Gio 14 Giu 2012 - 12922 visite
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Terremoto del 20 maggio, magnitudo 5.9 o 6.1?

Risponde la sismologa Margheriti (Ingv): "Tecniche e distanza portano a stime differenti". Ma i risarcimenti non si basano sulla magnitudo

Sisma di magnitudo 5.9 o 6.1? Sono in molti ormai a chiedersi quale sia stata l’effettiva forza del terremoto del 20 maggio scorso, soprattutto i sostenitori della tesi del complotto secondo i quali si sarebbe volutamente divulgato un dato inferiore a 6.0, soglia al di sotto del quale lo Stato non risarcirebbe le zone terremotate. Il dubbio effettivamente sorge se si consulta oltre al sito dell’Ingv (Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia), che ormai molti hanno imparato a ‘cliccare’ in maniera quasi compulsiva, e alcuni siti di istituti di sismologia non italiani. L’Ingv ha infatti sempre riportato, fin dagli istanti immediatamente successivi alla scossa, il valore di 5.9, mentre l’altrettanto autorevole Csem (Centre Sismologique Euro Méditerranéen) in Francia riporta sul proprio sito la magnitudo di 6.1 (vai), ripresa anche dalle pagine internazionali di Wikipedia (vai).

Alla luce di tale discrepanza di dati e tenendo presente che una differenza di 0,2 di magnitudo non è poco in termini di energia di un terremoto, a dipanare i “sospetti” è proprio una sismologa dell’Ingv, Lucia Margheriti, che ritiene possibile e anzi “normale” che rilevazioni effettuate da istituti diversi e a distanze diverse, con tecniche differenti, possano portare a risultati tra loro non concordanti. Ma la discriminante in base alla quale si definiscono i rimborsi per i danni da sisma, precisa subito, non riguarda affatto la magnitudo. “La questione – spiega la sismologa – nacque anche dopo il terremoto a L’Aquila. Sopra 6 o sotto 6? E’ bene chiarire che i rimborsi non si basano sulla magnitudo di un terremoto, bensì sull’intensità, misurata sulla scala Mercalli, che misura i danni che un terremoto ha provocato. Per capire meglio la distinzione, l’esempio classico è quello di un forte terremoto, poniamo di 9 di magnitudo: se avviene nel deserto, dove non ci sono edifici, l’intensità di quel terremoto sarà pari a zero”.

Nessun complotto per evitare rimborsi, dunque. Ma come e chi sta misurando o ha misurato l’intensità del terremoto del 20 maggio? I rilievi in tale senso vengono effettuati da tecnici delle Protezione Civile, le cosiddette squadre Quest, assieme a tecnici dell’Ingv, che hanno prodotto un primo rapporto fotografando la situazione danni relativa agli effetti della prima scossa del 20 maggio, senza aver potuto prendere in considerazione eventuali successivi aggravamenti dovuti alla seconda scossa del 29 maggio.

Resta però da chiarire per quale motivo si siano registrate magnitudo diverse per lo stesso fenomeno. “Dipende  – risponde Lucia Margheriti – dalla tecnica adottata. Quella che noi riportiamo nell’elenco degli eventi sismici sul nostro sito è una stima della magnitudo locale, cioè l’ampiezza dell’onda al sismografo, che viene scalata per la distanza dall’epicentro. E’ quindi un valore legato all’ampiezza massima dell’onda. L’altra tecnica è quella che misura la magnitudo momento e che guarda a tutta la forma dell’onda. Rispetto alla magnitudo locale di 5.9 che abbiamo registrato, la magnitudo momento che abbiamo calcolato non si discosta molto, essendo 5.86. Tecniche diverse, quindi, possono portare a stime diverse”.

Differenze possono inoltre esservi a seconda della distanza della stazione di rilevamento dal sisma, e questo spiegherebbe il motivo per cui il Csem ha riportato il dato di 6.1 per il sisma del 20 maggio. “In questo caso – aggiunge Lucia Margheriti – riteniamo che la nostra sia la stima più attendibile. Per quanto riguarda invece terremoti di forte intensità come quello del Giappone, dove l’ampiezza della faglia è davvero notevole, sono invece le stazioni più lontane a rilevare con maggior precisione la magnitudo”.

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