Si parla di fracking al Teatro Comunale, pieno per l’occasione. Ospiti del dibattito organizzato all’interno del Festival di Internazionale sono il giornalista svizzero Serge Enderlin, quello bulgaro Dimiter Kenarov e l’inglese Fred Pierce tutti e tre esperti di tematiche legate all’ambiente.
Moderati dalla giornalista scientifica Silvia Bencivelli i tre spiegano, in modo piuttosto critico, cosa comporti la pratica del fracking, la tecnica utilizzata per estrarre lo shale gas, il gas da argille detto anche non convenzionale (proprio per via della tecnica usata, il gas è sempre lo stesso). Il fracking, nonostante sia una pratica non utilizzata in Italia – “perché le rocce del sottosuolo non sono adatte e inoltre sarebbe difficile nasconderne gli impianti viste le loro imponenti dimensioni”, spiega Bencivelli- è un argomento che ci riguarda comunque, in primis perché siamo grandi importatori di gas e poi anche perché, come si ricorderà, lo stesso fracking era stato da qualcuno –soprattutto nel web- additato come una possibile causa del sisma che ha colpito Ferrara il maggio 2012.
Se l’Italia è in qualche modo una zona sicura sotto questo punto di vista, il sottosuolo europeo è però un grande serbatoio di shale gas. Sorgono così i problemi ambientali dalla sua estrazioni. “Il fracking è la cosa più pericolosa che abbia mai seguito da giornalista” afferma senza mezzi termini Kenarov -“ed è difficile capire di chi fidarsi dato che gli studi scientifici dicono cose completamente opposte”. “Ci sono dei problemi ecologici –spiega invece Pierce-: viene usata tanta acqua addizionata con dei composti chimici con possibilità di contaminazione delle riserve idriche e conseguenti problemi legati alla salute delle persone. Inoltre i pozzi hanno delle perdite di metano che liberato nell’aria contribuisce pesantemente all’effetto serra”. “Circa il 15-20% dell’acqua usata torna in superfice, ed è molto difficile da trattare: in Pennsylvania ad esempio –racconta Kenarov- molti fiumi sono stati inquinati proprio per questo motivo”. Non mancano le preoccupazioni legate alla sismicità indotta da questo tipo di perforazioni: “negli Usa si sono verificati dei piccoli terremoti prodotti dall’estrazione di shale gas” ricorda ancora il giornalista bulgaro.
L’impatto di tale tecnica è però anche economico (e geopolitico) – “nei prossimi due anni renderà gli Usa indipendenti dal punto di vista energetico” spiega Ederlin- oltre che politico: “Ha creato migliaia di posti di lavoro negli Stati Uniti e produce energia a basso costo in un mondo che ne usa tanta, diventando così un argomento utilizzabile in chiave politica per rispondere ai bisogno dei cittadini, come già accade negli Usa o in Gran Bretagna e come succede per una parte dei socialisti francesi”. Rischio che per Pierce non è però così scontato: “In Europa può entrare in gioco la forza dell’opinione pubblica che vi si oppone duramente, come accaduto con i cibi Ogm, non permettendone l’impiego”.
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