Cronaca
31 Ottobre 2013
Il pm aveva chiesto 6 mesi di reclusione

Telecamere per paura del vicino: assolta

di Daniele Oppo | 1 min

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tribunaleEra stata citata in giudizio con l’accusa di interferenze illecite nella vita privata per aver fatto installare delle telecamere puntate verso l’abitazione di un vicino di casa. Il pm aveva chiesto per lei 6 mesi di reclusione ma il giudice Franco Attinà ha optato invece per l’assoluzione perché le telecamere non coprivano l’area di privacy della parte offesa e perché comunque erano state installate per tutelare la propria incolumità da atti vandalici di ignoti.

Si conclude così il processo a carico di M.B., una donna di 50 anni che viveva in un quartiere residenziale a Fossanova San Marco (prima di vendere casa per via di una situazione divenuta per lei ormai intollerabile).

Nel luglio del 2011 la donna, difesa in aula dagli avvocati Gianni Ricciuti e Vittorio Zappaterra, aveva fatto installare quattro telecamere nella sua proprietà, puntate sull’ingresso e sulle parti comuni per paura di ritorsioni da parte del vicino -costituitosi parte civile nel processo e assistito dall’avvocato Claudio Maruzzi- per inquadrare ingresso e parti comuni. M.B. aveva infatti ritrovato pesci senza testa davanti alla porta di casa, la siepe morta perché innaffiata col diserbante, le tende da sole tagliate o l’antenna per la televisione piegata.

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