Politica
10 Gennaio 2014
Per il comitato l'Atersir ha fatto il gioco di Hera. Zappaterra: "Contrari ai criteri, ma abbiamo dovuto approvare"

Acqua pubblica e mancati rimborsi: “Responsabilità politiche”

di Ruggero Veronese | 4 min

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admin-ajax (13)Ci sono precise “responsabilità politiche” da parte delle istituzioni ferraresi nella mancata restituzione da parte di Hera delle quote di profitto sull’acqua incassate nel 2011. È questa la linea ribadita anche nelle ultime ore dal Comitato per l’Acqua Pubblica di Ferrara che contesta il “tradimento” del risultato del referendum del 2o11, nel quale veniva sancita l’illegittimità di ogni utile nelle bollette alle utenze domestiche per i gestori del servizio. Una restituzione che già a livello regionale, secondo gli attivisti, sarebbe parecchio inferiore a quanto dovuto da Hera alle casse degli emiliani (9,6 milioni di euro contro i circa 40 stimati dal comitato), e che a Ferrara e Modena arriva addirittura ad azzerarsi.

Uno “sconto” a Hera dovuto principalmente a tre fattori: oneri fiscali e finanziari sostenuti dall’azienda, più i crediti non riscossi dalle utenze. Elementi di spesa che l’Aeeg (Autorità energia elettrica e gas) ha deciso di riconoscere ai gestori del servizio idrico e che Atersir (Agenzia territoriale Emilia Romagna per il servizio idrico e i rifiuti) ha ratificato nel corso dell’ultima riunione del 30 dicembre, nella quale sono state stabilite anche le tariffe in vigore per il biennio 2012-13. “Contrastiamo completamente questo sconto, e non solo la mancata restituzione a Ferrara e Modena – afferma la portavoce del Comitato Acqua Pubblica di Ferrara Marcella Ravaglia -, perché la remunerazione dovrebbe essere restituita tout court: ci sono 40 milioni di euro per il 2011 e cifre analoghe per i due anni successivi che dovevano tornare agli utenti, sulla base del referendum che aboliva la remunerazione del capitale nel servizio idrico. Il Consiglio di Stato ha emesso una sentenza molto limpida e netta al riguardo che prevedeva la restituzione totale, come stabilito dal referendum”.

E se per il 2011 i rimborsi sono in corso – per quanto contestati dal comitato nelle cifre – i problemi nascono nel biennio successivo, in cui è in vigore il “metodo tariffario transitorio”. Nel nuovo piano tariffario i gestori possono infatti aggiungere alle spese in bolletta il “costo della risorsa finanziaria”, una voce che secondo il Forum nazionale per l’acqua pubblica “nega il secondo referendum sulla remunerazione del capitale e lascia che si possano fare profitti sull’acqua, cambiando semplicemente la denominazione ma non la sostanza”. Una metodologia che ha portato finora a 35 ricorsi al Tar, oltre a molteplici appelli analoghi ai giudici di pace sparsi sul territorio italiano.

Il comitato parla di “responsabilità politiche” e punta il dito soprattutto contro la presidente della Provincia Marcella Zappaterra, rappresentante ferrarese dell’Atersir. “È all’interno di questo ente – afferma la Ravaglia – che i rappresentanti delle singole province esprimono un parere sulle direttive nazionali e possono anche non approvarle. Ma i suoi componenti si sono detti costretti ad approvare questo metodo tariffario, anche se non lo trovavano totalmente corretto. L’ambito territoriale dell’Emilia Romagna è il più grande d’Italia e se l’Atersir si fosse opposta avrebbe dato un grosso segnale a livello nazionale, ma purtroppo è mancata la volontà. L’Atersir è un organo tecnico, ma quando decide di non opporsi è politico. È una sconfitta di questi meccanismi di gestione e controllo”.

Un messaggio a cui risponde direttamente la presidente della Provincia Zappaterra, secondo la quale “i comitati erano presenti alla seduta regionale del 30 dicembre dove erano state approvate le tariffe e sanno perfettamente che Atersir, collegialmente, ha fortemente contestato le modalità e i criteri stabiliti dall’Aeeg per la definizione delle tariffe. Abbiamo chiesto più volte incontri all’autorità nazionale, senza mai ottenerlo. Ma ci siamo comunque assunti la responsabilità di definire le nuove tariffe, perchè non farlo avrebbe significato che i gestori, nell’incertezza, non avrebbero fatto alcun investimento. Ma questo non vuol dire che non restiamo contrari a questi criteri e che non continueremo a portare avanti la battaglia per l’acqua pubblica”.

Riguardo alla mancata restituzione a Ferrara delle quote incassate nel 2011, la Zappaterra afferma invece che non sono stati fatti “sconti” a Hera, “che, contrariamente a Cadf, non ha rivalutato la quota di profitto sul capitale investito. Non facciamo sconti ai gestori, che sono perfettamente controllati. Semplicemente Hera non restituisce capitali a Ferrara perchè non ha caricato le bollette, come avvenuto in altri territori”.

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