Vanno dallo scetticismo più profondo al pieno entusiasmo le reazioni del centrodestra ferrarese alle ultime notizie, in arrivo da Arcore e Roma, sul futuro del Pdl. I media nazionali e molti politici vicini a Berlusconi danno infatti ormai tutto per deciso: il leader ha deciso di tornare al vecchio “brand”. Un modo per tornare “allo spirito del ’94 e alla rivoluzione liberale”, dicono i supporter più fedeli, mentre i meno affezionati al Cavaliere parlano di un’operazione elettorale per riciclare le vecchie facce divenute ormai politicamente impresentabili. Luca Cimarelli, segretario del partito a Ferrara, ha convocato per questa sera (3 luglio) il coordinamento provinciale, in cui le varie anime del Pdl si ritroveranno per discutere del futuro e della prosecuzione della loro avventura comune.
Un’avventura di cui con ogni probabilità farà ancora parte Cimarelli, che smentisce le voci di un suo possibile accordo con gli ex An, in particolare con i Fratelli d’Italia guidati dall’ex senatore Alberto Balboni. “Quando ho deciso di rimanere coordinatore del partito ho fatto una scelta chiara: sono stato eletto in consiglio comunale e al coordinamento del partito con i voti dei sostenitori del Pdl, e tutte le voci sono solo illazioni di qualcuno che probabilmente non vuole bene a questo partito. A oggi, salvo cambiamenti dell’ultima ora, non ho sentori di eventuali fuoriuscite dal partito. In ogni caso, per quello che mi riguarda, non ho nemmeno deciso se mi ricandiderò in consiglio comunale”. Chiarito questo, l’opinione di Cimarelli su un ritorno a Forza Italia è positiva ma accompagnata da un evidente scetticismo. “Se si tratta solo di una semplice ‘operazione nostalgia’ difficilmente potrà trovare appeal tra gli elettori – afferma il coordinatore provinciale -. se invece si tratta di un rilancio di quell’operazione politica liberale di cui tanto si è parlato e di tornare a un programma politica serio, discutendo di politiche piuttosto che di beghe interne, potrà portare ottimi frutti”. Una questione di contenuti e programmi quindi, con Cimarelli che chiede ai vertici di seguire l’esempio di realtà locali come Ferrara, “dove di comune accordo con il vice coordinatore Fabrizio Toselli abbiamo dato il via a una linea per rinnovare il partito, crescendo una classe dirigente giovane nei vari Comuni per prepararci alle amministrative. Poi verificheremo se la nostra idea si partito è anche quella dei vertici a Roma”.
Vertici che ricevono dure critiche dal consigliere provinciale Cristiano Di Martino, legato al suo concittadino ed ex sindaco della capitale Gianni Alemanno fin dai tempi di An. “Il problema reale è capire quali sono i contenuti, che elettorato andiamo a rappresentare e se c’è o non c’è effettivamente un ricambio generazionale: non basta il nome per riscoprire lo spirito rivoluzionario. E non mi pare che chi c’è oggi abbia queste caratteristiche”. Una critica rivolta soprattutto alla scelta della nuova classe dirigente, in cui secondo il consigliere provinciale i vertici hanno compiuto gravi errori: “La verità è che fino a oggi i parlamentari non provengono dalla base: alle elezioni i primi venti nomi della lista vengono scelti da Berlusconi e Verdini, i successivi dieci dal partito a livello regionale, gli ultimi dieci sono solo dei “riempi lista”. Le candidature sono state sbagliate da Roma, mentre noi abbiamo voltato pagina un anno e mezzo fa”.
