Ven 9 Dic 2011 - 203 visite
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Brindisi, scrigno di tesori da scoprire

Un Salento da vivere tutto l’anno

Chi l’ha detto che il Salento è da vivere solo d’estate? Spenti i riflettori su spiagge e città d’arte prese d’assalto, l’autunno è il periodo più bello per godersi i borghi e scoprire i sapori e le tradizioni più autentiche. Oltretutto in questo periodo i preparativi per le imminenti festività natalizie rendono ancora più affascinante questa terra già di per sé magnifica.

Una visita, anche di alcuni giorni, può iniziare da Oria al confine con l Murgia, con le tortuose stradine ed i caratteristici balconcini che si sviluppano dalla piazza della Cattedrale verso il Castello Svevo. Quest’ultimo (www.castellodioria.org), realizzato intorno al 1225 per volere di Federico II di Svevia, è il fiore all’occhiello della cittadina.  Il maniero, grazie alla peculiare forma di triangolo isoscele è stato paragonato alla prua di una nave dalla quale è possibile scorgere i mari che bagnano i versanti brindisino e tarantino.

A metà strada tra Oria e Brindisi si trova la città d’arte di Mesagne. La Porta Grande dà accesso al centro storico a forma di cuore, nel quale spicca il Castello Normanno-Svevo. Di proprietà del Comune,  ospita il Museo Provinciale Grafanei con reperti di grande interesse che vanno dall’età del Ferro all’epoca romana, come piccoli giocattoli messapici in terracotta, vasi ed oggetti in bronzo; sorprendente è la ricostruzione di una tomba a semicamera decorata.

Cisternino, inserito nel circuito dei Borghi più belli d’Italia, è una di quelle visite imperdibili. Così suggestivo da essere  set di produzioni televisive affascina con le strette viuzze pavimentate con le “chianche” e i muri rivestiti di latte di calce.

A Ceglie invece ciò che sorprende è il centro storico con la Chiesa Madre dedicata alla Vergine Assunta, posta di fronte all’entrata del Castello Ducale, e la ricchezza delle decorazioni delle strette vie percorribili solo a piedi.

Si può concludere il tour con una traversata in barca a vela dal porto turistico di Brindisi ai piedi della “scalinata virgiliana”, così chiamata in onore del poeta Publio Virgilio Marone. La vista è spettacolare e suggestiva. Alla sommità della scalinata è posta una delle colonne terminali della Via Appia, il cui capitello copia dell’originale musealizzato a Palazzo Nervegna, è decorato con quattro figure antropomorfe  una per ogni lato, raffiguranti Nettuno, rivolto verso il mare quasi a ricordare le polene delle navi, Giove sul lato contrapposto e Teti sugli altri due lati. Uno dei fiori  all’occhiello di Brindisi, ritenuta per troppo tempo soltanto città di passaggio per imbarcarsi per la Grecia, è il Museo Archeologico Provinciale Francesco Ribezzo, che oltre ai numerosi reperti ha una speciale sezione dedicata all’archeologia subacquea e ai Bronzi di Punta del Serrone.

Salento enogastronomia d’eccellenza. Nel Salento cultura ed enogastronomia  danno vita ad un binomio inscindibile. Una chicca per i buongustai è la “Cantina Giudamino” a Mesagne (www.giudamino.it),  che unisce ottima accoglienza ad una eccellente cucina a base di piatti tipici: zuppa di trippa, cozze gratinate, riso patate e cozze e dolci così gustosi a cui è impossibile resistere.

A Cisternino da provare la “mandorla atterrata”, tostata con miele e zucchero e la cassata. Alla Biomasseria Sciaiani di Villa Castelli (www.sciaiani.it), il valore aggiunto è costituito dalle pietanze naturali come il pane sfornato al momento, la “pampanella” (formaggio di prima cagliatura adagiato caldo in foglie di fico), formaggi e carne podolici, focacce con olive, orecchiette al pomodoro il tutto allietato dalla musica tradizionale dei Cantori di Villa Castelli con fisarmoniche e tamburelli.

A due passi da Ceglie, all’Agriturismo La Magnolia (Cell.  331- 5477309)  sono assolutamente da assaggiare i “piscquett”, tipici biscotti, a base di mandorle, zucchero, miele, scorza di limone, uova e rosolio farciti con marmellata di ciliegie, una vera delizia per il palato. Anche a Francavilla Fontana è d’obbligo una sosta golosa nella Pasticceria Passiante per assaggiare la “copeta” (torrone mandorle e miele), i fichi maritati con limone e mandorle e, in particolare, il “Confetto riccio”, tipico del periodo di Carnevale. Infine a Ceglie si consiglia il “Cibus” di Angelo Silibello (www.ristorantecibus.it), un ristorante, ricavato nei locali di in un antico convento del XV secolo, dove il cibo, dall’antipasto al dolce,  è un’emozione per la vista e per il palato: dalla stracciatella di mozzarella con tartufo della Murgia, dagli spaghetti su letto di burratina ed emulsione di pomodirini regina, ai formaggi serviti con miele di eucalipto per finire con il gelato ai fichi mandorlati.

Dove dormire: A Ceglie B&B Sant’Anna (www.bbsantannaceglie.it) oppure Masseria Casina Vitale (www.masseriacasinavitale.it).

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