Occhiobello. Sono 75mila le galline di proprietà della società agricola Morgante di Lionello e C. di Occhiobello abbattute nella prima giornata di intervento (26 agosto), a seguito dell’ordinanza sindacale che ha disposto il sequestro dell’allevamento per motivi precauzionali. “Siamo in costante contatto con la proprietà e con i veterinari che presidiano le operazioni – spiega il vicesindaco Laura Andreotti -, ci risulta che tutto stia procedendo con regolarità e nella più ampia collaborazione. Vorrei precisare che l’abbattimento preventivo riguarda gli animali e le uova presenti nell’allevamento dal momento dell’emissione dell’ordinanza, cioè sabato 24 agosto”.
Tra mercoledì e giovedì dovrebbe concludersi l’abbattimento al quale seguirà pulizia e disinfezione dei locali adibiti all’allevamento dei volatili, delle zone circostanti, dei veicoli utilizzati per il trasporto e di tutto il materiale potenzialmente contaminato nel rispetto dell’art. 48 del d.l.vo 25/01/2010 n. 9. La disinfezione sarà ripetuta dopo ventotto giorni prima che l’allevamento venga riabilitato.
L’atto, di carattere contingente e urgente, per il sequestro e l’abbattimento ha avuto un valore precauzionale rispetto al diffondersi della malattia nello stabilimento di Occhiobello dove, è bene precisarlo, le indagini veterinarie non hanno riscontrato la presenza del virus, né focolai. Un concetto che ha voluto sottolineare con fermezza Eurovo Srl, il gruppo che distribuisce e commercializza le uova della società agricola Morgante. In un comunicato uscito nelle ultime ore, il distributore ribadisce “l’assoluta salubrità del prodotto”, affermando che “il ritiro a titolo cautelativo di uova non entrate in contatto alcuno con animali malati può risultare un provvedimento esageratamente penalizzante (inopportuno e dannoso) per l’intero comparto avicolo”.
“L’attività lavorativa nell’allevamento di Occhiobello – comunica l’azienda – prosegue in assoluta regolarità poiché per l’allevamento in oggetto non esiste l’emissione di alcun tipo di allerta. Infatti, nessun provvedimento è stato preso in merito alle uova provenienti da quell’allevamento, perché sono prodotte da galline certificatamente sane”. Secondo i responsabili del gruppo di distribuzione, i controlli igienici e sanitari sono già eseguiti nella normale prassi aziendale, così come indicato nelle direttive italiane e comunitarie. “Eurovo – afferma l’azienda – ha sempre prestato particolare attenzione al benessere animale e alla più completa salvaguardia del consumatore. L’unità veterinaria aziendale pratica costanti controlli sugli animali e sulla sicurezza dei prodotti. L’unità di crisi predisposta dall’azienda –in stretto collegamento con le autorità civili e sanitarie– segue costantemente l’evoluzione della situazione e tiene sotto controllo tutti gli allevamenti collegati al Gruppo Eurovo, come peraltro disposto per tutti gli allevamenti avicoli sul territorio nazionale”.
La società teme ora le ripercussioni economiche e di immagine causate dall’allerta delle ultime settimane, legate anche alla sospensione delle attività, e afferma che le cause del contagio non sarebbero in alcun modo collegabili alla propria filiera produttiva e di distribuzione: “A tutt’oggi non è stata ancora comunicata dagli organi competenti la causa del contagio del virus dell’influenza aviaria che ha colpito allevamenti di galline a terra e in batteria della filiera del Gruppo Eurovo, in quanto sono solo loro la fonte deputata a ufficializzarla. Infatti, a smentire le prime ipotesi sulle cause, diffusesi tramite i media, è stato l’accertamento del terzo caso riscontrato a Portomaggiore, che per nessuna ragione è riconducibile alla filiera Eurovo. L’uovo è un prodotto alimentare sano e nutriente e non vi è alcun pericolo per la salute umana derivante dal consumo di uova o pollame (preventivamente cotti a scopo di ulteriore precauzione). L’impatto economico di questa vicenda è certamente significativo, ma sarebbe improprio in queste fasi ufficializzare una stima anche preliminare dell’entità dei danni subìti. Infatti, molte attività di sanificazione sono ancora in corso ed è complesso definirne il costo; inoltre, l’impatto economico è anche influenzato da quando sarà possibile riprendere le normali attività di produzione e commercializzazione”.
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