La movida da postribolo a opportunità economica ma anche di crescita culturale. È l’intento di Ascom e Fipe che provano a mettere una pietra sopra le polemiche sulle serate in piazza con una proposta, chiamata “Viva Movida”, presentata durante il convegno organizzato dalle stesse associazioni presso la Camera di commercio.
“Il nome ‘Viva Movida’ ha due significati –spiega Giulio Felloni, presidente di Ascom Ferrara-, da una parte viva come ‘evviva’, dall’altra viva come vitale”. Quattro i punti cardine: rispettare il decoro della città, soprattutto aumentando il numero di cestini in cui gettare i rifiuti; poi premi –come la consegna di coupon da usare negli esercizi commerciali convenzionati- per chi collabora al mantenimento della convivenza civile, una serie di iniziative per vivacizzare gli incontri serali e non limitare la “movida” al mero consumo di alcolici e, proprio a tal proposito, la diffusione dell’idea del bere in maniera responsabile.
“È fondamentale la collaborazione delle istituzioni e per questo abbiamo già chiesto al Comune e all’assessore alla cultura Massimo Maisto di aprire i musei anche il mercoledì sera- annuncia ancora Felloni. Annunciate da Davide Urban, direttore di Ascom, anche collaborazioni col Coni e con il conservatorio Frescobaldi. In quest’ottica il sindaco Tiziano Tagliani tende la mano: “sono disponibile a far sì che le relazioni fra persone siano date non solo dall’incontro di bicchieri ma dall’incontro di cervelli”
Anche gli esercenti saranno chiamati a collaborare all’iniziativa: “chiederemo ai nostri associati di fare delle aperture serali, magari prevedendo degli sconti sugli acquisti”, rivela ancora Felloni.
D’altronde, per il presidente di Ascom “la movida, se nel rispetto delle regole, è un’opportunità per questa città che deve sapersi riprendere le sere come esempio di corretta relazione nel mondo giovanile, coinvolgendo le famiglie in un momento che sia di aggregazione con iniziative interessanti”. L’idea di fondo, espressa dal presidente Fipe Matteo Musacci è che “dove c’è una strada vuota c’è una strada buia”. Concetto forse ancor meglio esemplificato da Tagliani: “le risse e il disprezzo della cosa pubblica sono lamentata a Ferrara non nella zona dove si fa la movida, ma al grattacielo dove mancano i locali pubblici”. L’obiettivo è insomma riscoprire l’origine storica della movida se è vero, come spiegato da Luciano Sbraga del centro studi Fipe -che insieme al Censis ha realizzato la ricerca “Il centro storico delle città, da fonte di identità a luogo circense”- che essa fosse, alla sua nascita nella Spagna post-franchista, “un momento di relazione in cui si creava un esplosione di creatività, luogo di cultura e non solo di svago”. Negli anni Duemila poi, la sua caratterizzazione è cambiata, si è sporcata: “si è assistito a una forte pressione antropica nei centri storici e si è verificato uno slittamento più sul carattere ‘circense’ che di relazione”, tanto che oggi la movida “viene associata dai media agli atti vandalici, all’abuso di alcol e droghe e agli arresti”. Ma rimane il fatto rilevante, sempre secondo lo studio in questione, che 4,3 milioni di italiani frequentano i luoghi della movida almeno una volta a settimana, costituendo un ampio bacino da poter sfruttare in chiave economica, e che di questi l’84% conservi ancora un accezione positiva dell’evento. Per lo più si tratta di giovani studenti, ma non mancano le persone fra i 30 e i 40 anni e si registra anche un desiderio di fare e avere di più: “oltre il 67% dei giovani vorrebbe uscire di più la notte, ma non lo fanno”.
Ecco allora che offrire diverse iniziative e luoghi di incontro più organizzati, reponsabilizzando tutti i soggetti coinvolti potrebbe, almeno nelle intenzioni, diventare un’opportunità da sfruttare per crescere sia a livello economico che culturale.
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