Cronaca
19 Novembre 2021
Imprenditori e cittadini stranieri alla sbarra per aver messo in piedi un maxi sistema per ingannare l'ufficio Immigrazione della Questura

False assunzioni per i permessi di soggiorno, via al processo per 28

di Daniele Oppo | 2 min

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C’è un ferrarese dietro alla rapina messa a segno lo scorso 29 dicembre al supermercato Ecu di via Valli, a Bagnolo in Piano. I carabinieri hanno infatti identificato e arrestato il presunto responsabile: si tratta di un uomo di 48 anni, rintracciato nei giorni scorsi nell’abitazione della compagna a Castelnovo Monti

Imprenditori che inventavano le assunzioni. Stranieri che grazie a quelle assunzioni fasulle riuscivano a ottenere il permesso di soggiorno.

Sono 28 le persone a processo a Ferrara accusate a vario titolo di aver indotto tramite atti falsi l’ufficio Immigrazione della Questura cittadina a concedere permessi che non avrebbe dovuto rilasciare e per violazione delle leggi sull’immigrazione.

Ieri, davanti alla giudice Alessandra Martinelli, si è tenuta l’udienza filtro, resa un po’ complessa dalla necessaria presenza dei tanti avvocati di parte nei ristretti spazi dell’Aula A del tribunale: per il rispetto delle norme anti-Covid si è dovuto procedere per scaglioni, prima di aggiornare il tutto al prossimo 28 marzo.

Il processo trae origine dall’indagine coordinata dalla pm Isabella Cavallari e conclusa nell’aprile del 2020 da parte della Polizia di Ferrara – con la collaborazione dei colleghi di Modena e dell’Inps – che vide al tempo 62 persone denunciate. Alcune hanno già definito la propria posizione in sede di udienza preliminare, per altre si procederà in via separata.

Secondo gli inquirenti, tra 2014 e 2016 alcuni imprenditori italiani attivi nella provincia estense e in quelle limitrofe avevano creato una sorta di sistema: dietro compenso certificavano un rapporto di lavoro per ben informati cittadini stranieri di varie nazionalità, i quali poi potevano presentarsi in questura con la documentazione idonea per ottenere (o rinnovare) il permesso di soggiorno.

A un certo punto sono però emerse delle anomalie che hanno portato i poliziotti a fare alcune verifiche più approfondite e riscontrare che gli stranieri non prestavano alcun lavoro in quelle aziende, le quali – secondo i riscontri effettuati con Inps e Direzione del Lavoro – non avevano per capacità produttiva, strutturale e reddituale la possibilità di assumere così tanti dipendenti.

L’indagine portò anche l’Inps stessa ad annullare circa 148 rapporti di lavoro e contestare l’indebita percezione di prestazioni sociali nonché le contribuzioni per lavoro dipendente per oltre 450mila euro.

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