Accoltellata in casa dal marito: ferita donna di 60 anni
Momenti di forte tensione nelle prime ore della mattina di domenica 15 marzo a Ferrara, dove una donna di oltre sessant’anni è stata ferita con un coltello all’interno della propria abitazione
Momenti di forte tensione nelle prime ore della mattina di domenica 15 marzo a Ferrara, dove una donna di oltre sessant’anni è stata ferita con un coltello all’interno della propria abitazione
In un primo momento si è pensato a un infortunio sul lavoro, ipotesi che al momento resta la più plausibile, anche se gli accertamenti sono ancora in corso. L’idea di una possibile aggressione è emersa solo successivamente nel corso delle indagini, complicate soprattutto dalle difficoltà di comunicazione con le persone presenti sul posto
C’è un ferrarese dietro alla rapina messa a segno lo scorso 29 dicembre al supermercato Ecu di via Valli, a Bagnolo in Piano. I carabinieri hanno infatti identificato e arrestato il presunto responsabile: si tratta di un uomo di 48 anni, rintracciato nei giorni scorsi nell’abitazione della compagna a Castelnovo Monti
Avrebbe aggredito verbalmente i genitori con una tale veemenza da costringerli a chiudersi a chiave in una stanza della loro abitazione. Per questo un uomo di 55 anni è stato fermato dalla Polizia di Stato
Oltre 55 grammi di hashish sono stati sequestrati mercoledì pomeriggio nei pressi di piazza Toti, nel quartiere Giardino a Ferrara, al termine di un intervento avviato grazie alla segnalazione di un cittadino
Chi ha sparato voleva uccidere. Un colpo alla testa per Dario Benazzi, due per Riccardo, raggiunto alla coscia e al petto. Colpi mortali in entrambi i casi.
Lo si evince dalla consulenza autoptica realizzata dal medico legale Raffaella Marino, la cui relazione è già nelle mani del pubblico ministero Lisa Busato, che indaga per le ipotesi di duplice omicidio e distruzione di cadavere, e delle parti: i familiari delle due vittime, assistiti rispettivamente dagli avvocati Massimiliano Sitta e Denis Lovison, e dei due indagati – Filippo e Manuel Mazzoni, padre e figlio – assistiti dall’avvocato Stefano Marangoni.
L’assassino ha esploso un singolo colpo contro Dario Benazzi, 70 anni, inizialmente indicato come ‘Ignoto 1’, raggiunto però in due parti anatomiche diverse dalla rosata di pallini di un fucile da caccia: il volto e la zona cervico-dorsale. Per il cugino Riccardo – 64 anni, ‘Ignoto 2’ – i colpi, sempre dalla stessa distanza, sono stati due: uno alla coscia sinistra e l’altro al petto che ha raggiunto anche collo e parte dell’area mandibolare.
Per entrambi il medico legale non è riuscita a ricostruire con precisione la direzionalità dei colpi, ma le analisi – in particolare l’apertura della rosata dei pallini visti inizialmente dalla Tac e poi ritrovati durante la sezione dei cadaveri – indicano che l’assassino ha sparato da una posizione frontale rispetto alle vittime e da una distanza piuttosto ravvicinata, compresa tra 5 metri e appena 10 centimetri.
Chi li ha uccisi voleva disfarsi dei loro corpi e per questo li ha trascinati e caricati sull’auto di Riccardo per poi dare fuoco a tutto. Un rogo che, dice la relazione autoptica sulla base dello stato di carbonizzazione dei cadaveri, è durato almeno 30-50 minuti. La consulenza tossicologica aveva già scartato l’ipotesi che i due Benazzi fossero ancora vivi quando sono stati avvolti dalle fiamme.
Datare con precisione la loro morte è invece impresa impossibile, per questo ci si base su altri dati di fatto e non può che essere avvenuta quella stessa sera di domenica 28 febbraio, giorno in cui i due cugini si sono recati in quel campo di Rero per smontare il prototipo d’impianto eolico ideato da Riccardo e che della tragica fine del suo inventore è stato silenzioso testimone.
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