Economia e Lavoro
28 Dicembre 2012
Ma Nardini non è ottimista per il futuro: "La politica locale si dovrebbe porre il problema del declino industriale"

Il 2012 delle tute blu: “Uno degli anni più terribili”

di Ruggero Veronese | 3 min

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“Penso che sia uno degli anni più orribili che abbiamo avuto modo di vedere, con il riacutizzarsi della crisi, il terremoto e un governo che anzichè fare delle riforme eque ha inciso sui diritti del lavoro dipendente in maniera davvero molto penalizzante”. Non è un buon bilancio del 2012 quello di Mario Nardini, segretario generale della Fiom di Ferrara, ma di questo saranno in pochi a stupirsi. Il vero problema è che, nelle parole del sindacalista ferrarese, “non si vede la cessazione di questo andamento in negativo. Possiamo augurarci che il 2013 vada meglio ma le avvisaglie non sono buone”. In questa crisi che colpisce tutta la società civile italiana è infatti il settore metalmeccanico a subire i colpi più duri, preso com’è tra il rigore fiscale dell’ultimo governo e la necessità di confrontarsi, spesso su scala internazionale, con competitors che non devono fare i conti con una delle peggiori situazioni economiche e politiche della nostra storia. Ma per Nardini qualche passo in più rispetto a quanto fatto nell’ultimo anno si può fare.

“Sembra che in questo territorio la questione industriale non riguardi nessuno – spiega il segretario Fiom -, ma negli ultimi quattro anni si sono persi 2400 posti di lavoro nel metalmeccanico, e altri 800 saranno a serio rischio nel 2013. Quello che si può fare nell’immediato è provare a utilizzare tutti gli ammortizzatori sociali disponibili, a partire dalla cassa integrazione in deroga che consentirebbe di conservare l’occupazione esistente. Il problema è che l’ultimo decreto per la sua approvazione invece di conservare e i requisiti del 2012 ne ha ulteriormente ristretto l’accesso, a partire dalle modalità concorsuali. Inoltre credo sia necessario mettersi nelle condizioni di avere strategie e risorse per mantenere i sistemi produttivi che esistono, studiando come implementarli e contestualmente mettendo in campo un’operazione incisiva per la riqualificazione professionale”.

Una riqualificazione che resta però un punto interrogativo nel futuro del lavoratori ferraresi e non solo: “prima bisognerebbe avere un’idea delle opportunità di lavoro che si creano. – aggiunge Nardini – Bisognerebbe avere un’idea di sviluppo di questo territorio, che per ora manca anche perchè non ci si vuole ragionare sopra”. Parte della responsabilità nella crisi delle aziende locali spetterebbe quindi anche delle amministrazioni locali, che negli ultimi anni non hanno investito abbastanza nel settore. “La politica locale si dovrebbe porre il problema del declino industriale di questo territorio. Dovrebbe essere più attiva sul consolidamento delle strutture dell’occupazione, e mi pare che di fatto manchi un tavolo di confronto su questi problemi, e questo non agevola la possibilità di ripresa di questo territorio. I problemi sono legati anche alle infrastrutture, per cui si sconta una certa difficoltà e arretratezza. Basta guardare la viabilità del nostro territorio per rendersi conto che non abbiamo una viabilità degna della celerità richiesta da queste aziende, la mancanza di alternative al trasporto su gomma o il problema legato alle dotazioni, come la disponibilità di banda larga o i costi dell’energia elettrica. Questioni di cui sarebbe opportuno avere un quadro complessivo, per poter sviluppare un piano di ripresa”.

Nardini non entra nello specifico delle aziende che potrebbero avere difficoltà nel prossimo anno, ma aggiunge che “le cause sono diffuse, quindi ci sono aziende nell’ambito della competizione internazionale che hanno problemi relativi a una crisi di lungo corso. Poi è evidente che molte aziende che stanno entro ai perimetro del terremoto stanno peggio di altre”. Per il resto le vicende più importanti da tenere d’occhio riguardano due grandi centri: Berco e Vm Motori. “Sulla Vm c’è un confronto aperto, il cui esito si imparerà tra qualche tempo. Noi auspichiamo che l’azienda tenga fede a quello che ha anticipato su investimenti e assunzioni, e lo verificheremo nelle prossime settimane. La ristrutturazione della Berco rimane invece uno degli elementi che desta più preoccupazioni: da un lato non sappiamo cosa voglia fare La Thyssen relativamente alla vendita, dall’altro siamo totalmente fuori a questo tipo di confronto e si rischia che ci crolli tutto addosso a giochi finiti. C’è un problema evidente legato al fatto che vorremmo capirne di più, ma le logiche aziendali non ce lo permettono”.

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