Maltrattava l’ex moglie e il figlio della donna, nato da una precedente relazione, con insulti, minacce e percosse, arrivando addirittura al punto di negare i pasti al figliastro dodicenne e di impedire alla madre di uscire di casa. Sono queste le accuse a cui è chiamato a rispondere Enrico Scifo, alla sbarra con l’accusa di maltrattamenti in famiglia e lesioni volontarie, e all’epoca dei fatti (nel 2007-08) residente in provincia di Ferrara.
Un processo che procede senza l’imputato in aula, sottoposto a un piano di protezione testimoni e di cui non si conosce la posizione attuale, ma in cui sono state raccolte le testimonianze dell’ex moglie e di alcuni conoscenti che frequentavano la coppia durante la loro permanenza nel ferrarese. E che secondo la pm Elisa Bovi, che al termine della requisitoria ha chiesto una condanna a 2 anni e 4 mesi di reclusione, avrebbero fornito prove chiare della colpevolezza di Scifo: “La fase istruttoria – ha esordito la pm – ha dimostrato la piena responsabilità dell’imputato”. Durante le udienze infatti l’ex moglie ha affermato di essere stata spesso costretta a restare in casa dal marito, che avrebbe addirittura lasciato il figlio della donna senza cibo in più occasioni. Nella testimonianza l’ex compagna di Scifo ha affermato di aver ricevuto minacce di morte per non lasciare la casa, che il marito le dava della “zingara” e della “morta di fame”, e che quasi tutti i giorni veniva percossa, pur non essendosi mai recata, fino all’8 giugno 2008, al pronto soccorso per ricevere le cure.
Quel giorno però, secondo la testimonianza della donna, Scifo avrebbe perso totalmente il controllo, arrivando a romperle una falange della mano destra. In seguito la donna sporse la denuncia che diede il via alle indagini e al processo. I conoscenti della famiglia hanno confermato il racconto della donna, e un’amica ha affermato addirittura di ever portato del cibo di nascosto all’ex moglie dell’imputato e a suo figlio e che questi, per uscire di casa, erano costretti a usare la finestra del bagno. Secondo i racconti dei conoscenti, la donna avrebbe voluto lasciare il marito ma non se la sentiva perchè, visto il programma di protezione testimoni a cui era sottoposto il marito, il figlio sarebbe stato costretto a restare con lui.
Ha invece chiesto l’assoluzione – per quanto riguarda i maltrattamenti in famiglia – l’avvocato d’ufficio Gianluca Filippone, in particolare perchè le testimonianze riporterebbero in gran parte i racconti della stessa ex moglie, e assumerle come unica ricostruzione dei fatti equivalerebbe a un “atto di fede”. A questo, l’avvocato aggiunge il fatto che non sono stati sentiti come testimoni né il figlio della donna né i suoi insegnanti, che avrebbero potuto raccontare se dal comportamento del ragazzo emergesse qualcosa di insolito. La prossima udienza, prevista per dicembre, sarà quella decisiva della sentenza.
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