Politica
3 Dicembre 2012
Marattin: "Ora bisogna lavorare sulle politiche del 2013, dove il PD deve vincere". Ma per i renziani "ha vinto un vecchio modo di fare politica"

Nessuna sorpresa a Ferrara: Bersani al 65%

di Ruggero Veronese | 4 min

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“Quando oggi ho visto l’autogol del Palermo ho capito subito che sarebbe stata una buona giornata”: è raggiante Massimo Maisto, interista e bersaniano, all’ingresso della sede del Partito Democratico di viale Krasnodar, dove in serata si stanno raccogliendo e mettendo insieme i risultati dei vari seggi della provincia. Come era prevedibile alla vigilia, il miracolo non c’è stato: Pierluigi Bersani sarà il candidato per il centrosinistra alle politiche del 2013. E anche Ferrara non è andata contro le aspettative, appoggiando l’attuale segretario Pd col 65,54% su un totale di 26.983 voti, quasi 5 punti in più rispetto alla media nazionale.

Si chiude così la sfida che in questi mesi è stata al centro della politica italiana, e in cui i duellanti e i loro sostenitori hanno alzato i toni in più occasioni, non ultima la questione – mai del tutto risolta – dell’accesso al voto nei ballottaggi per gli elettori non registrati al primo turno. Ma nella sede ferrarese del Pd il clima è sereno, con i bersaniani a prendere un po’ in giro gli sconfitti prima di riunirsi tutti insieme per le foto di rito. Nei discorsi di tutti i coordinatori, la parola chiave adesso è l’unità.

Per Massimo Maisto, a capo del comitato per Bersani, si tratta di “una vittoria straordinaria, che sarà utilissima per unire tutto il centrosinistra e raggiungere l’obiettivo di Bersani: vincere le elezioni, e farlo con un buon margine. Anche in Italia avverrà quello che è già naturale in tutta Europa, ovvero che il leader del primo partito della maggioranza sia anche capo del governo. E queste primarie sono importantissime perchè pongono nella coalizione un candidato preciso, evitando il rischio che si chiedano i voti del Pd per un Monti bis”. E nel lodare la “grande partecipazione, che ci rafforza nella convinzione di andare al governo”, Maisto non risparmia nessuno fuori dal Pd, “in particolare Grillo, che si permette di criticare le nostre primarie quando nel suo partito vengono fatte riunioni chiuse, con venti persone che decidono tutto”.

Quelli che provano a fare buon viso a cattivo gioco sono i renziani Simone Merli e Luigi Marattin: “almeno abbiamo vinto a Ruina”, raccontano, per poi riprendere più seri. “Non siamo assolutamente scontenti – spiega Merli – perchè sapevamo dall’inizio che sarebbe stato molto difficile. Era una sfida giusta che bisognava affrontare, e i nostri sostenitori del comitato hanno detto che se potessero tornare indietro rifarebbero la stessa scelta. Quello che è successo è stato utile a tutto il centrosinistra, e ora il candidato ufficiale è Bersani e noi lo appoggeremo, questo però non vuol dire che i punti che sono stati sollevati da Renzi durante le primarie vadano dimenticati”. Un discorso che trova l’appoggio di Marattin, che aggiunge: “Ringraziamo tutti coloro che ci hanno sostenuto in questa sfida, adesso l’obiettivo sono le elezioni nazionali, dove il Pd deve arrivare compatto e vincere”.

Intanto arrivano anche i dati ufficiali dei conteggi seggio per seggio: su 26.983 voti totali nei 113 seggi di Ferrara e provincia, 17.739 sono andati a Bersani, contro i 9272 dello sfidante. Migliaro e Pontelagoscuro centro sono stati feudi del segretario Pd, dove ha raccolto uno schiacciante 80,11% delle preferenze, mentre Renzi è stato scelto dalla maggioranza degli elettori a Corporeno (58%) e Runco (53%). Ferrara è seconda solo a Bologna nella percentuale in appoggio a Bersani in Emilia Romagna, dove i votanti sono stati complessivamente 394.893, con 882 voti invalidi (403 schede bianche, 466 nulle, 13 contestate).

Ma tra i proclami all’unità delle voci più ufficiali, resta un po’ di malumore tra alcuni renziani che anche questa sera si sono recati alla sede del Pd. “Alla fine il messaggio che è passato nell’opinione pubblica – raccontano alcuni iscritti – è che Renzi abbia chiesto una modifica alle regole per avere più voti, e questo ci dispiace perchè non è stato così. Negando la possibilità di votare al ballottaggio a migliaia di persone, le abbiamo perse anche per le politiche del prossimo anno. Quello che ha vinto alla fine è il vecchio modo di fare politica, che si accontenta dei voti che già ha e non si mette in gioco”. C’è anche chi ora teme il peggio, ovvero un’uscita di Renzi – e di tutto il suo bacino elettorale – dal Partito Democratico: un’ipotesi che per qualcuno fa tornare lo spettro di una clamorosa sconfitta nel 2013. E un motivo in più per restare uniti.

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