Endoscopia avanzata, nuovi interventi d’eccellenza a Cona
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Potrebbe essere la decisione che mette la parola fine alla prospettiva di far pagare l’Europa – per responsabilità della Commissione in particolare – per la disastrosa fine della Cassa di Risparmio di Ferrara, posta in risoluzione nel novembre 2015 insieme a Banca Marca, Banca Etruria e CariChieti.
Ed è la conferma di quanto qualcuno sosteneva fin da subito: le autorità italiane, Bankitalia e Governo in primis, avrebbero dovuto essere più coraggiose e risolute nel far valere la propria posizione.
Il Tribunale dell’Unione Europea ha invece stabilito che la Commissione non è responsabile della messa in risoluzione di una delle ‘quattro sorelle’, Banca Marche, nonostante la forte pressione esercitata in merito all’ipotesi di salvataggio tramite il Fondo interbancario.
I giudici europei hanno respinto il ricorso presentato, tra le altre parti, dalle Fondazioni delle Casse di Risparmio di Pesaro, Fano, Jesi e Macerata che contestavano un comportamento illecito da parte della Commissione, alla stregua di quanto dichiarato dallo stesso tribunale per il caso Tercas.
Una situazione, i ferraresi lo sanno bene (soprattutto azionisti e obbligazionisti che ci hanno rimesso i quattrini) per ampi tratti simile a quella in cui si è trovata la Carife, con un piano di salvataggio tramite Fitd pronto e deliberato, ma bloccato sul nascere per via delle contestazioni – formali o meno che fossero – da parte della Commissione sulle possibili violazioni delle norme sugli aiuti di stato.
Al tempo fu la vicenda della banca Tercas a bloccare tutto perché la Commissione contestò l’intervento del Fitd. Oggi la stessa vicenda, dopo che il Tribunale Ue ha dato torto alla Commissione, sembrava l’apripista per ottenere una ‘punizione’ nei confronti dell’autorità europea. E invece no.
Perché quella pressione che di fatto ha bloccato tutto a Ferrara così come ad Ancona, per il Tribunale non è sufficiente per attribuire alla Commissione la responsabilità della dolorosissima messa in risoluzione finale.
Secondo i giudici, almeno nel caso marchigiano, la Commissione non ha avuto un ruolo determinante nella risoluzione perché, in soldoni, si è limitata a prospettare la possibile violazione delle norme sugli aiuti di Stato ma, a differenza che nel caso Tercas, non si è mai pronunciata su un progetto né gli è stato notificato l’avvio del procedimento di salvataggio tramite Fitd.
Anzi, i giudici europei dicono chiaro e tondo che la Banca d’Italia (e il Governo) avrebbero dovuto insistere e andare dritti per la loro strada, proprio come fecero con Tercas, per poter avere oggi ragione: “Il procedimento parallelo nella causa relativa a Banca Tercas – si legge nella sentenza – dimostra che, se le autorità italiane, la Banca d’Italia e il Fitd fossero state effettivamente convinte sia della necessità sia della possibilità di salvare Banca delle Marche, essi avrebbero potuto seguire la stessa condotta contraddittoria di quest’altra causa”.
E, ancora, i giudici rilevano come la stessa Commissione “aveva espresso il suo accordo in merito a un secondo intervento del Fitd a favore di Banca Tercas alla luce delle norme in materia di aiuti di Stato, il che dimostra che essa non è stata necessariamente indotta a vietare qualsiasi intervento di questo tipo e che occorre procedere a un esame caso per caso, senza che sia possibile applicare il risultato di un esame specifico a una diversa fattispecie”.
In definitiva, se anche il comportamento della Commissione “ha giocato un certo ruolo nel processo di istruzione che ha indotto le autorità italiane a decidere la risoluzione” di Banca Marche, il comportamento delle istituzioni italiane e “la loro decisione del 21 novembre 2015, di avviare la risoluzione di Banca delle Marche, adottata nell’esercizio delle loro proprie competenze e del loro margine di discrezionalità, restava comunque autonoma, non era influenzata in modo decisivo dall’atteggiamento della Commissione ed era essenzialmente fondata sulla loro constatazione dello stato di dissesto di tale banca, il che costituiva la causa determinante di tale risoluzione”.
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