Il Ferrara Buskers Festival scopre tutte le sue carte e snocciola cifre su cifre. Da quelle relative al successo della manifestazione di quest’anno fino a quelle, sollecitate da alcuni cittadini e lettori di estense.com, relative al bilancio puramente contabile dell’associazione che organizza la rassegna. Lo fa, riguardo a quest’ultimo aspetto, su sollecitazione dei giornalisti presenti alla conferenza stampa e su consiglio dello stesso assessore alla Cultura, Massimo Maisto: “Ormai siete personaggi pubblici – ha detto riferendosi al direttore artistico Stefano Bottoni e al direttore organizzativo Luigi Russo – e bisogna abituarsi alle polemiche. Come Amministrazione siamo pienamente soddisfatti dei bilanci presentati, tenendo anche presente che abbiamo ridotto il nostro contributo da 120mila a 60mila euro. Non siete obbligati, ma vi invito comunque a rendere pubbliche le cifre”.
Detto, fatto. Con una precisazione da parte degli organizzatori, irritati dal tono inquisitorio di alcune polemiche. “E’ un bilancio che ci fa onore – ha detto Russo – e avevamo già intenzione di pubblicarlo anche sul sito ufficiale della manifestazione. Ci fa onore perché analoghe manifestazioni organizzate all’estero costano tra 1 e 1,5 milioni, mentre la nostra costa tra 350 e 400mila euro. Ai più curiosi aggiungo che i compensi mio e di Stefano Bottoni sono di 21mila euro netti ciascuno”. “Certo – ha aggiunto provocatoriamente Bottoni – ora chiediamo anche i numeri di chi con la manifestazione ci guadagna, cioé pizzerie, ristoranti, alberghi e quant’altro”
Prima di passare in rassegna il bilancio contabile (è stato mostrato ovviamente quello relativo al 2011), è tuttavia giusto dare la precedenza ai numeri della manifestazione di quest’anno, che si è distinta per solidarietà, sostenibilità e successo, in un’annata, la 25^ della lunga serie, che a buona ragione si può definire la più travagliata e difficoltosa. “In pochi credevano che dopo il terremoto ce l’avremmo fatta – ha spiegato Bottoni – invece siamo riusciti a fare un grande festival grazie all’aiuto della città, delle istituzioni e degli stessi artisti, con un solo episodio che ha portato all’allontanamento di un gruppo, provvedimento preso per rispetto degli altri busker e per coerenza”.
I risultati dell’edizione 2012 li ha snocciolati uno per uno Russo, senza tralasciare le difficoltà dovute all’emergenza terremoto, a partire dall’indisponibilità della sede per circa un mese, all’incertezza riguardo la collocazione di Ristobuskers e Buskernight, alla mancata autorizzazione, per motivi di sicurezza, del campeggio libero nel sottomura, alla richiesta del Comune di “alleggerire” l’area degli spettacoli, lasciando inutilizzati alcuni spazi dove più facilmente avrebbero potuto crearsi dei tappi. E’ questo il motivo che ha portato l’organizzazione a ospitare un numero di artisti accreditati inferiore (di circa il 30%) rispetto a quello delle ultime edizioni, nonostante le richieste, oltre 500, non siano affatto calate.
Nonostante questo i risultati sono ottimi e testimoniano il successo del Ferrara Buskers Festival. Il consueto questionario somministrato agli spettatori del Festival provenienti da altre province ha coinvolto 818 persone. Tra queste rappresentate ben 62 province di tutte le regioni italiane, ad esclusione della Val d’Aosta. Mentre le nazioni estere rappresentate sono state ben 17, con una percentuale record di 5,6% di ospiti residenti all’estero censiti. Il 35,3% ha dichiarato di fermarsi almeno una notte a Ferrara, tra questi il 34,3% ha optato per una sistemazione alberghiera.
Oltre il 50% delle persone ha dichiarato di non essere mai stato al Festival prima, quasi una su quattro ha ammesso di essere per la prima volta a Ferrara, a testimonianza di una manifestazione che non ha ancora concluso la sua fase propulsiva e i cui vantaggi di natura economica non possono essere misurati esclusivamente in termini di incassi realizzati nel corso della manifestazione. Il Festival negli anni ha fatto conoscere e innamorare della città almeno un milione di persone, con importanti ricadute sul turismo durante tutto l’anno e un investimento da parte dell’Amministrazione molto contenuto, se rapportato ai risultati ottenuti. “I vantaggi – ha aggiunto Russo nel rispondere alle critiche degli esercenti e delle associazioni di categoria – vanno misurati non solo sulla base degli incassi: il festival nel tempo ha fatto conoscere la città a circa un milione di persone”.
