Tresignana
17 Marzo 2014
Estrazione di gas naturali raddoppiata dal 2010 al 2012, nonostante gli impegni del protocollo di Kyoto

Formignana contro le trivelle

di Ruggero Veronese | 4 min

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admin-ajax (6)Formignana. Un’assemblea pubblica per discutere dei pericoli causati dall’estrazione di idrocarburi nel territorio ferrarese. A organizzarla è un gruppo di cittadini di Formignana, con la collaborazione dell’amministrazione comunale, che sottolinea il rischio di subsidenza del terreno della Pianura Padana se verrà messo eccessivamente alla prova dalle trivellazioni per la ricerca e l’estrazione di gas naturali nel territorio estense. Una pratica ormai diffusa al punto, secondo gli attivisti, da aver toccato il record storico sul suolo italiano, interessato per il 33% dalle richieste di permessi di ricerca e con una produzione di gas naturale raddoppiata nel corso degli ultimi anni: se nel 2010 erano 148 milioni i metri cubi di idrocarburi estratti dal terreno, nel 2011 la quota è arrivata a 202 milioni, per poi raggiungere i 290 milioni nel 2012.

Numeri che accendono i campanelli d’allarme dei simpatizzanti “No Triv” di Formignana, che sottolineano come questa tendenza vada in forte contrasto con gli impegni per la riduzione delle emissioni presi dalla comunità internazionale dopo la firma del protocollo di Kyoto. “Questi dati – affermano gli attivisti – potrebbero crescere nei prossimi anni, anche grazie all’impulso dato dal governo Monti. Un decreto ministeriale, firmato dagli allora ministri Corrado Passera e Corrado Clini, ha aperto la strada alle trivelle, prevedendo l’aumento del contributo degli idrocarburi dal 7% al 14% del fabbisogno energetico complessivo. Che significa incrementare la produzione di gas del 46% entro il 2020. Una scelta assolutamente insensata, anche in relazione di ridurre le emissioni di anidride carbonica del 20% entro il 20020, come dichiarato nel protocollo di Kyoto”.

Eppure, nonostante le dichiarazioni d’intenti di molti politici per implementare forme di energia pulita, le richieste alla Regione per ottenere i permessi di ricerca si moltiplicano, mentre la Pianura Padana si trova a che fare anche con il problema della subsidenza del terreno, causato dall’assestamento – e quindi abbassamento – del terreno nelle aree interessate dalle estrazioni. “Anche se l’estrazione di idrocarburi non è l’unica causa di tale fenomeno – premettono gli attivisti -, resta un fattore di cui tenere conto nel rilascio delle autorizzazioni. Secondo i dati dell’Arpa, negli ultimi 55 anni il suolo sulla fascia costiera che si affaccia sull’Adriatico si è abbassato di 70 cm nell’area di Rimini e di oltre un metro in quella da Cesenatico al Delta del Po. Ci sono alcune zone dove l’abbassamento tocca picchi di 3 centimetri all’anno”.

Un trend che secondo gli attivisti di Formignana porterebbe la pianura emiliana a gravi dissesti idrogeologici, con conseguenti rischi di inondazioni, come avvenuto in passato nell’area del Polesine. “La storia – continuano – deve essere maestra di vita. Nel 1951 un’impressionante alluvione si abbatté nel Polesine. Morirono 88 persone e 200 mila furono gli sfollati. Nei successivi 15 anni si registrarono 35 casi di inondazioni lungo il Delta del Po, e il terreno si abbassò di tre metri e mezzo. Gli esperti dell’epoca giunsero alla conclusione che questa subsidenza fosse dovuta ai vari pozzi di metano presenti nella costa veneta dal 1937. Nel 1963 si decise allora di smantellare tutti i pozzi e si diede inizio a varie opere di bonifica, grazie alle quali sono più di 40 anni che non ci sono più alluvioni nel Polesine. Un caso?”.

Tutti motivi che spingono gli attivisti di Formignana a “lanciare un appello per fermare le attività estrattive nelle zone a rischio subsidenza. E a maggior ragione perchè le royalties pagate dalle aziende petrolifere sono talmente scarse, che non permetterebbero di ripagare i danni dovuti all’abbassamento del terreno e della costa e non compenserebbero i maggiori costi che si ritroverebbero a sostenere i cittadini, come contributi al Consorzio di Bonifica, per mantenere asciutti territori che in alcuni punti sono già 4 metri sotto il livello del mare”.

Allo stato attuale sono 37 le concessioni di estrazioni in Emilia Romagna, mentre ci sono 35 permessi di ricerca e altre 12 nuove richieste di indagine nel sottosuolo in attesa di essere approvate, compresa quella nella località di Zanza, nel Comune di Formignana. Giovedì 20 marzo, presso il teatro Comunale di Formignana e in collaborazione con l’amministrazione comunale, un gruppo di cittadini si incontrerà durante un’assemblea pubblica per condividere informazioni, valutazioni e possibilità di intervento.

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