Potrebbe sembrare la classica storia di Natale, per la quale però non è ancora stato scritto il lieto fine. E’ la storia di Mustafà, un senegalese ben conosciuto alla gente del quartiere Doro per i servigi che rende alle persone che si recano a fare la spesa alla Coop di via Modena. Gentile e discreto, affatto insistente con le persone, Mustafà staziona durante il giorno sotto il portico del centro commerciale e spesso non ha nemmeno bisogno di chiedere ai clienti se desiderano un aiuto a portare la spesa, perché sono gli stessi clienti a chiamarlo: “Dai Mustafà, dammi una mano”. Lui aiuta, è lì per questo, e se alla fine gli lasciano la moneta nel carrello ringrazia educatamente. Ma saluta gentilmente e per nulla rincresciuto anche quando – e sovente è capitato – le persone non gli porgono nulla dopo i suoi piccoli servigi.
E’ fatto così Mustafà, lieto di servire fin da quando, ormai una ventina d’anni fa, sostava nei pressi della Coop del Doro, nello stabile ora occupato da un negozio di mobili per la casa. Si è fatto voler bene per il suo modo di fare, per il sorriso sempre pronto e il saluto cordiale dato senza nulla mai chiedere. Anche dopo il trasferimento della Coop in via Modena. Proprio qui, però, a qualcuno la sua presenza deve aver dato fastidio. Due settimane fa Mustafà ha riferito ad alcuni dei suoi amici e conoscenti del quartiere che non lo avrebbero più rivisto. Pare che, secondo quanto riferito dallo stesso senegalese, l’amministratore del complesso immobiliare in cui è inserita anche la Coop di via Modena gli abbia dato lo “sfratto” dal 6 gennaio: a partire da quella data non potrà più sostare sotto i portici e sui marciapiedi del centro.
Ma fra i tanti amici di Mustafà c’è anche un avvocato che ora si è preso a cuore il suo caso e ha deciso di aiutarlo. E’ l’avvocato Maria Gabriella Pennetta, civilista, che sta cercando di trovare l’amministratore del complesso per contattarlo e capire da lui “in nome di quale violazione venga allontanato e in che modo si pensa di allontanarlo”. “Non mi pare – spiega infatti l’avvocato – che vi sia alcun abuso da parte di Mustafà e mi riservo di accertare se vi sia una servitù a uso pubblico dei portici. Da giurista davvero non riesco a individuare la possibile violazione. Cos’è, occupazione abusiva? Di un portico frequentato e utilizzato da tutti? E come si pensa di poterlo allontanare?”
Sembra che attorno a Mustafà si sia creata una catena di solidarietà spontanea da parte di tante persone, proprio in ragione del suo essere discreto, cordiale e amico di tutti. La stessa Pennetta ricorda ancora quando Mustafà, nella vecchia Coop del Doro, si avvicinò per aiutarla mentre era alle prese con ingombranti borse della spesa e il figlio neonato che stava piangendo a dirotto. “Lui prese in braccio il bambino, che smise subito di piangere – racconta – e da allora Mustafà è diventato come uno di famiglia. Non fa vita da clochard, perché di notte ha un posto dove dormire e non occupa il portico del centro commerciale, dove staziona solo durante la giornata. Mi ha anche riferito di avere una moglie e figli in Senegal, dove ritorna un paio di volte all’anno. E’ rimasto molto colpito e preoccupato da questo improvviso allontanamento. Non ha mai dato fastidio a nessuno, anzi a volte è intervenuto quando altre persone di colore stavano disturbando i clienti nel parcheggio. Non capisco perché avercela con lui: la Coop adesso gli ha concesso di restare all’interno dell’atrio, invece che al freddo lungo i portici, ma forse sono altri esercizi commerciali a essere infastiditi dalla sua presenza”.
Secondo l’avvocato è difficile che si possa trovare una qualsiasi violazione da addebitare all’innocuo Mustafà. “Anzi – azzarda – si potrebbe persino ipotizzare che lui, dopo tutti questi anni sotto i portici, abbia acquisito qualche diritto per usucapione”. Ma è un diritto che allo stesso Mustafà interesserebbe forse ben poco. A lui basterebbe poter restare dove è sempre stato e sarebbe già un lieto fine per questa singolare storia di Natale.
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