Il festival non solo conferma il raggiungimento dei suoi obiettivi (valorizzare l’arte di strada e far conoscere al maggior numero di persone una città ricca di fascino), ma dall’anno scorso con il Progetto EcoFestival si è reso protagonista di un’autentica rivoluzione, facendosi elemento di traino e pietra di paragone per tutti gli eventi, grandi e piccoli, che vogliono prestare un’attenzione all’ambiente non solo di facciata. I risultati che Gruppo Hera presenta sono “incredibili” (11 tonnellate di rifiuti differenziati raccolti, con un incremento del 113 per cento sul 2011, riduzione dei rifiuti indifferenziati raccolti da terra o dai cestini del 55% in due anni, 1,4 tonnellate di CO2 evitate grazie all’installazione della Casa dell’Acqua), come incredibili per pulizia sono le strade della città al termine delle serate del Festival. Tra gli altri dati, si ricorda che sono stati richiesti dagli spettatori 4.000 bicchieri riutilizzabili del Festival, che ne sono stati restituiti non più di 200, che la percentuale di persone che ha dichiarato di aver richiesto l’ecoastuccio per fumatori (iniziativa promossa dall’Assessorato all’Ambiente) è stata del 6,7%. Per quanto riguarda la mobilità sostenibile, l’utilizzo del treno è passato dal 16,7 del 2011 al 19,8%, mentre hanno dichiarato di aver usato il servizio di carpooling il 3,2% degli intervistati.
Grande successo infine dell’operazione il Grande Cappello. Grazie ai volontari di Ibo, provenienti da tutta Italia, e al Ferrara Buskers Festival sono stati raccolti alle porte 42.526,18 euro. Il 30% della somma, pari a 12.757,85 contribuirà a finanziare i due progetti individuati: la riapertura delle Scuole di 6 comuni dell’alto ferrarese e la ricostituzione del patrimonio artistico di Ferrara, con particolare riferimento al Teatro Comunale. A questa somma si aggiungeranno altri introiti (esibizione del direttore artistico, proventi derivanti dalle vendite delle t-shirt del Comitato “Nessuna scossa fermerà il nostro cuore” e il 10% del Pesca e Vinci del Buskers Festival) per un totale di oltre 14.000 euro. Gli organizzatori ricordano poi che le spese di mantenimento del campo di lavoro realizzato da Ibo sono state sostenute dal Festival, come anche la realizzazione della nuova veste grafica delle transenne, dei cilindri e delle vele che davano corpo ai punti di raccolta delle offerte, per un totale approssimativo di 6.000 euro. A carico dell’organizzazione anche le competenze Siae. La parte residuale, non ancora definibile, contribuirà, come sempre, a finanziare il Festival.
“L’aspetto che maggiormente soddisfa – ha commentato Maisto – riguarda la capacità del festival di continuare a mantenere un profilo di manifestazione culturale a tutti gli effetti. Sul numero di visitatori non ho mai fatto numeri: credo poco sulle cifre in una manifestazione gratuita. L’impressione che in alcuni giorni il pubblico si sia ridotto è dovuto alla durata della manifestazione, passata da sette a dieci giorni. Questo non ha portato a un incremento di visitatori, bensì a spalmare la gente su più giornate”. Proprio la durata della rassegna è uno degli aspetti sui quali ragionare il prossimo anno, ha riferito Maisto, così come si dovrà ragionare sull’orario del “post-buskers”. “Totale disponibilità – ha concluso l’assessore -al confronto con commercianti ed esercenti per migliorare il festival. A due condizioni: venire alle riunioni (alcune sono andate deserte) e partecipare non solo ai risultati, ma anche ai problemi, fra cui quello dei costi”.
Veniamo allora alle cifre che compongono il bilancio dell’associazione Ferrara Buskers Festival, relative al documento contabile del 2011. In bilancio figurano 389.362,72 euro di costi totali. Precisamente 55.400 rappresentano i compensi dei direttori artistico e organizzativo, oltre 64mila i costi per il personale (quasi 23mila quelli a tempo indeterminato, circa 35mila quelli a tempo determinato e 7.500 di oneri versati), mentre le compagnie e gli artisti ospitati costano all’organizzazione quasi 96mila euro, la promozione oltre 54mila euro, gli allestimenti e la Siae 50mila euro, con altri costi generali di gestione ammontanti a 62mila euro.
I ricavi sono di poco superiori e derivano da contributi pubblici per 123.317 euro (63 mila da Comune e 5mila dallaProvincia, oltre 20mila dallo Stato e 35mila dalla Regione), da sponsorizzazioni private e donazioni per quasi 200mila euro (166.745 da sostenitori e 52.712 da altre risorse, donazini etc.), mentre altri 54mila euro sono il risultato di attività collaterali (merchandising, vendita di beni e servizi, etc.). Altri ricavi per quasi 11mila euro arrivano dalle offerte libere