Economia e Lavoro
8 Dicembre 2012
Accordo con il Fei che coprirà rischi di investimento per 20 milioni di euro. Roncarati: "Noi prima banca italiana selezionata"

Caricento e Fondo Europeo: 40 milioni alle Pmi

di Ruggero Veronese | 3 min

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Cento. Sono in arrivo nei prossimi due anni 40 milioni di euro alle piccole e medie imprese, per favorire nuovi investimenti e i lavori di recupero post terremoto. Ad annunciarlo non sono Comuni, Province o Regioni, ma la Cassa di Risparmio di Cento, che ha presentato un nuovo accordo con il Fondo Europeo Investimenti (Fei), l’istituzione con sede in Lussemburgo nata nel 1993 per garantire lo sviluppo imprenditoriale in Europa. Il patto nasce nell’ambito del Risk Sharing Mangaement (Rsi), un progetto che vede la partecipazione di Commissione Europea, Banca Centrale Europea e Fei, e che consiste nel coprire, in caso di insolvenza, fino al 50% del rischi d’investimento per piccole e medie imprese.

La soddisfazione è tangibile in Carlo Alberto Roncarati e Ivan Damiano, presidente e direttore dell’istituto di credito, mentre presentano quello che è il primo accordo di una banca italiana con il fondo europeo. Per accedere ai finanziamenti infatti Caricento è stata selezionata direttamente dal Fei, che ne ha premiato procedure e modalità di erogazione del credito. “Non nascondiamo – spiega  Roncarati – una profonda soddisfazione per la firma dell’accordo con l’autorevole Fei, che consentirà alle imprese più innovative della nostra regione di accedere a significative risorse finanziarie, a condizioni vantaggiose. L’accordo testimonia la fiducia che le istituzioni finanziarie internazionali ripongono nella nostra Cassa, prima piccola banca a poter finanziare l’economia reale secondo questo accordo”.

Per come è strutturato il progetto Rsi, la scelta delle aziende a cui concedere questi finanziamenti spetta in maniera autonoma all’istituto centese, che dovrà esaminarne i piani di investimento e scegliere se e a chi concedere i fondi. “Il punto fondamentale – continua Roncarati – dev’essere l’utilità e l’immediatezza dell’investimento. Abbiamo notato che la situazione degli ultimi tre mesi ha dei punti in comune con quella del 2009, con una crescita di capitale nei conti correnti delle imprese: significa che c’è meno fiducia negli investimenti. Per questo i finanziamenti erogati tramite l’accordo con la Fei dovranno essere spesi entro due anni, per evitare il rischio che le risorse restino inutilizzate”. I requisiti per le aziende sono “di avere un piano che punti sull’innovazione e sul miglioramento dell’impresa, con investimenti per quello che riguarda l’impatto ambientale, la produzione di energia, le strumentazioni, la ricerca o altri motivi elencati nel regolamento della Fei. Ma quello che ci fa più piacere leggere nel documento sono le ultime due voci, che sono state inserite proprio pensando a noi: la ricostruzione e l’adeguamento sismico degli edifici dopo il terremoto. Due voci importantissime perché bisogna dare degli strumenti alle imprese che hanno bisogno di ripartire”.

Ma ciò che più conta nei piani degli imprenditori sono i tassi di interesse del finanziamento, che in questo caso potranno contare su una discreta agevolazione. “Normalmente dobbiamo sottostare a regole precise quando eroghiamo dei prestiti, legate al capitale che abbiamo a disposizione. Il Fei garantisce il 50% dei finanziamenti, e in questo modo la banca impegna meno del proprio capitale, liberando risorse. Questo ci permetterà di ridurre i tassi di interesse su questi prestiti, che avranno circa un punto percentuale in meno di interesse”. Quello che il Fei fa è in sostanza una imponente fideiussione da venti milioni di euro, basandosi sulla fiducia verso le banche, in questo caso l’istituto centese, che seleziona in Europa. Le imprese potranno richiedere finanziamenti da 25mila a tre milioni di euro.

“In Italia – ha spiegato Roncarati – il 98,5% delle imprese sono Pmi, cioè aziende con meno di 250 dipendenti. Quando queste imprese funzionano, garantiscono una sana distribuzione del reddito e hanno le caratteristiche endogene per uscire dalla crisi. Il modello di sviluppo affidato a piccole e medie imprese è tutt’altro che obsoleto e superato”.

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