Lun 22 Apr 2013 - 553 visite
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Milano vive, l’India prega, Lui racconta

In questo post si parla di viaggi, che sono diventati libri speciali, che a loro volta, partiti da Copparo, hanno viaggiato in lungo e in largo. Alcuni di loro oggi sono pezzi da museo, in mostra fino al 5 maggio al MART di Rovereto (TN), uno dei più importanti musei di arte contemporanea in Italia – http://www.youtube.com/watch?v=biFamI9weCw.

UN GRANDE LIBRO, LUNGO E STRETTO, come “la valle che si appiattisce nel suo lungo orizzonte”. Erano i primi anni ’70 e la nostra pianura era ancora calpestata dalla saggezza rustica delle seminatrici, si lavorava la terra seguendo i tempi della natura e si contava sulla forza dei braccianti, le cui schiene piegate e i volti bruciati dal sole poco somigliavano ai devoti contadini dipinti con naturalismo romantico da Millet nell’Angelus del 1858. Tuttavia è con lo stesso rispetto e lirismo del pittore francese che Dante Bighi realizzò il suo Elogio alla Pianura, il primo libro fotografico di grande formato, prodotto dal grafico, fotografo e instancabile viaggiatore, nel 1972. Le immagini sono prese dagli scatti di Luciano Ferri, tagliandoli e ottenendo, in fase di stampa, quel bianco e nero dalla grana evidente che esclude ogni sfumatura di grigio dall’immagine. Le poesie sono di Corrado Govoni e Filippo De Pisis, ispirate alla loro terra d’origine. Il volume è stato stampato per i tipi del Comune di Copparo, il cui stemma compare, bianco, su una custodia di rigida tela nera che racchiude le pagine di quello che fu il primo tra i tanti gesti d’amore compiuto da Bighi per la terra in cui affondava le radici.  Terra ormai lontana dalla sua vita di grafico pubblicitario milanese, ma dalla quale non si è mai del tutto allontanato, continuando a cercare in lei affetto, protezione e accettazione, come un figlio speciale fa con la madre che comprende ma fatica ad accettare la diversità della sua creatura.


Una voce dal mare dei ricordi,da Elogio alla pianura


va dritta al cuore


e lo fa tremare!


Madre perduta


la tua fronte,


le tue mani


la tua benedizione, la sera…


F. De Pisis, in Elogio alla pianura, Dante Bighi, 1972


MILANO DIETRO UN VETRO, CITTÀ IN BIANCO E NERO, METROPOLI CHE VIVE DI CONTRASTI. Quattro anni dopo la strage di Piazza Fontana, Dante Bighi dà alle stampe il primo dei suoi 'libri oggetto': Milano vive, un volume di 100 x 35 cm con una sovracoperta in cristallo temperato, frutto della sua prima collaborazione con il poeta - storico dell'arte e storico amico, Pierre Restany. È un libro di immagini che dialogano con i testi del poeta francese. Gli scatti sono di Renzo Molteni, Sergio Ortolani, Sandro Passaretti e Luciano Ferri, rappresentano gli scorci monumentali, i profili di fabbriche, le linee snelle dei grattacieli e ritraggono volti noti della storia più recente. Un libro dalla forte identità che segna il punto di partenza di un viaggio per il mondo, l'inizio di un'amicizia profonda da cui nasceranno altre opere a quattro mani. Sulla ristampa di Milano Vive, pubblicata 10 anni dopo, in versione ridotta, Bighi riporta - come suo solito senza punteggiatura nè maiuscole, nè puntini sulle i - la testimonianza di Restany:

questo libro è stato concepito e realizzato dieci anni fa

è stata la prima esperienza                                                                                                   

il punto di partenza per dante bighi e io

di una fantastica peregrinazione del mondo

un costante connubio con immaginazione e realtà

abbiamo dunque fatto altri libri su altri argomenti,

altri mondi, paesaggi continenti elementi addirittura;

e dopo, come se niente fosse, siamo tornati al punto di partenza,

milano, la città che sale, come avrebbero detto i futuristi,

milano la città che vive per noi che viviamo il futuro

in perpetuo presente.

abbiamo pensato dante e io di tornare in paese

tanto per dire

di tornare al cuore di una situazione mentale e sentimentale

che aveva dieci anni fa motivato la nostra impresa”.

