9 Settembre 2013
Blanzieri chiede tempi di attesa più brevi, più prevenzione e controlli sanitari negli allevamenti e sugli alimenti

Sanità e riorganizzazione: tre priorità per la Cgil

di Ruggero Veronese | 3 min

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Marco Blanzieri

Marco Blanzieri

Alla vigilia dell’incontro sulla riorganizzazione sanitaria della provincia tra azienda Ausl e sindacati (la mattina di martedì 10 settembre), la Funzione Pubblica della Cgil spiega quali dovrebbero esser le priorità su cui puntare per rendere il meno traumatica possibile la riduzione degli operatori nei presidi sanitari ferraresi. “Dopo le teorie, adesso è il momento della pratica – afferma il segretario provinciale Marco Blanzieri -. Dal nostro punto di vista è chiaro cosa occorre fare: a fronte di una riduzione della rete ospedaliera, che ci porterà a ridosso degli obiettivi regionali (3,7 posti letto ogni 1000 abitanti), la parola d’ordine è sviluppo del territorio. Riteniamo necessario il rinforzo dei tre dipartimenti territoriali: cure primarie, salute mentale e sanità pubblica”.

Tre elementi distinti che Blanzieri approfondisce in maniera indipendente. Per quanto riguarda il dipartimento di cure primarie, il segretario Cgil – Fp chiede “la costruzione di un modello di sanità che intercetti le malattie prima che esse richiedano un ricovero ospedaliero attraverso la domiciliarità e la collaborazione dei medici di base integrati con i professionisti dell’azienda nelle case della salute”. Un modello che secondo Blanzieri ha già un esempio virtuoso nel reparto di pediatria dell’ospedale di Copparo, “che oggi è, secondo noi, un modello virtuoso di integrazione tra medici del territorio e strutture aziendali”.

E il segretario provinciale vede anche il reparto di cure primarie come il luogo in cui intervenire per migliorare i tempi delle liste di attesa per accedere agli esami e alle visite mediche: “Stessi tempi di attesa della libera professione, questo è quello che chiediamo all’azienda. Perché se la riorganizzazione accentrando i punti di offerta ha comportato un aumento del numero medio di kilometri che ognuno di noi deve fare per accedere ai servizi, o i tempi di attesa migliorano e aumenta la qualità oppure il risanamento del bilancio dell’azienda scarica i costi nelle tasche delle persone”.

Un discorso a parte merita invece il reparto di salute mentale, legato a criticità che possono compromettere anche la salute degli operatori. Non a caso Blanzieri cita il caso della psichiatra Paola Labriola, uccisa pochi giorni fa durante una vista a domicilio da un paziente con problemi di tossicodipendenza. “Bisogna puntare a un aumento della prevenzione, della domiciliarità e una rivalorizzazione delle professioni sanitarie tra cui infermieri e assistenti sociali. Lavorare sul territorio è complicato e per farlo bene bisogna essere attrezzati. Citiamo le assistenti sociali perché la loro mancata sostituzione in certi territori provoca delle ricadute impensabili e dannose. Essendo esse deputate a coordinare l’accesso delle persone ai servizi e agli assegni di cura se mancano non vengono spesi soldi che ci sono a disposizione. Quest’anno infatti si verifica un incredibile avanzo sul fondo della non autosufficienza di quasi sette milioni di euro che testimonia l’incapacità del sistema di trasformare soldi in risposte, a fronte di una situazione di disagio derivante da diversi fattori sempre più crescente”.

L’ultimo punto riguarda il dipartimento di sanità pubblica, che Blanzieri chiede di rinforzare nei controlli sugli alimenti e sugli allevamenti, per evitare rischi di contagio tra animali ed esseri umani. “Provate ad immaginare – spiega il segretario della Funzione pubblica – quale importanza possa avere sulla salute di tutti il fatto che attraverso un controllo efficace e costante del territorio si possa soffocare alla nascita una ipotetica epidemia come quella che si potrebbe sviluppare attraverso il virus dell’aviaria”.

Tre temi su cui Blanzieri afferma di nutrire forti aspettative in vista dell’incontro di domani mattina, a cui seguirà una campagna informativa promossa dalla Cgil: “per parlare – ocnlude il segretario – a chi lavora dentro le strutture e a chi usufruisce dei servizi sanitari”.

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