
Da sinistra: Nicola Morra, Stefano Santachiara, Giulia Sarti, Vittorio Ferraresi
Dopo l’arringa in piazza, continua all’interno della libreria Ibs la giornata dei tre parlamentari del Movimento 5 Stelle Vittorio Ferraresi, Giulia Sarti e Nicola Morra, che assieme al meet up ferrarese dei Grilli Estensi hanno partecipato alla presentazione del libro “I panni sporchi della sinistra” dei giornalisti Stefano Santachiara e Ferruccio Pinotti. Un incontro in cui gli ospiti si concentrano soprattutto su un excursus storico della politica nazionale, ma in cui non mancano anche i richiami alla politica locale e al futuro del Movimento 5 Stelle a Ferrara, la cui credibilità per Ferraresi “in questo territorio è stata persa grazie a Valentino Tavolazzi”.
Ma il tema portante dell’incontro era il testo dei due giornalisti di inchiesta de Il Fatto Quotidiano a Corrieire: il “tradimento” dei propri valori da parte della sinistra italiana. Lo spiega nelle prime frasi lo stesso Santachiara, presente all’incontro con i parlamentari pentastellati, quando afferma che “ci siamo accorti che non era ancora stato fatto un compendio sugli scandali del centro sinistra, un racconto della involuzione e mutazione antropologica di quello che era il partito di Berlinguer”. Una “involuzione” su cui concorda del resto anche la Sarti, che non nasconde la propria storia quando racconta che “personalmente ho sempre avuto valori di sinistra. Quello che mi ha fatto entrare nel movimento è che quei valori non li ritrovo nella sinistra di oggi”, per poi aggiungere che “se vogliamo una sinistra diversa dobbiamo andare a chiedere conto ai loro politici dello loro azioni”.
Ma se i concetti di sinistra – soprattutto temi come infrastrutture e servizi pubblici – ricevono giudizi positivi, totalmente opposti sono quelli sull’operato delle ultime generazioni politiche. A partire dall’entrata in scena dell’attuale presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, tra i principali “imputati” nel testo di Santachiara e a cui è dedicato anche il sottotitolo “I segreti di Napolitano e gli affari del Pd”. Della massima carica dello Stato, Santachiara traccia un lungo excursus, sottolineando il suo “essere sempre stato un comunista atipico”, a partire dalle origini familiari (nato nella ricca borghesia napoletana e con il padre iscritto a una loggia massonica) fino alla scalata nel Pci che lo porterà a diventare leader dei “miglioristi”. Una corrente che di per sé il giornalista non condanna (“era l’intenzione, peraltro corretta, di adattare il comunismo all’economia capitalista”), ma che soprattutto dopo il “compromesso storico” porterà Napolitano a diventare l’unico politico italiano in grado di interloquire sia con gli Stati Uniti che con il blocco sovietico. È a partire da quel momento che, secondo il giornalista, l’attuale presidente della Repubblica diventa il “custode” dei grandi segreti della storia recente: dal mistero dell’omicidio di Aldo Moro alla trattativa Stato-mafia, fino ad arrivare alle attuali “ingerenze oltre i poteri costituzionalmente attribuiti” che secondo Santachiara giustificherebbero la richiesta di impeachment del Movimento 5 Stelle.
E sono gli stessi parlamentari in sala a rincarare la dose contro il mondo di centrosinistra, aggiungendo alle ricostruzioni storiche del giornalista i racconti del proprio vissuto nelle aule e nelle commissioni (“dove – afferma Ferraresi – avviene il vero lavoro parlamentare”) dei palazzi romani. Tra i passaggi più applauditi quelli della Sarti, che sottolinea soprattutto “la commistione tra politica e affari che si sviluppa a livello locale”, fenomeno in cui l’Emilia Romagna, secondo la deputata ed ex consigliera regionale, vanta tristi primati. “Uno scandalo incredibile riguardò Hera, la grande multiutilities con 51 società in cui attraverso un sistema di matrioske figurava anche la SCR, una società coperta da segreto fiduciario di cui non si conoscevano neanche gli amministratori ma che, scoprimmo in seguito, era rappresentata in consiglio dal fratello di Nicola Cosentino (ex coordinatore Pdl in Calabria, pluri indagato per rapporti con la camorra, ndr)”. Ed è sempre puntando il dito contro la multiutilies emiliana che la Sarti incita gli spettatori dell’incontro “ad andare a chiedere alla vostra amministrazione perchè difende Hera a spada tratta“.
Le ultime battute sono dedicate alle considerazioni personali dei parlamentari sulle polemiche più recenti all’interno del Movimento 5 Stelle, dai disordini in aula del 29 gennaio alle recenti espulsioni di quattro senatori, seguiti poi da 5 colleghi che si sono dimessi per solidarietà. Sul primo tema interviene Ferraresi, che sta scontando 25 giorni di sospensione dal parlamento per aver occupato la sala della commissione giustizia. Il parlamentare grillino non nasconde il proprio malcontento quando confronta la sua pena con quella, di soli 12 giorni, comminata a Stefano Dambruoso, il deputato che colpì con uno schiaffo la collega Loredana Lupo,per poi rincarare la dose contro la presidente della Camera Laura Boldrini, “una persona incapace di tenere l’aula e di gestire i lavori parlamentari”.
Morra difende invece la linea scelta da Grillo per le espulsioni dei senatori “dissidenti”, ma afferma anche che la frattura (“soprattutto nel gruppo al senato”) avrebbe come radici divisioni più antiche, “che si manifestarono per la prima volta in occasione dell’elezione del presidente del senato Pietro Grasso”. Sull’ipotesi di essere in qualche modo ‘comandati’ dai proprietari del blog nazionale, il senatore è netto: “Non siamo telecomandati. Anche Beppe e Gianroberto (Grillo e Casaleggio, ndr) sono andati in minoranza in altre occasioni. Possiamo essere inesperti o commettere degli errori, ma di certo nessuno di noi è telecomandato“.
Chiude l’incontro una domanda dal pubblico riguardo a un eventuale “endorsement” dei parlamentari al meet up dei Grilli Estensi, con Ferraresi cauto nello spiegare di avere semplicemente “accettato un invito” e che “la certificazione non la decidiamo noi”, per poi tracciare un giudizio che non lascia adito a dubbi sul primo “dissidente” espulso da Beppe Grillo: “La credibilità del movimento in questo territorio – conclude il deputato – è stata persa grazie a Valentino Tavolazzi“.
Per la cronaca. il diretto interessato ha già replicato via Twitter: “La credibilità del M5S a Ferrara è zero a causa dell’espulsione, mia, di Ppf e del gruppo di Cento, oltre che a causa del vuoto dei Grilli estensi”.
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