Se i Rossi, i Ferrara e i Mantovani rimangono stabili ai primi posti, fra i cognomi più diffusi a Ferrara fa la sua comparsa, al 286° posto, il cinese Cheng che scavalca i Botti, i Busi, i Gardenghi e i Montori. E’ quanto si può ricavare dai dati dell’annuario statistico 2012 della città di Ferrara.
L’integrazione demografica degli immigrati con la popolazione residente –nonostante l’impatto sia meno evidente che in altre realtà regionali– la si può scorgere anche in altri due dati: se Andrea, Marco e Luca e Maria, Anna e Laura sono i nomi più diffusi fra i ferraresi e le ferraresi, al 131° posto troviamo Ion tra gli uomini, nome rumeno, e al 175° Mariya tra le donne, nome ucraino.
Prendendo in considerazione le comunità straniere, quelle più numerose sono quella ucraina (costituita all’80% da donne) e quella rumena, rispettivamente con 1.883 e 1.837 residenti. Distanziate, seguono quella moldava e quella albanese che precedono quelle della Cina e del Marocco.
La popolazione totale ferrarese è stata in costante diminuzione dal 1965 (anno in cui Ferrara raggiunge la sua massima espansione demografica con 158.058 abitanti) fino al 2002 quando la popolazione complessiva riprende a salire ininterrottamente ogni anno grazie al progressivo aumento di cittadini stranieri stabilitisi in città. Nel 2012 invece è ripreso il trend negativo: al 31 dicembre la popolazione cittadina contava 131.842 unità, 453 in meno dell’anno precedente. Tutto ciò nonostante l’aumento di 732 unità tra gli immigrati che però non è riuscito a contenere –oltre ad altri fattori- sia il leggero aumento della mortalità che la contrazione (anch’essa lieve) delle nascite, dove le famiglie con genitori entrambi stranieri contribuiscono ancora in maniera decisiva ad alzare il quoziente di natalità in città (nati in rapporto alla popolazione) che per le coppie di soli stranieri è più del doppio (18,9 per mille) rispetto a quello delle coppie di genitori italiani (7,1 per mille).
L’impatto degli immigrati è, infine, visibile anche per quanto riguarda l’età media che a Ferrara è pari a 47,9 anni (in Italia 43,3, in Emilia Romagna 44,7), più alta di quella italiana (43,3) e regionale (44,7), tenuta in piedi dallo “svecchiamento” portato dai residenti non italiani che giungono sul nostro territorio in età da lavoro. L’indice di vecchiaia (rapporto percentuale tra persone di 65 anni e oltre e giovani sotto i 15 anni), infatti, grazie al loro contributo è sceso progressivamente dal 1999 al 2010 pur avendo segnato una ripresa nel 2011 e nel 2012, riportandosi a 255,7: questo valore rappresenta però ancor oggi uno dei valori più alti in Italia (per fare un confronto: l’indice di vecchiaia italiano, è pari a 147,2, quello della Liguria, la regione più “vecchia”, è pari a 233,7, mentre quello della nostra regione è 167,9).
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