Dom 23 Gen 2011 - 330 visite
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Cona allunga i tempi di soccorso

In questi giorni si sta diffondendo a macchia d’olio una irresponsabile sottovalutazione dei disagi imposti ai cittadini dall’abbandono cui è stato condannato il Sant’Anna e dal grave ritardo nella realizzazione di Cona, ormai non più fruibile prima del 2012. Assistiamo ad una vera e propria campagna di comunicazione, coordinata da istituzioni e sindacato, con interventi di medici in carriera e tecnici attratti dagli incarichi per la valorizzazione del Sant’Anna. C’è perfino un tavolo tecnico, pagato dai cittadini, cui partecipano i rappresentanti di tutte le istituzioni, che fa da cabina di regia della comunicazione. Purtroppo non è così che si riparano i guasti della vicenda Cona-Sant’Anna e ne sono ben consapevoli coloro che prendono le decisioni sulla testa dei cittadini.

Da un lato infatti si puntella la scelta di chiudere il Sant’Anna ed il suo pronto soccorso, sostenendo che i tempi di rientro delle ambulanze in ospedale siano ininfluenti nel garantire tempestività e qualità di assistenza, anche nei casi di infarto, ictus, gravi emorragie o difficoltà respiratorie. Dall’altro il 118 sembra cercare conferme se, lo scorso agosto, ha disposto rilevazioni di tempi e percorrenze. Un’ambulanza con autista ed infermiere a bordo è stata utilizzata per testare alcune zone penalizzate dalla chiusura del pronto soccorso, quali Mirabello, Bondeno, Porporana, Santa Maria Maddalena, Pontelagoscuro, Francolino, Pescara. Le simulazioni risalgono al 4-10 agosto, periodo campione non proprio adatto a rappresentare il traffico medio annuale. Le risultanze sono quantomeno imbarazzanti per i sostenitori della chiusura del Sant’Anna. I tempi del solo rientro all’ospedale da Porotto, Pontelagoscuro, Barco, Francolino, Doro, Ipercoop le Mura, si spostano da 5-12 minuti per il Sant’Anna a 10-21 per Cona. Immaginiamo cosa accadrà in inverno con nebbia, traffico e via Comacchio intasata. Non servivano prove per intuirlo.

Ma nello stesso agosto 2010, le aziende sanitarie ed il Comune hanno firmato l’atto d’intesa per la vendita dell’“anello” del Sant’Anna, mentre la speculazione edilizia privata aveva già tratto vantaggio dalla proposta progettuale del tavolo tecnico del Comune (30 mila metri quadrati di nuove costruzioni, di cui 23 mila per abitazioni e 4 mila per il commercio). Villette ed appartamenti al posto dell’ospedale, in barba a quanto stabilito dal Ministero della Sanità fin dal 1988, quando approvò il progetto di Cona da 450 posti letto, come ospedale “di supporto” al Sant’Anna. Ma si sa, per i ferraresi è già prevista la clinica privata a pagamento, sistemata proprio nelle attuali cliniche universitarie. Mentre medicina non dispone dei fondi sufficienti per trasferirsi in toto a Cona.

Chiudere l’ospedale ed il pronto soccorso in città è una scelta irresponsabile, poiché è crescente il numero di cittadini anziani che chiedono al servizio pubblico risposte adeguate ad esigenze sanitarie urgenti o percepite come tali. Una tendenza questa alimentata anche dal miglioramento delle cure e dall’aumento della sopravvivenza, in pazienti affetti da pluripatologie che con sempre maggior frequenza necessitano dell’intervento in emergenza. Il pronto soccorso in città è percepito dalle categorie socialmente più deboli come il luogo dove viene garantito l’inquadramento clinico terapeutico migliore, in tempi brevi. L’ospedale ed il pronto soccorso in città sono insostituibili quando il modello territoriale, centrato sulla medicina di base, non copre l’assistenza in’emergenza. E la casa della salute non è in grado di coprirla efficacemente 24 ore al giorno. Nessun capoluogo nella nostra regione si è privato dell’ospedale in centro, anche quando ne sia stato costruito un secondo a pochi chilometri. Ma a Ferrara la maggioranza al governo da decenni ci ha abituato a questo e ad altro.

Valentino Tavolazzi

Consigliere comunale Progetto per Ferrara/Movimento 5 Stelle

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