Tutti coloro – e sono tanti – che si sono affrettati a schierarsi col poliziotto che a Rogoredo ha ucciso un presunto pusher maghrebino mostrano scarsa attitudine alla deduzione logica.
La cosa che si è saputa, fin dall’inizio, è che questo malcapitato aveva puntato una pistola giocattolo contro il poliziotto che – non sapendo che fosse innocua – si è difeso ed ha sparato, uccidendolo.
Ora, il ragionamento è piuttosto semplice e sorprende che nessuno tra questi sodali della prima ora non sia stato capace di farlo: cosa spera di ottenere una persona che punta un’arma finta contro una persona che ne ha una vera e che sa usarla?
L’unica spiegazione è che volesse farsi uccidere, ma di solito chi vuole morire trova sistemi meno macchinosi.
La totale mancanza di logica nel comportamento della vittima desta immediatamente il sospetto che nel racconto iniziale qualcosa non quadrasse.
Ora sappiamo come è andata, purtroppo.
E purtroppo io ricordo bene che la pistola giocattolo era, per non così pochi poliziotti, corredo da tenere nella valigetta perché non si sa mai cosa può accadere e può sempre fare comodo metterla in mano a qualcuno.
C’è una tipologia di sbirro, a cui piace si dica di lui che è un “figlio di puttana”, che tende a scivolare verso una sindrome di onnipotenza. Gradasso, è convinto che nessuno sia in grado di farlo fesso: è convinto di poter manipolare la realtà e plasmarla a suo piacimento.
Sono numerosi i fattori che inducono queste “derive criminali” nei poliziotti. Spiace che spesso gli indizi della troppa disinvoltura di alcuni, sono evidenti – a volerli vedere.
Tuttavia se si è disposti a credere senza indugio che un pusher punti la pistola giocattolo contro la volante della polizia, beh, allora non si può vedere nulla.
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