Politica
29 Agosto 2013
Pochi accenni a Cona nel dibattito del Pd concentrato soprattutto sull'integrazione delle strutture 'minori'

Le case della salute e il ‘nuovo modello di sanità’

di Ruggero Veronese | 4 min

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Da sx: Bertelli, Manfredini, Pierpaoli, Benvenuti, Colaiacovo

Case della salute, percorsi assistenziali, liste di attesa. Si è parlato soprattutto degli elementi più “quotidiani” della sanità nel dibattito ospitato nella festa del Pd a Pontelagoscuro intitolato “La riorganizzazione della sanità ferrarese, per una risposta socio-sanitaria più immediata alla domanda di salute dei cittadini”. “Non parlo di proposito di Cona, perchè occorrerebbero molte serate per elencarne le criticità. Personalmente sono sempre stato contrario a quell’ospedale, ma ora che c’è bisogna farci i conti e cercare di trarne il meglio”. Questo uno dei pochi accenni alla principale struttura sanitaria provinciale, per bocca di Massimo Pierpaoli, responsabile della medicina di gruppo a Pontelagoscuro, che stava elenca le problematiche della sanità ferrarese.

Accanto a Pierpaoli sono presenti Mauro Manfredini, direttore del distretto ovest Asl, e Chiara Benvenuti, direttore del dipartimento di cure primarie Asl, intervistati da Francesco Colaiacovo e Giulia Bertelli di “Ferrara 2020”, il piano di sviluppo cittadino su cui sta lavorando il Pd, e con una relazione introduttiva di Diego Arcudi del Gruppo Welfare. Quest’ultimo ha descritto i punti essenziali del “nuovo modello di sanità pubblica” che si sta instaurando in regione e che richiederà grandi cambiamenti. “In questo ambito – afferma infatti Arcudi – si auspica una vera ‘terapia d’urto’ per costruire la medicina sul territorio. La priorità assoluta dei prossimi cinque anni è costruire la medicina delle cure primarie che deve diventare un vero fulcro del servizio socio sanitario articolato e organizzato”. Un organizzazione che richiederà un forte passo avanti dei sistemi telematici e la trasformazione di cliniche ed ex ospedali in case della salute.

È la dottoressa Benevenuti a entrare nel dettaglio di questo nuove genere di strutture, che per il nuovo modello di sanità avranno il compito di mantenere un contatto diretto coi cittadini occupandosi di prevenzione e delle attività sanitarie più frequenti (ad esempio prelievi, medicazioni, rimozione dei punti di sutura, elettrocardiogrammi o controlli di routine), e aiutando a “smistare” i pazienti negli ospedali per le situazioni più complesse. Le case della salute offrirebbero quindi servizi simili a quelli dei poliambulatori, ma con una maggiore integrazione con la sanità pubblica e tra gli stessi specialisti al loro interno, che avrebbero la possibilità di consultarsi con più frequenza e di non dover far ripetere ai pazienti analisi già eseguite dai propri colleghi. Un concetto su cui punta molto la Benvenuti è quello della prevenzione, “ovvero – spiega la dottoressa – l’attenzione agli stili di vita dei cittadini. Non dev’essere una medicina di attesa, ma di iniziativa: il medico deve aiutare le persone a conoscersi e saper gestire al meglio la propria salute, e le case della salute potrebbero proporre anche degli appuntamenti pubblici per parlare di prevenzione”.

E sull’utilità delle case della salute è convinto anche Pierpaoli, secondo cui il modello giusto è quello di pochi ospedali principali e una fitta schiera di presidi sanitari “minori” sul territorio. Parlando delle varie criticità della sanità ferrarese, il medico afferma che “ciò che mi preoccupa è la capacità della politica di trasformare le idee in azioni. Ma perchè dobbiamo tollerare lo scandalo degli ospedali inutili? Perchè bisogna piegarsi alla piazza, quando è ormai evidente per tutti che non ha senso tenere aperto alcune strutture come l’ospedale di Comacchio, distante pochi chilometri da quello del Delta, e probabilmente anche quello di Bondeno? Bisogna avere il coraggio di trasformarli in strutture più utili per il loro territorio”. Pierpaoli suggerisce anche di espandere la copertura delle ambulanze, con un mezzo disponibile anche a Pontelagoscuro e, tra le altre problematiche di rilievo, cita “la troppa burocrazia” e “gli errori di programmazione nelle università, che rischiano di lasciarci tra pochi anni in carenza di medici di base”.

Manfredini affronta invece il problema dei tempi di attesa per i pazienti, spiegando che la soluzione al problema è molto meno intuitiva di quanto non appaia. “È assolutamente sbagliato – afferma il medico – pensare che la soluzione sia aumentare l’offerta sanitaria. Dagli anni ’70 non abbiamo fatto altro che espandere e investire, ma si è visto che questo non fa che aumentare le aspettative e le richieste dei cittadini”. Il problema, secondo Pierpaoli, è rappresentato dalle continue richieste di visite e controlli dei malati cronici, che andrebbero gestite preventivamente dalle strutture più vicine. “C’è una certa differenza tra necessità e bisogno – continua il dottore -. I controlli periodici dovrebbero essere programmati dalle case della salute, ed elimineremmo quasi il 70% dei tempi di attesa, e la contiguità tra le strutture eviterebbe il continuo ‘rimpallo’ dei pazienti tra una struttura e l’altra. È la soluzione più facile e più perseguibile”.

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