Anche se il futuro continua a mantenere tonalità cupe, non è ancora detta l’ultima parola per la Casa di Federica, la comunità legata all’associazione Arcobaleno che ha finora dato accoglienza e supporto a 12 nuclei familiari composti da donne con i loro bambini che hanno subito violenze o che comunque provenivano da un contesto di disagio sociale, familiare ed economico e che giovedì 25 settembre si appresta a chiudere definitivamente i battenti.
La situazione rimane difficile e complessa ma, a seguito dell’interrogazione alla giunta regionale fatta dal capogruppo della Federazione della sinistra in Regione Roberto Sconciaforni, arriva la risposta dell’assessore alle politiche sociali Teresa Marzocchi che lascia accesa una fiammella, seppur labile, sul futuro della comunità e delle sei operatrici specializzate nel dare assistenza e restituire una vita ai nuclei familiari di donne e bambini in difficoltà.
Innanzitutto si registra il mantenimento di un atteggiamento di apertura da parte delle istituzioni locali –già espresso in un incontro al tavolo dell’assessore provinciale Caterina Ferri del 28 giugno scorso in presenza anche della Cgil- che proprio domani, mercoledì 25 settembre, dovrebbero riunirsi alla presenza del sindaco di Ferrara Tiziano Tagliani. Secondo quanto riportato dall’assessore Marzocchi “le istituzioni locali ribadiscono la loro volontà di mettersi a disposizione di chi volesse rilevare l’attività, o delle lavoratrici nel caso in cui fossero interessate a costituirsi esse stesse in cooperativa”. Fra chi ha mostrato interesse, sempre stando alla risposta data dall’assessore regionale a Sconciaforni, vi sarebbe anche Confcooperative che si sarebbe detta “interessata a cercare una soluzione al mantenimento dell’attività vagliando le condizioni con le proprie cooperative associate”.
Il problema maggiore pare però essere quello della sede in cui continuare a mantenere in vita la comunità. L’immobile utilizzato finora “è di proprietà privata, frutto di una donazione legata ad un vincolo di utilizzo –spiega Marzocchi-. L’Associazione Arcobaleno non intende più utilizzare la struttura a quello scopo, pur essendo disponibile a lasciarlo, per un periodo iniziale, ad un’eventuale subentrante”. Anche il Comune si troverebbe così in difficoltà su questo versante in quanto non in grado di mettere a disposizione “un eventuale alloggio dell’amministrazione per lo svolgimento del servizio svolto dalla Casa di Federica e soprattutto non nell’immediato sia perché la tipologia di accoglienza richiede spazi molto ampi, sia per la disponibilità limitata di alloggi in seguito al sisma del maggio 2012. Eventuali lavori di adeguamento di immobili comunali potrebbero essere valutati, ma andrebbe trovata la copertura finanziaria”.
Nel fare il quadro della situazione l’assessore ricorda che la Regione – su questo tema – ha garantito una continuità di finanziamento ai territori mediante risorse proprie attraverso il fondo sociale regionale e sta per approvare le prime linee di indirizzo regionali per l’accoglienza e la presa in carico di donne e minori vittime di violenza. Marzocchi richiama anche la recente approvazione da parte del Governo di un decreto legge in materia di sicurezza e per il contrasto della violenza di genere che vede coinvolte anche le Regioni. Nel commentare la vicenda Sconciaforni accusa la politica nazionale e le contraddizioni fra i principi affermati e le risorse messe a disposizione: “Nessun dubbio sulla sensibilità della Regione –afferma- ma quello di Ferrara appare come un caso tanto grave quanto emblematico dell’ipocrisia con cui questo governo sta affrontando la questione”.
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