Politica
20 Settembre 2013
Con l'ospedale di Cona, Ferrara entra in una poco lusinghiera classifica fatta da Fare per fermare il declino

Cona fra i “terribili sette” dello spreco

di Daniele Oppo | 3 min

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ConaSono i “terribili sette”: i monumenti allo spreco realizzati dalle amministrazioni pubbliche e dai partiti in Emilia-Romagna. A dare i voti e ad assegnare i trofei in negativo sono stati i militanti dei comitati locali di Fare per Fermare il declino, che si riuniranno sabato 21 settembre a Modena per confrontarsi in preparazione dei prossimi appuntamenti elettorali a livello regionale.

Ferrara non sfugge, al quinto posto, dall’essere inserita in questa poco lusinghiera classifica. Il monumento allo spreco estense troverà non poche opinioni favorevoli visto il vespaio sollevato negli anni: il  nuovo ospedale di Cona. “Nuovo per modo di dire -affermano i militanti di Fare- visto che ci sono voluti ben 21 anni per costruirlo. L’Ospedale di Cona è uno degli esempi più eclatanti di spreco pubblico: 21 anni impiegati per costruirlo, oltre 500 milioni di euro spesi (cifra decuplicata rispetto alle previsioni di partenza), inchieste penali e civili per danni da 130 milioni di euro”.

Le altre città emiliane non se la cavano meglio, potendo vantare ognuna di esse un trofeo di negatività. Ecco i “premi” per i peggiori sprechi di denaro pubblico, con le motivazioni dell’assegnazione da parte degli attivisti di Fare. Per Bologna c’è il progetto Civis. “Il tram su gomma che doveva collegare San Lazzaro di Savena con Borgo Panigale è un buco nero nella recente storia della città di Bologna -è la motivazione- un pozzo senza fondo nel quale sono stati gettati fiumi di denaro pubblico. Quello che i bolognesi hanno ottenuto è stato di vedere la propria città martoriata da quattro anni di lavori, completamente inutili”.

Reggio-Emilia si classifica seconda con la Fondazione Manodori “controllata dagli enti locali reggiani, ricorda il caso della fondazione Mps, con l’aggravante che si è ripetuto due volte. La Manodori è stata coinvolta prima nel tracollo di Bipop-Carire, e poi nella serie di aumenti di capitale di Unicredit degli ultimi anni che hanno determinato un tracollo del patrimonio della fondazione”.

Ponte Nord è il monumento scelto per Parma: “costato 25 milioni di euro, senza che si sappia qual è l’utilizzo. È stato progettato per ospitare attività commerciali ed espositive -spiegano i sostenitori di Fare- ma la legge da sempre vieta l’installazione di attività permanenti sui ponti. Così è aperto, ma vuoto. Mentre la biblioteca Palatina, tesoro della città, è chiusa da un anno, non ha le risorse per poter aprire completamente al pubblico, e decine di bibliotecari sono pagati ugualmente, anche se senza incarichi”.

Per Cesena c’è l’Ert (Emilia Romagna teatro) cui “ogni anno il Comune dà un milione di euro e in cambio riceve solo un cartellone teatrale che di anno in anno è sempre meno appetibile -sostengono quelli di Fare- tanto che le presenze sono in forte diminuzione. Il sindaco Lucchi (Pd), viste le numerose lamentele, quest’anno aveva deciso di tagliare il finanziamento a 750 mila euro, ma il ‘miracolo’ di Icarus (il sistema di videosorveglianza degli accessi al centro) ha portato nelle casse di Ert altri 250 mila euro”.

Per Modena lo spreco è quello del territorio: “migliaia di ettari di campagna sono stati sottratti alla loro funzione e trasformati in cemento: dalla fine degli anni ‘90 ad oggi il territorio urbanizzato è stato incrementato del 40% . Ciò che è più grave -affermano dal partito guidato ora dall’economista Michele Boldrin- è che all’interno della città esistevano e in parte ancora sono presenti intere aree industriali dismesse da recuperare.

Infine, Rimini, il cui problema sono le società partecipate: “i principali sprechi pubblici (aeroporto, proliferare di Palacongressi, maxistipendi dei dirigenti Hera) sono collegati alla gestione di società formalmente private, ma -denunciano i ‘giurati’- a partecipazione prevalentemente pubblica. La politica deve uscire da queste società”

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