Politica
23 Agosto 2013
Gli assessori al bilancio di 10 Comuni chiedono maggiore attenzione alle necessità locali nella riforma dell'Imu

Marattin, appello al governo per l’autonomia fiscale

di Ruggero Veronese | 4 min

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admin-ajax (11)Un appello al governo e a tutta la politica nazionale “per un riassetto complessivo della fiscalità locale”. Dopo le critiche al ‘Decreto del Fare’ sulla norme che prevedono riduzioni alle multe per le infrazioni stradali e l’assegnazione allo stato di una quota delle vendite immobiliari dei Comuni (vai all’articolo), l’assessore al bilancio Luigi Marattin scende di nuovo in campo contro i provvedimenti del governo centrale. Puntando dritto a un concetto che diventa giorno dopo giorno uno dei suoi cavalli di battaglia: l’autonomia fiscale dei Comuni.

“Questa nuova, ennesima, difficile fase del rapporto tra finanza pubblica centrale e locale può essere un’occasione per iniettare nel nostro sistema almeno un po’ di quel federalismo che ci è stato promesso da vent’anni e che invece si risolve soltanto in successive, e confuse, ondate di nuovo centralismo”. Un estratto che proviene dall’appello scritto dall’assessore al bilancio ferrarese assieme ai colleghi di Firenze e Bologna Alessandro Petretto e Silvia Giannini, e che ha per destinatari il presidente del consiglio Enrico Letta, la presidenza dell’Anci e i ministri dell’economia e dei rapporti con le regioni, Fabrizio Saccomanni e Graziano Delrio. Nel documento in sostanza gli assessori non nascondono “una forte contrarietà all’abolizione sic et simpliciter dell’Imu sulla prima casa” e propongono una serie di misure “affinché nell’attuazione di tale riforma si tenga nella dovuta considerazione l’opinione degli amministratori locali, nella fattispecie i responsabili politici della gestione economico-finanziaria dei Comuni”.

Il testo si basa sul documento pubblicato a metà agosto dal ministero dell’economia in cui si propongono varie “ipotesi di revisione del prelievo sugli immobili”, in cui buona parte della trattazione riguarda lo spinoso – in senso più politico che tecnico – problema dell’Imu sulla prima casa. Si va dalla sua totale abolizione, passando per vari scenari intermedi, fino ad arrivare all’ipotesi numero 8: la “derubricazione della revisione dell’Imu relativa all’abitazione principale a un problema di finanza locale”. Un’ipotesi che trova l’appoggio di Marattin e dei suoi colleghi: “L’unica – si legge nell’appello appena pubblicato – che combina la priorità politica della ridefinizione dell’imposizione sulla prima casa, fino alla sua possibile completa abolizione, con una complessiva riforma, dal sapore federale,  dell’assetto della finanza pubblica locale”. La proposta punta fondamentalmente ad “allentare i vincoli finanziari dei Comuni, lasciando a questi ultimi la possibilità, nell’esercizio della propria autonomia tributaria, di ridurre il prelievo IMU per l’abitazione principale e relative pertinenze fino all’azzeramento dell’imposta, attraverso la riduzione dell’aliquota di base”, e per rendere sostenibile la manovra presuppone la creazione di un fondo di solidarietà per i Comuni di due miliardi di euro. Altro aspetto importante è l’istituzione di una ‘service tax’, che secondo Marattin non dovrebbe coinvolgere l’aspetto Tares-rifiuti (“che risponde a logiche e presupposti diversi, anche in relazione a obblighi comunitari”), ma piuttosto la Tares-servizi indivisibili, “che andrebbe abolita per il 2013 e potrebbe essere ampiamente migliorata, come nuova Service Tax, per consentire la definizione della base imponibile secondo criteri più adeguati dei metri quadri, ad esempio, la rendita o il valore degli immobili, e tenendo conto dei componenti del nucleo familiare”.

Tra i punti principali dell’appello degli assessori al bilancio si chiede anche “che la ripartizione tra i Comuni dei nuovi fondi messi a disposizione (circa 2  miliardi) sia equa”, dal momento che “ripartire la cancellazione dell’acconto sospeso a giugno sulla base del gettito Imu ad aliquote 2012, premierebbe i Comuni che già dal 2012 hanno fatto ricorso ad inasprimenti della tassazione sulla prima abitazione e creerebbe una disparità di trattamento poco giustificabile tra i Comuni”. Mentre nelle conclusioni Marattin chiede anche “la riforma del Catasto, requisito essenziale per rendere più equa l’IMU e la nuova Service Tax” e che “venga riportata a tassazione Irpef il reddito figurativo degli immobili sfitti a disposizione, eliminando una discriminazione con gli immobili locati, e di destinare le risorse a finanziare la deducibilità almeno parziale dell’Imu dal reddito di impresa e di lavoro autonomo”.

Discorsi di natura piuttosto tecnica ma che possono essere sintetizzati in alcuni punti fermi: la diminuzione o l’abolizione dell’Imu sulla prima casa, secondo i redattori dell’appello, è sostenibile dagli enti locali solo introducendo una maggior autonomia fiscale per i Comuni, che passa anche attraverso l’istituzione di una service tax di competenza esclusivamente territoriale. “Tutto questo – si legge nelle conclusioni del documento – sarà possibile solo se il Governo, pur nei tempi estremamente ristretti che caratterizzano questo intervento, vorrà aprirsi il più possibile al confronto con chi quotidianamente sul campo affronta le emergenze della crisi e i costi (la cui enormità è spesso sottovalutata) dell’incertezza normativa e della difficoltà a progettare, realizzare e condurre in porto le riforme profonde che la finanza pubblica di questo Paese necessita da molto tempo”. L’appello redatto dai tre assessori al bilancio è stato sottoscritto nelle ultime ore anche dai loro colleghi dei Comuni di Genova, Forlì, Lamezia Terme, Brescia, Rieti, Ancona e Palermo.

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