Il rimborso dell’Imu ai Comuni da parte dello Stato sarà stabilito in base alle aliquote stabilite nel 2012. Il dilemma di Marattin, che pochi giorni fa si chiedeva se rimettere mano al bilancio 2013 per ricevere un versamento maggiore dalle casse italiane (vai all’articolo) viene sciolto dalla Gazzetta Ufficiale di sabato scorso, sulla quale è pubblicato il decreto 102/2013 che comprende lo stop definitivo all’Imu.
E se i rimborsi sono fissati sulle aliquote del 2012, i Comuni italiani non potranno più approvare o modificare fino all’ultimo momento utile (30 novembre) i bilanci del 2013, nella speranza di alzare l’aliquota di un’imposta ormai “virtuale” per ottenere più rimborsi dallo Stato. Un dettaglio che tuttavia non risolverebbe completamente il paradosso di cui parlava Marattin. Perchè i Comuni che negli anni hanno mantenuto l’imposta alla sua quota base (4%) si vedranno comunque consegnare un terzo in meno delle risorse rispetto alle amministrazioni che si sono spinte fino al massimo di legge (6%). In poche parole, la legge che elimina “l’imposta ingiusta”, allo stesso tempo premia proprio chi negli ultimi anni quella stessa imposta l’ha voluta far pagare in maniera più salata ai propri cittadini.
Di fronte al testo definitivo del decreto Marattin corregge il tiro, ma senza cambiare il senso generale del discorso: “Per sintetizzare – afferma l’assessore -, non c’è più dilemma (a questo punto alzare le aliquote 2013 non modifica il rimborso) ma solo una piccola ingiustizia. I Comuni che nel 2012 hanno alzato le tasse sulla prima casa otterranno un rimborso maggiore di chi, come il Comune di Ferrara e la maggior parte dei Comuni italiani, ha tenuto l’aliquota al livello base dello 0,4%”.
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