
Il bollettino del canone Rai intestato alla figlia di Leccioli (per riservatezza i dati personali della giovane sono stati oscurati)
Copparo. Per Mirco Leccioli era già strano vedere arrivare a casa un funzionario, incaricato dalla Rai, per consegnare il bollettino per il pagamento del canone. In primo luogo perché gli avvisi di pagamento erano sempre giunti per posta o, negli ultimi anni, tramite e-mail. Ma soprattutto perché la sua famiglia, ci racconta, “non ha mai saltato un pagamento, e nemmeno quest’anno”. Ma la vera sorpresa è stata nel leggere a chi era intestato il bollettino: a sua figlia, si soli 11 anni e senza alcun acquisto di radio o televisioni alle spalle.
“Voglio segnalare questa vicenda – afferma Leccioli – per mettere in guardia chi come me riceve questi avvisi. Noi ci siamo accorti dell’errore ma ci sono persone, in particolare i più anziani, che rischiano di effettuare due volte il pagamento per lo stesso servizio. Io non so con che criterio vengano inviati questi avvisi di pagamento, ma siccome l’ indirizzo lo conoscono bene, sicuramente come Agenzia delle Entrate, ufficio di Torino, credo siano al corrente dell’anagrafica di mia figlia. E se ci fosse stato un errore negli uffici, di sicuro il funzionario che viene a suonare il campanello può notarlo e segnalare lo sbaglio ai suoi superiori”.
Niente da fare però: l’impiegato ha consegnato il bollettino alla signora Leccioli, per poi allontanarsi per altre consegne. Difficile pensare a un tentativo di truffa: sia il numero di conto corrente che la sua intestazione coincidono con i dati visibili sul sito web Rai. E anche l’importo corrisponde alla quota semestrale più le spese di consegna (per la verità con un “surplus” di 3 centesimi, che arrotonda la quota da 71,32 a 71,35 euro). Più facile che si tratti di un errore, magari piuttosto grossolano, ma che potrebbe ripetersi anche per famiglie meno attente. “Sono situazioni che danno un po’ fastidio – afferma Marco Leccioli -, anche perché le nostre quattro televisioni sono state acquistate da me o da mio padre, quindi non si capisce davvero da dove possa nascere un errore del genere. Resta di fatto che in Italia ormai non si sa più a chi spillare soldi ed io rimango con molte domande e nessuna risposta”.
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