Cronaca
1 Settembre 2013
Il giudice di pace di Chiavari impone la restituzione del profitto. E i comitati ferraresi preparano ricorsi a Hera e Cadf

Acqua pubblica, ora la strada è tracciata

di Ruggero Veronese | 4 min

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admin-ajax (20)Dalla Liguria a Ferrara, la lotta dei comitati per l’acqua pubblica compie un nuovo importante passo avanti. Il giudice di pace di Chiavari, in provincia di Genova, ha infatti accolto la richiesta di Elisabetta Del Signore, una cittadina che, in virtù dei risultati del referendum del 2011, chiedeva la restituzione della quota di profitto ricavata dal gestore locale. Guardando le cifre in ballo la sentenza può sembrare di poco conto, ma crea un precedente importante nelle azioni legali che riguardano uno dei servizi indispensabili alla cittadinanza. La Del Signore ha ottenuto infatti dall’azienda Idro Tigullio (Gruppo Iren) la restituzione di 21 euro, il 22% della sua bolletta (oltre alle spese legali, una cifra assai più consistente). Ma il successo della sua “causa pilota” – come è stata già ribattezza dal Forum italiano dei movimenti per l’acqua – apre la possibilità a numerose azioni parallele o class action verso tutti gestori italiani. Hera e Cadf inclusi.

Dopo i risultati del referendum era stata abolita la quota di profitto ai fornitori di acqua pubblica, ma il 28 dicembre del 2012 l’autorithy per l’energia elettrica e il gas approvò un nuovo “Metodo tariffario transitorio 2012-2013” che, secondo gran parte dei comitati per l’acqua pubblica italiani, cancellava la volontà popolare emersa dal voto dell’anno precedente. Nel nuovo piano tariffario i gestori possono infatti aggiungere alle spese in bolletta il “costo della risorsa finanziaria”, una voce che secondo il Forum nazionale per l’acqua pubblica “nega, nello specifico, il secondo referendum sulla remunerazione del capitale e lascia che si possano fare profitti sull’acqua, cambiando semplicemente la denominazione ma non la sostanza: profitti garantiti in bolletta”.

Una visione condivisa anche dal giudice di pace di Chiavari, la cui sentenza può riaprire i giochi anche nei territori gestiti da Cadf ed Hera. “Il giudice – si legge nel testo completo della sentenza – ritiene non più esigibile la componente di “remunerazione del capitale investito”, difettante dell’originaria causa giustificativa (mero riconoscimento del profitto) e, dunque, rilevava che il pagamento della stessa, a seguito dell’esito referendario, costituiva indebito oggettivo ai sensi dell’art. 2033 del codice civile”. Una vittoria decisiva secondo Marcella Ravaglia, portavoce del Comitato acqua pubblica di Ferrara, che annuncia possibili cause parallele anche nella provincia estense. “Dopo questa sentenza potremmo decidere di muoverci in maniera simile alla cittadina di Chiavari – afferma l’attivista ferrarese -, e grazie a questo precedente potremmo avere più forza. Già alcuni avvocati ci avevano suggerito strade simili, ma c’era sempre stato timore di perdere le cause e dover affrontare per intero le spese legali. Stiamo ancora discutendo sulle modalità con cui agire: visto che un giudice di pace può stabilire rimborsi fino a 5 mila euro, l’ideale sarebbe muoverci in piccoli gruppi”.

Ciò che colpisce nella sentenza di Chiavari sono soprattutto le motivazioni espresse dal giudice, “perchè – continua la Ravaglia – un giudice di pace raramente si prende una responsabilità del genere, emettendo una sentenza molto chiara, netta e contro il gestore. Nelle motivazioni viene messa in dubbio la legittimità della nuova tariffa, che secondo il giudice non restituirà un bel nulla ai cittadini. Ed è proprio quello che affermano i comitati da quando è l’authorithy ha emanato la direttiva”.

Nel caso di Iren la quota restituita è stata del 22%. Per Hera le somme potrebbero essere minori, ma se le azioni legali dovessero essere diffuse si comincerebbe a parlare di cifre importanti per la multiutilities. “Stiamo tratta – continua la portavoce del comitato ferrarese – di circa il 12% della bolletta degli utenti Hera. Sono cifre relativamente basse per ogni utente, ma diventano milioni di euro in meno per l’azienda: è sufficiente vedere il volume dell’ultimo bilancio e sottrarre il 12% dei ricavi dell’acqua.  Nel Piano di ambito ex-ATO6 Ferrara, per l’anno 2013 sono previste quote di remunerazione pari a 4.841.902 euro per Hera e 1.760.099 euro per Cadf”. E ora che, grazie a una sconosciuta cittadina di Chiavari, la strada è stata tracciata, non è escluso che una buona parte di quelle cifre possa rimanere sui conti degli utenti ferraresi.

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