Secondo l’analisi di Di Martino l’operazione “Forza Italia 2.0” potrebbe essere studiata dai vertici per essere “un banco di prova” del centrodestra, da testare alle europee del 2014, in vista delle prossime elezioni politiche. “La mia opinione è che questa ‘macedonia’ derivi dal fatto che presto ci saranno le europee, che hanno un sistema elettorale in cui possono essere premiati i partiti piccoli. Quindi si può fare un esperimento per capire che risultati ottengono separatamente Forza Italia e una forza composta dagli ex An che usciranno dal partito, per poi impostare una legge elettorale adeguata”. Di Martino non dà ancora risposte sul proprio futuro, ma lascia intendere che di fronte a un mancato rinnovo del partito la sua avventura politica si potrebbe concludere. “Il piano degli ex An per adesso resta incomprensibile, ma lo appoggerei soltanto se il loro coordinatore nazionale appartenesse a una generazione più giovane rispetto ai vari Menia, Storace, Urso, Ronchi o Bocchino che pretendono ancora di comandare dopo aver portato allo sfacelo la destra italiana. Il mio futuro per adesso è legato alla probabile fine delle istituzioni provinciali, e visto che sono stato eletto con i voti del Pdl resterò in questo gruppo fino alla fine del mio mandato. Ma dal momento che la politica dovrebbe essere anche una passione, di fronte alla situazione che si sta creando potrei compiere altre scelte di vita. Non me l’ha ordinato il medico di fare politica”.
Chi vede di buon occhio il ritorno a Forza Italia sono il capogruppo Pdl in consiglio comunale Luciano Tancini e Giorgio Dragotto, fondatore della prima sezione ferrarese del partito di Berlusconi ed ex candidato sindaco alle ultime elezioni amministrative. “Il mio punto di vista, anche se ormai mi sono ritirato dalla politica – afferma Dragotto -, è sicuramente positivo, sia da un punto di vista pratico che affettivo, dal momento che la mia esperienza politica è coincisa del tutto o quasi con Forza Italia, un partito ispirato al riformismo, allo spirito liberale, alla famiglia, all’impresa e a tutte le cose che ne hanno caratterizzato la storia”. Dragotto punta sulla leadership di Berlusconi, (“l’unica emersa nel centrodestra: finchè sarà in grado di guidare il partito l’elettorato di centrodestra guarderà a lui, così come ha fatto nelle ultime politiche”), ma non esclude che i movimenti in atto possano portare a un’uscita degli ex An nel partito: “Non frequento e non rimpiango di non frequentare la sezione del Pdl, ma mi pare evidente che la rinascita di Forza Italia porterà sicuramente conseguenze tra chi milita: c’è chi ha una storia radicata sia nei suoi sostenitori storici sia da chi viene da altri rispettabili esperienza. Anche se, come dice Berlusconi, solo i paracarri non cambiano idea”.
Il commento più entusiasta è forse quello di Tancini, che vede Forza Italia 2.0 come “Un progetto che può consentire una maggiore aggregazione dell’elettorato moderato, che è maggioritario in Italia. Anche perchè si è visto come in questi ultimi anni dalle tensioni sorti che l’esperienza storica diversa ha creato problemi di compatibilità, che probabilmente devono trovare una loro dimensione e poi condividere scelte politiche”. Forza Italia andrebbe quindi a confluire, secondo Tancini, “in un contenitore col compito di aggregare altre forze democratiche, liberali e di destra che intendano condividere piani di programmazione e sviluppo”.
Gli ex Pdl che hanno dato vita alla formazione “Liberi e Forti” non sembrano invece tentati a un ritorno nel vecchio partito. “Mi sa di minestra riscaldata”, taglia corto il capogruppo in consiglio comunale Ugo Taddeo, che afferma di essere uscito dal Pdl “per motivi politici, dopo aver visto Cicchitto lodare l’Imu come una tassa giusta e legittima, quando appena un anno prima la sua maggioranza la abolì. È stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso”. Taddeo annuncia quindi il suo ritiro dalla vita politica, “alla fine del mio mandato in consiglio, che porterò a termine per dignità personale e rispetto degli elettori”. Appena più moderato, ma comunque dai toni molto critici, il discorso di Paolo Orsatti, confluito dal Pdl a Liberi e Forti e candidato alle elezioni politiche con la lista Fermare il Declino. “Non è sufficiente un cambio di nome – spiega Orsatti – e non è neanche ipotizzabile un mio ritorno in Forza Italia. L’elemento fondamentale sono sempre le idee e noi non ci trovavamo più in quelle di chi guidava, che stavano trasformando il partito in quel movimento becero che poi è diventato”.
Per sapere le evoluzioni della vicenda bisognerà aspettare la riunione del direttivo provinciale del partito, dove si cercherà di fare chiarezza sulle varie posizioni in cambio. Sempre sperando che il Cavaliere di Arcore, come è solito fare, non riservi ai suoi fedelissimi qualche altro inaspettato colpo di scena.
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