Copparo. Si presentano nella saletta sindacale dello stabilimento più agguerrite che mai le rsu della Berco, in vista del prossimo incontro a Roma (venerdì 19 luglio) con l’amministratrice delegata del gruppo Thyssen Lucia Morselli. E bastano poche parole per capire che per i dipendenti dello stabilimento copparese è arrivato il momento di fare sul serio. “Per noi è arrivato il momento di fare ciò che va fatto – afferma Alberto Finessi dell’Ugl -: la Morselli deve capire che l’aria è cambiata. Se farà la persona responsabile si troverà davanti dei sindacati pronti a discutere e a trovare soluzioni, altrimenti siamo pronti a cominciare una nuova fase di lotta”. In altri termini: gli operai della Berco sono pronti a bloccare lo stabilimento di Copparo, se durante l’incontro di venerdì non ci sarà un’apertura da parte dell’azienda sugli ammortizzatori sociali e sul ritorno della contrattazione aziendale.
“Sarebbe solo l’inizio della trattativa – aggiunge Stefano Bondi della Fiom -, dato che fino a ora l’amministratrice delegata è mancata spesso alle convocazioni, mancando di rispetto anche alle istituzioni oltre che ai lavoratori, e si è limitata a prendere decisioni in modo unilaterale. Come la cancellazione della contrattazione aziendale, che ha portato a una riduzione dei salari da 400 a 600 euro e che ha agito addirittura in maniera retroattiva, con i lavoratori che per un mese hanno lavorato credendo di percepire uno stipendio che poi non hanno ricevuto”.
Argomenti che sono stati espressi anche ai vertici Thyssen durante la trasferta in Germania di qualche settimana fa, durante la quale, spiega Igor Bergamini della Fiom “i dirigenti ci hanno detto che c’è tempo per trovare un accordo fino all’ultimo giorno della procedura (il 30 luglio, ndr), ma bisogna riuscire a dare prima qualche certezza ai lavoratori, che stanno vivendo sulle proprie spalle una situazione insostenibile. C’è gente che crea queste situazioni per mestiere e giocano sulla paura delle persone, ma bisogna stare attenti, perché quando si porta la gente a questo, non si sa quali possano essere le reazioni. Le delegazioni sindacali sono al limite della sopportazione e della pazienza, e potrebbero cominciare iniziative tutt’altro che amichevoli”.
Una frase che sembra quasi nascondere una minaccia, ma i sindacalisti chiariscono con precisione il tipo di lotta che verrà messa in campo. “Siamo pronti a bloccare la produzione, coinvolgendo anche gli stabilimenti di Imola e Castelfranco Veneto. Se la Thyssen non vuole vedere i propri stabilimenti fermi deve avviare una fase di trattativa aprendo agli ammortizzatori sociali. D’altra parte siamo consapevoli anche noi della necessità di una ristrutturazione di uno stabilimento che perde un milione di euro ogni mese, ma se anche il governo è disponibile agli ammortizzatori sociali non si capisce come mai l’azienda non ne voglia sentir parlare”.
Il piano è deciso. Giovedì (domani, ndr), i lavoratori cominceranno lo sciopero alle prime ore del mattino, con un presidio davanti allo stabilimento durante il quale ci sarà spazio per interventi e dibattiti. La mobilitazione andrà avanti tutta la notte, con le fiaccole accese davanti ai cancelli e la partecipazione di gran parte della comunità copparese. La mattina dopo una delegazione sindacale sarà a Roma, al ministero per le attività produttive, per il momento cruciale della trattativa. E da quel momento si capirà se il clima si farà più disteso o se il braccio di ferro tra proprietà e dipendenti porterà al clamoroso e totale blocco della produzione.
“In agosto, spiega Stefano Bondi della Fiom – lo stabilimento deve fare l’inventario, un momento cruciale per programmare la produzione e le ordinazioni di tutto l’anno successivo. Ma c’è anche caso che questo inventario non lo faremo, se l’atteggiamento della amministratrice delegata non cambierà”. E la vista del piazzale di Essen occupato dai lavoratori copparesi non è bastato per far cambiare idea alla Thyssen, forse per discutere ad armi pari non si può che colpire la multinazionale direttamente al cuore: nel bilancio.
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