Sab 2 Nov 2013 - 481 visite
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Pierfranceschi: “La mia arte è di tutti”

La galleria Alda Costa ha riaperto i battenti con la personale dell'artista romano

Copparo. Mentre io e Maurizio Pierfranceschi entriamo nella Galleria Alda Costa, che ha riaperto i battenti proprio con la personale dell’artista romano, la mia prima curiosità è sul titolo della mostra, Cartoni animali.
Maurizio, per il testo del catalogo, scritto da Fabio Cafagna, co-curatore della mostra, hai rilasciato questa dichiarazione: «le mie opere su carta non rappresentano in alcun modo un bestiario. Gli animali, se così li vogliamo chiamare, occupano soltanto piccole porzioni delle carte, sono frammenti di un universo ben più complesso, in cui il mondo animale sfuma in quello vegetale, si confonde con quello minerale e si dispone secondo una geometria organica fatta di macchie e profili liquidi». Quindi è questo che significa, per te, l’aggettivo “animale”?
MP: Quella riportata da Fabio nel testo per il catalogo è un’ottima sintesi del mio pensiero e del modo di concepire i soggetti dei miei lavori. A questa descrizione, aggiungerei pero’ una componente fondamentale: quella umana. Animale è la relazione tra tutti gli esseri viventi, uomo compreso, che compartecipano alla vita che c’è dentro alle mie opere.
EB: Abbiamo scelto di esporre dei cartoni e altre opere su carta. La tua sperimentazione pittorica insiste da alcuni anni su questo materiale, come hai fatto, in passato, sulla tela. Mi sembra di intuire che nelle tue opere il supporto conti tanto quanto la materia che ospita…

MP: Carta e legno sono i materiali che mi attraggono di più. Da quando ho iniziato a lavorare sulla carta ho approfondito tutte le possibilità tecniche, l’ho segnata, bagnata, strappata e stressata, e non mi sono ancora stancato della sua fragilità. È il mezzo che mi permette di raggiungere un’opera finita che non é il risultato di un progetto ma il compimento di un processo: un corpo che presenta tutti i segni del tempo, dall’inizio fino al termine del lavoro. Un lavoro che, come una pelle invecchiata, manifesta segni e disegni preparatori che, invece di essere coperti dagli strati di pittura, sono evidenti pur nella stratificazione. Anche quando agisco per levare (in alcuni cartoni si vede molto bene il processo di strappare alcuni strati di materiale, lasciando intravedere ció che sta sotto la pittura) il cartone mi aiuta a lasciare manifesti i segni della depauperizzazione dell’opera, come una cicatrice o il segno di un’assenza, di qualcosa che c’era ed é stato asportato.
La carta è, dopotutto, come la pelle di una persona, rivelatrice dei segni di una vita vissuta.

EB: Passando dalle parti della stazione Casilina ci troviamo circondati, sulla destra da botteghe di artigiani della pietra che espongono riproduzioni da giardino di Colossei e bocche della verità e, sulla sinistra, di segni lasciati dai graffitari del quartiere. Il tutto incastonato tra gli archi degli antichi acquedotti romani. Alla mia esclamazione «non è meraviglioso tutto questo insieme incoerente?» l’artista risponde:

MP: Cara, questa è la vita, è tutto ciò a cui un artista cerca di dare un senso. Vedi, è per questo che tra i miei riferimenti annovero Gadda, Fellini e Miles Davis, per la loro capacità di unire aulico e moderno in un flusso ininterrotto di immagini che contengono tutto e il suo contrario, cercando di dare un ordine alle cose,  rendendosi poi conto che la ricchezza sta proprio nel disordine. Anche la mia ricerca artistica va in questo senso, il processo di realizzazione delle mie opere è un tentativo di districare lo gnommero (per citare Quel pasticciaccio brutto), il gomitolo, di dare un senso al vissuto di ogni giorno, per poi scoprire che un senso non c’è. 
EB: Forse è proprio questo il motivo per cui, davanti ai tuoi lavori, io subisco il fascino che solo poche opere sanno provocare: un’empatia data da una pittura ricca e avvolgente, che ti rapisce per tutto ciò che contiene. Questa caratteristica è anche la componente che distingue un’opera d’arte senza tempo da un’opera che oggi è contemporanea e dopodomani risulterà datata, legata a un particolare momento storico.

Ma torniamo alla mostra di Copparo. Che valore pensi abbia esporre le tue opere in un una cittadina di piccole dimensioni, che non può certo vantare schiere di appassionati e collezionisti e un florido mercato dell’arte? Cosa risponderesti a chi ti dice che è una perdita di tempo?

MP: Per fortuna che non ho costruito la mia vita sul rapporto sforzo-ritorno economico. Nel fare arte le cose più eroiche e più belle sono quelle realizzate nella difficoltà. A Copparo ho trovato un luogo molto interessante da riempire, adatto ad ospitare i miei lavori ma anche un posto vivo, fatto di persone con le quali si è creato un legame affettivo oltre che lavorativo.

Nei momenti difficili mi è capitato di avere un’esperienza salvifica, terapeutica, trovandomi per caso come spettatore davanti a un’opera d’arte, non importa quale fosse.

L’obiettivo più alto, verso cui tendo con il mio lavoro di artista è instaurare un rapporto con gli spettatori, anche uno soltanto, che trovandosi, magari per caso, davanti a una mia opera, può cambiare la propria prospettiva, scegliere una strada diversa o aprire nuove porte.

Questo, di per sé, basterebbe a dare un senso a quello che faccio.

In più, qui a Copparo, ho avuto la possibilità di esporre in modo organico tutti i miei lavori su carta in uno spazio pubblico, che per definizione è di tutti.

EB: Sono certa che questa mostra, che ricordiamo ai lettori, sarà aperta fino al 30 novembre alla Galleria Alda Costa di Copparo, significherà molto di più: dando il senso di una Comunità viva, che non si arrende, che si batte per tenere aperte le fabbriche e per ridestare gli spazi culturali dormienti. Per me il senso di Cartoni Animali è che Copparo non sta ferma ad aspettare che passi la crisi, è una cittadina che sa reagire e, con questa mostra, tu dovresti diventarne cittadino onorario.

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