
L’opera “Grande Musa” di Maurizio Bonora dietro alla cancellata chiusa del giardino (foto di Alberto Squarcia)
Un intero museo a cielo aperto, con statue di alcuni degli scultori più influenti della prima metà del ‘900 ferrarese e non solo, tra cui Maurizio Bonora, Emilio Greco e Augusto Murer. Il tutto di proprietà pubblica ma, ormai da un anno, completamente inaccessibile al pubblico. Si tratta del giardino con sculture di Palazzo Massari, dove ha sede il Museo di storia dell’arte moderna e contemporanea, chiuso per inagibilità dopo il sisma del maggio scorso e di cui ancora non si conosce ancora la data della futura riapertura. Negli ultimi giorni è nata però una nuova proposta, che potrebbe rendere fruibili le opere d’arte alla cittadinanza e ai turisti in visita a Ferrara senza forzare i tempi di restauro per la sede originale: trasferire le statue nel Giardino delle Duchesse. Uno spazio verde in pieno centro che potrebbe così godere di una nuova attrattiva.
La proposta parte dall’architetto Alberto Squarcia, presidente dell’associazione Stile Italico, che nei giorni scorsi ha pubblicato sul proprio profilo Facebook alcune foto della cancellata chiusa e delle statue “imprigionate” nel parco. “Ma se fossero rese fruibili dal pubblico non sarebbe meglio visti i tempi lunghi per il restauro post terremoto? – è l’appello lanciato da Squarcia – Suggerisco l’esposizione di queste e altre sculture nel Giardino delle Duchesse fino alla fine dei lavori di restauro del Palazzo Massari e Museo Boldini e dell’800 ferrarese, che probabilmente avrà tempi molto lunghi. Il Giardino delle Duchesse è un luogo ideale, centrale, chiuso alla notte e potrebbe così diventare anche un Giardino delle Sculture en plein-air. Ulteriore attrattiva per la città Patrimonio Unesco. Che ne dite ?”.
La proposta ha sollevato però alcune obiezioni. Come quelle di Giovanna Mattioli, socia del Garden Club Ferrara, che spiega come “l’anno scorso poco prima del terremoto, il Garden Club abbia fatto un progetto di valorizzazione e fruizione del giardino, lavorando mesi (sai anche tu che lavorare con l’ambiente pubblico ha i suoi tempi), abbiamo fatto sistemare le piante e fatto pulizia; sono state schedate le statue per poter avere uno stampato da dare ai visitatori con l’elenco delle opere, è stata ripristinata una scultura che era finita in cantina. […] Sapevamo dei lavori di restauro in programma, ma il terremoto ha fatto il resto. Il giardino di Palazzo Massari è uno spazio molto bello e raccolto, il dialogo che si è creato nel tempo tra i vecchi alberi e le sculture ha definito una situazione di raro equilibrio e tranne per alcuni oggetti, quasi perfetto nella sua semplicità. Il cortile delle Duchesse è uno spazio senza qualità, è un passaggio che secondo me non ha sfondi adatti per sculture come quelle del Massari,che finirebbero per sembrare dei paracarri”.

Augusto Murer, “Ragazzo che si sveste” (foto di Alberto Squarcia)
Da un lato quindi la necessità di restituire alla comunità un repertorio artistico che – non dimentichiamolo – è stato in gran parte donato direttamente dagli artisti alla comunità ferrarese, dall’altro il bisogno di trovare una collocazione adatta alle opere d’arte senza che queste ne vengano in qualche modo svilite. Certo è che la cornice del Giardino delle Duchesse, se messa nelle giuste condizioni, potrebbe finalmente diventare quel corridoio verde tra le due piazze centrali di Ferrara che finora non è stato ancora sufficientemente valorizzato. Ne è convinto anche Squarcia, secondo cui “in un’operazione di questo genere, che ha costi irrisori e donerebbe qualità a un giardino storico di Ferrara, sarebbe interessante un intervento anche dell’associazione Garden Club, che potrebbe essere chiamata ad ambientare le sculture e rimaneggiare il giardino”. E un’operazione di questo genere potrebbe anche diventare una vetrina efficace per le opere del Museo di storia dell’Arte, alimentando l’attesa per la sua riapertura e facendo sì che nel frattempo le opere di Bonora, Murer, Man Rey e molti altri non vengano dimenticate. La proposta è in campo, la parola passa ora ai responsabili del museo e agli enti culturali della città.
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