
(immagine di repertorio)
Poggio Renatico. Acquista un cellulare usato da un amico per regalarlo alla moglie senza immaginare che, cinque anni dopo, sarebbe stato processato per ricettazione. Un’amara sorpresa per K.A., operaio edile incensurato e residente da quasi vent’anni in Italia, ma che non avrà conseguenze penali: il tribunale di Ferrara ha infatti riconosciuto la sua completa estraneità ai fatti. Una sorte simile a quella del suo incauto amico e procacciatore di telefoni, N.C., la cui assoluzione si basa però su una semplice insufficienza di prove.
I fatti cominciano quando nel 2009 un utente marchigiano di Ebay, il principale sito specializzato in aste online, acquista in rete un Nokia 6680. Il pacco che giungerà tramite corriere espresso è però un po’ troppo leggero del previsto: al suo interno infatti sono presenti solo il caricabatterie e l’auricolare, ma non il telefono. L’uomo si accorge che la confezione e l’imballaggio sono intaccati e subito si rende conto di essere stato vittima di un furto. Poche settimane dopo, a Poggio Renatico, C., ex collega di A. e dipendente in una ditta di spedizioni, propone all’amico l’acquisto di un telefono usato. Il muratore accetta l’offerta e, dopo averlo utilizzato per un paio di settimane con la propria carta sim, lo regala alla moglie intestandosi una nuova utenza.
Nel frattempo sono già in corso le indagini dei carabinieri, che sono in possesso del codice identificativo dell’apprecchio e lo vedono collegarsi con le celle telefoniche di Ferrara e Poggio Renatico. In breve tempo risalgono ad A,, indagandolo e denunciandolo per ricettazione. L’uomo era legato da una decina di anni a C. da un rapporto di amicizia e non si era posto dubbi sulla provenienza del telefono, e riferisce quindi tutta la storia dell’acquisto agli uomini dell’Arma.
Durante l’udienza conclusiva del processo l’avvocato Lorenzo Testoni, difensore di A., ha affermato che nella condotta del suo cliente non si può scorgere “né colpa né dolo”, e che questo dovrebbe essere considerato parte offesa nel processo, dal momento che ha speso in buona fede 70 euro per poi scoprire di aver acquistato un articolo rubato. Una tesi rafforzata dal fatto che, anche dopo essere stato denunciato dalle forze dell’ordine, non ha fatto nulla per liberarsi del telefono e lo conserva tuttora a disposizione delle forze dell’ordine. Un argomento che ha convinto il tribunale di Ferrara, che lo ha assolto con formula piena. Per quanto riguardo C. la sentenza è stata comunque di assoluzione, ma determinata dall’assenza di prove a carico dell’imputato.