da MILANO V

IL FASCINO SUBÌTO. UN LIBRO SCOLPITO, UNA SINDONE ARANCIONE E DIVINITÀ PORTATILI. I viaggi in India, compiuti da Bighi insieme all’amico Pierre Restany sono frutto di grande ispirazione artistica. Probabilmente non bastò loro una valigia per contenere tutti i feticci raccolti nelle diverse tappe del tragitto. Un patrimonio di paccottiglia e oggetti sacri da Calcutta, Bangalore, Varanasi… che servirono per riflettere sul proprio credo e produrre una gran quantità di oggetti artistici: dalla teca trasparente contenente la tunica arancione di Sai Baba – per cui non dev’esser stato un problema disfarsi degli abiti, avendo la nota capacità di materializzare oggetti, rivestirsi dev’esser stato per lui un gioco da ragazzi -, alla valigetta in cui furono racchiuse le miniature di tutte le divinità indù, ognuna sistemata nel suo scomparto, una sorta di tempietto portatile, boîte (sacre) – en – valise. Ma il risultato più alto, prodotto insieme al compagno di viaggio, è costituito dai libri oggetto: India prega e India prega 2. Realizzati in due versioni: con copertina in legno dipinto e con copertina in legno scolpito, entrambe ritraggono divinità Indù e sono manifatture indiane, commissionate da Bighi, che fanno di ogni volume un pezzo unico. Le dimensioni sono le stesse del libro su Milano, ma il contenuto è ben diverso, si tratta del racconto di un pellegrinaggio di due atei nei luoghi delle religioni. Per la prima volta Bighi è anche autore delle foto, che sono a colori e sono state scattate in città diverse, dove i viandanti hanno incontrato personaggi religiosi, gente comune, persone che hanno fatto la storia, da Gandhi a Madre Teresa al Dalai Lama. La testimonianza scritta di quest’ultimo incontro esprime il senso del viaggio e racchiude il significato del libro, tradotto in inglese, francese e Hindi:

una religione vale l’altra

una politica vale l’altra

purchè siano ben vissute

e ben condotte

[…] entrate nel primo santuario che incontrate!

Poco importa il culto che vi si pratica

a patto che lo si pratichi bene

[…] ho seguito il consiglio di Sua Santità

dopo la fine dell’udienza

ho lasciato Dharamsala per la strada sul dorsale

il primo santuario che ho incontrato

è stata la chiesa anglicana

dell’antica guarnigione britannica

San Giovanni del deserto

chiusa da molto tempo

invasa dalla natura

votata all’inesorabile usura del tempo…”

da India Prega

LA GIUSTA ROTTA ERA TRACCIATA

Del 1980 è l’ultimo libro oggetto, un omaggio al viaggio per mare, un grande rettangolo di tela blu, avvolto in una vela bianca, è Amerigo Vespucci, un libro sulla nave scuola che Bighi aveva fotografato durante un viaggio di lavoro (era stato il grafico della Marina Militare Italiana). Tra le grandi pagine tutta la monumentalità dell’ammiraglia regina delle onde, il coraggio e il candore dei marinai che si lasciano illuminare dal sole di un tardo pomeriggio di brezza che gonfia le vele. Uomini pronti a salpare in qualsiasi momento, mai stanchi di non conoscere il proprio destino, così come Dante, che continuava a spostarsi alla ricerca di un credo in cui identificarsi, di una spiritualità da conservare tra le pagine di un libro o dentro la teca. Quando è scomparso ha voluto lasciare in porto, nella sua casa ormeggiata nella campagna copparese, ogni testimonianza delle sue avventure da cui sono nati anche molti progetti rimasti incompiuti, vuoi per mancanza di fondi, vuoi per non aver trovato il tempo. Perchè una volta per viaggiare serviva tempo, tempo per vedere, toccare, ascoltare, sentire e registrare. E poi ancora elaborare e produrre, con la testardaggine di una seminatrice, con la spiritualità di un monaco e la spregiudicatezza dell’uomo di mare. Così sono nati questi libri oggetto.

Vale davvero la pena di visitare il Museo di Mario Botta a Rovereto, ma se il Trentino è troppo lontano e il 5 maggio troppo vicino, si può sempre varcare la soglia di Villa Bighi a Copparo, dove sono custoditi per sempre tutti questi oggetti da aprire, toccare e osservare per andare un po’ nel mondo.

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