Datore di lavoro, project manager e progettista di Saipem e capo cantiere. Sono quattro le persone a processo per il grave infortunio sul lavoro che vide vittima un operaio, folgorato mentre lavorava in una cabina elettrica al Petrolchimico di Ferrara il 24 luglio del 2017.
Ieri, martedì 26 ottobre, davanti alla giudice Sandra Lepore, si è aperto il processo nei confronti di Teodorico D’Agostino (project manager di Saipem e dirigente con delega alla sicurezza), Luigi Broggi (progettista di Saipem), Francesco Giuseppe Rivetti (titolare della ditta Rivetti Elettroimpianti) e Gabriele Salici (capo cantiere).
Tutti devono rispondere delle lesioni subite dall’operaio Emanuele Minozzo, al tempo 54enne, che mentre effettuava la “battitura” dei cavi (in sostanza li verificava) di quadro elettrico nello stabilimento GP27 di Versalis, ha preso la scossa e per la grande fiammata che si è generata ha riportato ustioni di secondo e terzo grado su gran parte del corpo, compresi volto, torace e arti superiori.
Lesioni colpose derivanti, secondo l’ipotesi accusatoria sostenuta dal pm Ciro Alberto Savino, dalla mancata attuazione delle norme di sicurezza, da un mancato controllo delle attività svolte dal lavoratore dipendente ma anche da un’errata progettazione dei lavori (affidati in appalto a Saipem e subappaltati alla Rivetti Elettroimpianti, che la procura ha chiamato in giudizio anche come ente responsabile) che ha esposto l’operaio a un rischio che doveva essere evitato.
Le parti stanno cercando di trovare un accordo risarcitorio, per questo l’udienza di ieri si è risolta in un rinvio al 1° febbraio.
La vicenda fu oggetto anche di una indagine interna compiuta da Eni, che controlla Versalis e che di Saipem è azionista di maggioranza, e a causa di essa i sindacati confederali proclamarono uno sciopero di due ore negli stabilimenti del polo chimico estense.
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