Economia e Lavoro
6 Aprile 2013
Lenzi: "Pesantissimo l'impatto dei nuovi criteri estremamente prudenziali imposti da Bankitalia"

Carife, bilancio in rosso di 100 milioni

di Ruggero Veronese | 3 min
Da sinistra: Manuzzi, Lenzi, Forin

Da sinistra: Manuzzi, Lenzi, Forin

Un altro anno chiuso in rosso e un’ulteriore riduzione nell’erogazione del credito. Sono questi gli aspetti più preoccupanti emersi dal progetto di bilancio 2012 del gruppo Carife, presentato  dal presidente Sergio Lenzi, dal direttore generale Daniele Forin e dal vicepresidente Ennio Manuzzi.

Un bilancio che secondo Lenzi, mai come in questo caso si mostra “a due facce”: da un lato gli ottimi risultati nella gestione ordinaria dell’attività bancaria, con una sostanziale crescita dei conti correnti, del risparmio gestito e dei rapporti tra costi operativi e utili, dall’altro il pesantissimo impatto di “nuovi criteri estremamente prudenziali” imposti da Bankitalia agli istituti di credito all’indomani dell’insediamento del governatore Ignazio Visco, nell’ottobre dello scorso anno.

“Il progetto di bilancio ha un negativo di 104,4 milioni di euro – spiega Forin -, influenzato per 228,7 milioni dagli accantonamenti sui crediti a rischio, effetto della nota situazione congiunturale in cui ci troviamo e delle misure di cautela suggerite dall’autorità di vigilanza. L’indice di copertura dei crediti deteriorati è cresciuto enormemente, toccando il 49% quando storicamente non aveva mai superato il 40%”. Le banche sono cioè  costrette a sottrarre risorse al bilancio, “congelandole” nel caso di un’improvvisa ondata di insolvenze. Un segno dei tempi che preoccupa non poco Lenzi, secondo cui “per la Banca d’Italia la situazione deve essere grave se il loro ragionamento è quello di mettere il fieno in cascina. Ed essendo i nostri crediti legati in gran parte a fidi immobiliari, questo potrà avere ricadute sul valore degli immobili”. E le misure dell’autorità di vigilanza, pur dando solidità ai parametri fondamentali delle banche, rischiano di produrre anche altri effetti nocivi sull’economia reale, dal momento che, come sottolinea Forin “potrebbero portare a un peggioramento nella concessione del credito, soprattutto per le aziende medie e piccole”.

I dati positivi sono invece, come anticipato, quelli relativi alla gestione ordinaria, che ha registrato il maggior incremento degli ultimi 10 anni per quanto riguarda il margine di intermediazione (227 milioni di euro, +67% dal 2011) e un miglioramento importante nel cost income ratio (il rapporto tra costi e ricavi delle operazioni), che a livello di gruppo passa dal 75,9% al 57,9%. Crescono anche il capitale della clientela (4,3 miliardi di euro, +2,57%), il risparmio gestito (1,018 miliardi di euro, +9,68%) e le gestioni patrimoniali (+10,7%). Il gruppo ha registrato un sensibile aumento delle spese amministrative (+1,7%), ascrivibili alle operazioni di fusione che hanno portato alla nascita del gruppo Carife, mentre è sono in flessione (-9%) gli impieghi di capitale, che hanno raggiunto i 4,6 miliardi di euro. La dotazione patrimoniale del gruppo (7 miliardi di euro) ha permesso di assorbire il risultato di bilancio negativo, con un core tier 1 stabilizzato a 6,41% e il total capital ratio a 10,10%. Per quanto riguarda la banca Carife al di fuori del gruppo, questi parametri salgono al 10,78% e al 17,80%.

Ma per quanto positivi siano i dati di gestione, c’è preoccupazione da parte del gruppo dirigente per la situazione finanziaria e politica in Italia, bloccata da un parlamento ancora incapace di nominare un esecutivo. “Devono fare in fretta”, dichiara Lenzi senza troppe speranze, mentre Manuzzi sottolinea che “l’assenza c’è e si fa sentire. In uno stato moderno una banca centrale che agisce come Bankitalia provoca il plauso di Fmi e Bce, ma poi ci dev’essere anche un incontro con chi amministra il paese. In questo modo invece ci potrà essere solo un peggioramento nel credito per le imprese”. Il 30 aprile si svolgerà l’assemblea dei soci (“che si annuncia movimentata” , dichiara Lenzi), che sceglierà se approvare il bilancio e potrebbe discutere anche di possibili aumenti di capitale per il gruppo. Ma il presidente mette già i primi paletti: “Operazioni di questo genere al momento sono possibili solo con investitori istituzionali”.

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