega Tagliani – non può essere tale solo perché organizza i grandi eventi, se non ha la preparazione per comprenderli”. Un’affermazione che vale anche in ambito economico, “perché se la città non è in grado di apprezzare un evento, nessuno sarà disposto a pagare per parteciparvi, e quindi il Comune dirotterà le risorse in altri ambiti”. È per questo che, per il sindaco, la “contrapposizione tra grandi eventi e cultura diffusa deve essere definitivamente superata”.
Entrano però in gioco le difficoltà per i privati, che si trovano spesso a che fare con normative stringenti e alte spese di organizzazione. Ma le possibili soluzioni, secondo Formignani, passano anche per le amministrazioni comunali. L’esempio principe è quello del Comune di Modena, che ha firmato un accordo con la Siae per agevolare i locali che propongono musica dal vivo. Ma in ballo ci sono anche temi come i costi per l’occupazione del suolo pubblico e il rapporto spesso conflittuale con il proprio vicinato da parte dei locali e delle associazioni che ospitano gli eventi.
Il primo punto colpisce particolarmente nel segno, al punto che l’assessore Maisto afferma che “se esiste una convenzione di questo genere, dobbiamo replicarla”. Più complessi invece gli altri argomenti, con Tagliani a premettere: “In teoria nessun problema, in realtà un sacco di problemi”. Da un lato c’è la conformazione stessa dei locali del centro storico – in particolare, secondo il sindaco, gli street bar nella zona del Duomo -, che portano a “un modello di fruizione basato sul consumo degli alcolici” che spinge a “non vivere gli spazi interni”. Sull’altro lato c’è invece la necessità di studiare norme condivise tra titolari dei locali, residenti e amministrazione comunale. “Credo che i gestori più flessibili – afferma il sindaco – debbano cominciare a forzare determinati percorsi per capire come rendere agibili gli spazi. Oggi il regolamento è più flessibile di un tempo e c’è lo spazio per ragionare su come rendere fruibili gli spazi aperti, ma non può essere il Comune o un vigile di pattuglia a giudicare la qualità di un artista e decidere chi disturba e chi si può esibire pubblicamente: servirebbero associazioni formate da voi operatori per dare questa valutazione”. Una condizione che secondo il sindaco aprirebbe la possibilità per la “città dei buskers” di godere per tutto l’anno di esibizioni dal vivo e senza artisti “clandestini”.
Ciò che emerge dal discorso di Tagliani è soprattutto un invito alla cittadinanza – anche al di fuori delle mura del Wunderkammer – a ‘coalizzarsi’ per portare le proprie istanze comuni all’amministrazione: “Le regole – afferma il sindaco – sono il frutto della competizione tra gruppi di interesse. Se in questo momento un determinato gruppo si unisce e fa una serie di proposte, noi dobbiamo dargli forza. E credo che sarebbe perfettamente normale se il mondo della cultura riuscisse a diventare un gruppo di interesse in grado di ‘sfondare’ le istanze di chi fa solo spritz e kebab”.
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