
Mai gol-partita fu più sfortunato per chi lo segnò, almeno sui campi della provincia estense. Perchè le conseguenze di quanto accadde dopo la sua rete hanno portato Daniele Checchi, maglia numero 7 della squadra Columbia’s Edil 2000, a una condanna per lesioni pari a 8 mesi di reclusione, con il rischio di dover anche pagare un risarcimento non indifferente in sede civile.
I fatti risalgono all’8 marzo 2010, quando Checchi e compagni sono impegnati nel match contro la squadra San Pio X. In svantaggio per 2-1, i giocatori della Edil 2000 provano il rush finale in cerca del classico pareggio in zona Cesarini, trovandolo a pochi minuti dalla fine proprio con una zampata del numero 7. Un pareggio che viene subito contestato dai rivali, che giudicano Checchi in posizione di fuorigioco. La tensione agonistica si trasforma in rabbia e tra i giocatori delle due squadre cominciano a volare insulti e qualche spintone. L’arbitro ferma la partita, che si conclude con il risultato di 2-2.
I veri guai cominciano però dopo il triplice fischio. Checchi ha un acceso diverbio con il giocatore avversario Mirco Tonioli, che manda al tappeto con due pugni al volto. Tonioli và all’ospedale dove gli vengono diagnosticate lesioni guaribili in 40 giorni. Un termine critico dal punto di vista legale, al di là del quale si configurerebbe il reato di lesioni gravi. Il caso finisce in tribunale, dove già il consulente del pm Stefania Borro rimodulerà la prognosi in un tempo compreso tra 20 e 40 giorni, che derubricano il reato in lesioni lievi. Ma la difesa di Checchi, sostenuta dagli avvocati Rita Cirignano e Orazio Di Stefano, non è ancora convinta e nomina un nuovo consulente, il dottor Nicaletti, che propende per un’ipotesi ancora più lieve: prognosi inferiore a 20 giorni, che prevederebbe un’ulteriore “declassamento” del reato in lesioni lievissime.
Su questo campo si gioca la partita del processo, a cui partecipa anche lo stesso Tonioli, costituitosi parte civile attraverso l’avvocato Francesco D’Anneo. Durante l’udienza conclusiva la difesa propone un risarcimento alla parte offesa pari a 5.500 euro, un risarcimento che, secondo l’arringa finale della Crignano, era già stato proposto senza successo a Tonioli. La sentenza del giudice Attinà rimanda però il tema dei risarcimenti alla sede civile. Al termine del processo la procura chiede un anno e sei mesi di reclusione, una pena dimezzata a otto mesi nella condanna finale (pena sospesa con la condizionale), a cui si aggiunge il pagamento di 2.200 euro per le spese legali. E mentre sui grandi palcoscenici si discute di moviola in campo per eliminare le tensioni tra le società, sui campi di provincia un gol in fuorigioco può portare a ben altre conseguenze.
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