Lun 29 Ago 2011 - 699 visite
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Il Marattin Pescatore

Ovvero storia del novello Pausania che sconfisse il debito persiano

Chissà cosa bolle nella pentola del bilancio comunale...

Il 20 agosto. Giorno di battaglie il 20 agosto. Nel 479 a.C. a Platea i persiani vengono messi in fuga da Pausania. Nel 917 lo zar Simeone I di Bulgaria invade la Tracia e scaccia i Bizantini. Nel 1860 Garibaldi sbarca in Calabria. Nel 1914 i tedeschi occupano Bruxelles. Nel 1960 il Senegal dichiara la propria indipendenza dal Mali. Nel ’68 i carri armati sovietici soffocano la Primavera di Praga. Nel ’91 il popolo moscovita protesta in grande stile contro il colpo di stato che ha deposto Gorbačëv.

Ma c’è un 20 agosto che rischia di oscurare gli illustri precedenti. Siamo nel 2011: il Comune di Ferrara vede calare il proprio debito. Non accadeva dal lontano 1999. A ergersi a paladino della riscossa di nichel è il nuovo condottiero del forziere municipale, Luigi Marattin, detto anche il “Marattin Pescatore”.

Il soprannome dal sapore ornitologico gli deriva dalla capacità di gettarsi a capofitto sulla sua preda acquatica, di afferrarla e di ingoiarla in un batter d’occhio. Anzi, di ali. Le sue vittime preferite sono i piccoli pesci di palude.

Si vocifera che vada ghiotto del tipo piscis ferrariensis. Tanto che nella sua rete di Musa ne cadono fino a 200 al giorno. Un modo un po’ vongolaro, si direbbe dalle parti della Sacca, per raggranellare provviste. E di provviste ne serviranno ancora, promette il Marattin Pescatore dall’alto del motto di Quintino Sella che fece suo sin dal primo giorno di insediamento: “il bilancio di uno Stato riflette vizi e virtù di un popolo”.

Se del popolo ormai, prosciugate le virtù, si attende di scoprirne i vizi, dell’assessore glaucopide dall’atroce cipiglio si cerca di individuare le prossime mosse. Dopo aver proceduto ad alienazioni immobiliari in Maremma e a tagli alle spese degli assessorati (anche quelli in Maremma), vistasi respinta la proposta di togliere riscaldamento e corrente elettrica negli uffici dei gruppi consiliari di opposizione – troppo impopolare -, Marattin pensa già al prossimo colpo ghigliottino.

Per farlo ha preso spunto da Tremonti. Entrambi sono grandi estimatori di Quintino Sella, scienziato e scalatore. Se il titolare di Via XX Settembre ha voluto la scrivania che fu del ministro delle finanze dell’Italia unita, il nostro si è dovuto accontentare del cappello di alpino. Con quello in testa ha incaricato il suo ritrattista di immortalarlo nei panni di San Giorgio, il santo patrono di Ferrara che salvò la città dal drago. Penna nera in testa, lancia in resta, e piede sul collo del mostro. Al ligio pittore è stata raccomandata dovizia di particolari. Niente squame e zanne per la belva ridotta all’impotenza. Bastano pizzetto, occhiali e pelo brizzolato. Quelli di Tavolazzi.

Ma sbaglia chi crede il Marattin Pescatore preda di deliri di onnipotenza. Tutt’altro. Oltre ad aver rinunciato all’opportunità di un pass per la ztl per il suo cavallo bianco, l’assessore si segnala sempre più spesso a incontri pubblici e riunioni del Pd per la sua maniera accomodante nello stemperare le discussioni e i dissidi interni. Se sono più di uno a pensarla diversamente da lui, sorride pacioso citando volentieri Kark Kraus: “sono per la dispersione della stupidità; non va bene che si concentri sempre in un punto solo”. Questo per placare gli animi. Poi torna a parlare di Stiglitz e Keynes (di quello che avevano sbagliato o che non avevano ancor intuito).

Tutta questa parabola ascendente non poteva non far sorgere attorno a lui invidia e sospetto. Si dice che anche Paolo Calvano, il segretario provinciale, inizi a mal sopportare queste carezze elargite col guanto di crine. Di più. L’ex imperatore di Dogato e gran duca di Libolla – fanno sapere i beni informati – camminerebbe con passo sempre più cauto nei corridoi di Viale Krasnodar. Il timore mai confidato è che la stella marattiniana possa brillare fino all’apice provinciale del partito e minacciare la sua poltrona. Ma l’amico dei tempi del liceo fa spallucce e anzi giura eterna fedeltà. Per convincere il recalcitrante segretario a fidare e confidare, lo ha invitato per un viaggio relax sulle coste messicane. Sole e sombrero (preso in prestito da Tagliani) per dimenticare i problemi degli incarichi portuensi e le grane di ex consiglieri regionali.

Messico! Proprio come Trotsky in fuga da Stalin. Loro due, soli. Senza nessun altro. Nessun altro testimone… In attesa di partire Marattin snocciola gli annali. Toh, trova un altro 20 agosto. È quello del 1940. Il giorno dell’attentato di Ramon Mercader al rivoluzionario in esilio… Che strana coincidenza!

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