Attualità
3 Aprile 2013

Volemose bbene

di Elena Bertelli | 3 min

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Questa è la storia di un’amicizia ritrovata nel nome della Bellezza. Non importa in quali forme e con quali mezzi si manifesti, la Bellezza è salvifica, ha il potere di conciliare gli animi umani, e l’artista ne è l’umile servo. Anche questa, come ogni favola, ha una morale, ma non voglio rovinarvi il gusto di cercarvela da soli.

Passeggiando per i giardini pubblici di Reggio nell’Emilia, in un giorno d’inverno, l’anziano signor Tela incontrò la Signora Pellicola – non più giovane ma ancora di bell’aspetto – che camminava assorta. «Buongiorno Signora Pellicola, come va?» disse il signor Tela.

Ella sobbalzò e, quando lo riconobbe, girò i tacchi come stizzita, incamminandosi nella direzione opposta. Il signore scosse le spalle e continuò nel suo incedere pensoso.

Non si incontrarono più, e il signor Tela non ebbe modo di sapere che, da anni, la donna maturava un forte rancore nei suoi confronti. La signora Pellicola, per farla breve, non sopportava di trovarsi in posizione subordinata rispetto all’uomo: entrambi erano, infatti, alle dipendenze di un artista emiliano che aveva scelto per loro ruoli diversi. La signora era la musa ispiratrice che l’artista impressionava con le immagini catturate in giro per il mondo, per poi osservarla, fino a imparare a memoria le sue forme. Dopo essersi sfamato di tanta bellezza, l’artista la riversava con matite e pennelli, sotto forma di pittura, sul corpo del signor Tela.

Quest’ultimo, bel bello, veniva messo in mostra in prestigiose gallerie di Bologna, Londra, perfino di là dell’oceano, in una città che si chiama Boston. Il signor Tela veniva scrutato da occhi esperti, valutato, quotato, misurato e criticato da grandi storici dell’arte che spendevano paroloni difficili e accattivanti sulle sue linee, i suoi colori e la forza delle pennellate che segnavano la sua pelle fatta di un fitto fitto reticolo. Mentre lui riceveva complimenti a destra e a manca, la signora Pellicola se ne stava relegata in un cassetto cassetto, non servendo più.

Ma ecco che, alcuni anni dopo lo spiacevole incontro, quando la carriera della donna sembrava esser calata in un silenzioso declino, nella città di Reggio, venne realizzata una mostra fotografica. In questa occasione l’artista, da tutti conosciuto con il suo nome di battesimo Daniele Cestari, decise di esporre il materiale su cui si basava il suo lavoro. Fu così che la signora Pellicola, mostrata nella sua disarmante, semplice bellezza, divenne la protagonista, come un monumento alla forza creatrice che ispira e dà vita al processo artistico.

Accanto a lei fu appeso il signor Tela, questa volta mostrato come risultato che, senza la signora Pellicola, non sarebbe mai stato ottenuto; una copia della copia dal vero, impressionata dalla luce sull’epidermide liscia e lucente della donna e copiata fedelmente su di lui.

Fu così che il signor Tela, tutto dipinto con strade e palazzi, si rivolse alla signora Pellicola con uno sguardo di riconoscenza e ammirazione, per aver saputo essere la musa dell’artista, del cui operato egli rappresentava la conclusione.

La signora Pellicola, ricambiando lo sguardo senza arrossire, distese le sopracciglia e innalzò impercettibilmente gli angoli della bocca, abbozzando un sorriso. Da quel momento i due seppero di avere un legame fraterno da onorare, impararono a volersi bene e a mostrarsi al pubblico al meglio della loro forma, grati e orgogliosi del lavoro del loro creatore.

Ho accompagnato il testo con delle foto scattate al signor Tela e alla signora Pellicola qualche tempo fa. Allora non avevo molta confidenza con l’artista ma, ora che ci conosciamo bene, ho tante cose da raccontare di lui e se avrete voglia di seguirmi vi parlerò dei suoi viaggi alla ricerca di Bellezza.

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