Daino attraversa la strada, investito da due macchine
Ancora un incidente causato dall'attraversamento della strada da parte di un daino a Lido delle Nazioni, in via dei Continenti intorno alle 23 di sabato 4 aprile
Ancora un incidente causato dall'attraversamento della strada da parte di un daino a Lido delle Nazioni, in via dei Continenti intorno alle 23 di sabato 4 aprile
Mattinata di Pasqua segnata da un incidente sull'autostrada A13, dove il traffico festivo si è trasformato, per alcuni automobilisti, in momenti di apprensione
È stato convalidato ieri in udienza il fermo del 40enne che abita abita provincia di Ferrara, arrestato e denunciato negli scorsi giorni per propaganda e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale, etnica e religiosa aggravata dall'uso di strumenti informatici
È stato archiviato il procedimento contro ignoti aperto dalla Procura di Ferrara in relazione alla presunta violenza sessuale denunciata da una detenuta transgender all’interno della casa circondariale “Costantino Satta” di Ferrara
L'Ars et Labor vince due a zero il derby contro il Sant'Agostino e torna a meno sei punti di distanza dalla capolista Mezzolara, blindando il secondo posto playoff quando mancano quattro giornate dalla fine della regular season
“Credo che si possa invertire la tendenza: l’Italia si può ancora salvare”. Dopo un’ora di analisi spietata sulla situazione economica del paese basata su dati, cifre, statistiche e qualche episodio di vita vissuta, Oscar Giannino apre uno spiraglio di speranza al pubblico presente nella sede di Confartigianato. Venuto a Ferrara a parlare “dell’anomalia italiana”, il giornalista e politico torinese incarna egli stesso un’anomalia non da poco: personaggio capace di ricevere sostegno e applausi da ogni schieramento, è riuscito a richiamare tra il pubblico, oltre a un gran numero di artigiani e piccoli imprenditori, iscritti ai partiti delle varie fazioni politiche ferraresi, dal Pd al Pdl, passando per Liberi e Forti e Lega Nord.
Giannino parte da una raffica di numeri, quelli che testimoniano il declino italiano degli ultimi anni. “Perchè i numeri hanno una loro logica, e chi li smentisce comincia sempre male”. E sono cifre che mettono in risalto i punti su cui il giornalista ha fondato il suo manifesto politico “Fermare il declino”: la crisi della piccola e media impresa italiana, i danni provocati da un eccessiva pressione fiscale, l’invasività eccessiva della sfera pubblica. “Tenete a mente questi numeri: abbiamo una domanda che in un anno è scesa del 4,4%, gli investimenti dell’8,2%, il reddito delle famiglie del 3,2%, i consumi del 3,6%. Ci sono 100 mila imprese in meno, e 20 mila si sono trasferite all’estero, soprattutto nell’Europa orientale”.
Per spiegare i concetti di Giannino non si può sorvolare sui numeri, ma non serve essere dei tecnici per capirne le conclusioni. “Rispetto al 2007 la produzione è calata di 30 punti percentuali, ma i volumi dell’export sono maggiori: vuol dire che ciò che manca non è la capacità di valorizzare i prodotti, ma che è il mercato interno a essere bloccato”. La ragione principale è ben definita: la pressione fiscale, che schiaccia da un lato gli investimenti delle imprese e dall’altro i consumi dei clienti italiani. Ma il suo discorso non coinvolge, come per molti politici e giornalisti liberali, le direttive europee e l’austerità della Merkel. “In queste condizioni è facile fare campagna contro i “tedeschi con l’elmo chiodato” o ricordando quanto si stava bene con la lira: sono tutte balle. Con l’euro il nostro debito pubblico si è svalutato del 5%, portando 700 miliardi in più nel bilancio italiano, e la rivalutazione del lavoro dei privati ha aggiunto altri 500 miliardi. Stiamo parlando di 1200 miliardi che sono stati sprecati con una crescita smisurata spesa pubblica, in un paese che ha accumulato duemila miliardi di debito pubblico. Se davvero tornassimo alla lira, il primo giorno di apertura delle banche scopriremmo che i nostri capitali valgono tutti il 35-40% in meno”.
Giannino divide poi quelli che sono i fattori a lungo e a breve termine nella ripresa del paese. Nella prima categoria ci sono le riforme più “politiche”, come quelle della giustizia e del lavoro, ma anche nel breve periodo ci sono vari aspetti su cui si può intervenire, primi tra tutti il fisco e le banche. “Non c’è un solo paese tra gli altri “euroscassati” che abbia reagito alzando di 105 miliardi la pressione fiscale, senza alcuna distinzione di categoria, e non ci vuole un master per capire che in questo modo si fanno solo crollare i consumi. Inoltre siamo in una situazione in cui lo stato ha sempre ragione in materia tributaria, perchè è allo stesso tempo parte in causa e giudice. Persino ai tempi della monarchia assoluta di Luigi XIV in Francia c’erano giudici terzi che si occupavano del fisco, e chi riscuoteva le tasse doveva stare attento a non chiedere più del dovuto per non dover risarcire il triplo della somma. Noi su questo siamo più indietro di una monarchia assoluta, e con una classe politica impregnata di statalismo abbiamo dimenticato anche le più basilari nozioni di diritto naturale”. Senza dimenticare la difficoltà a ottenere credito dalle banche, che oltre ad aver riciclato i patrimoni nelle fondazioni sono state obbligate dallo stato a partecipare alle aste per l’acquisto dei titoli del debito.
Quella di Giannino è insomma soprattutto un’invettiva contro lo strapotere del “Moloch statale”, che dovrebbe impegnarsi più a regolamentare il mercato e i servizi e a dismettere attività e immobili inutili prima di un’ulteriore svalutazione. Ma senza investire il welfare “che costa meno del 50% della spesa pubblica e si può salvare anche abbassando la pressione fiscale. I tedechi dal 2002 al 2007 hanno abbassato le tasse del 5%, per 100 miliardi di entrate in meno. Nonostante questo sono riusciti ad avere una stabilità economica e di governo, anche senza passare attraverso migliaia di puntate di Bruno Vespa”.
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