Per il medico legale Rossella Snenghi, Rossella Placati è morta tra l’1,30 e le 5,30 di lunedì 22 febbraio nella sua abitazione di Borgo San Giovanni, a Bondeno. Un orario in cui Doriano Saveri, il suo ex compagno e unico indagato per l’omicidio, era sicuramente in casa.
È quanto emerge dalla perizia autoptica discussa nell’incidente probatorio di mercoledì pomeriggio davanti al gip Vartan Giacomelli. In questo modo l’acquisizione di una prova viene anticipata prima del processo ed entrerà, quando sarà tempo, direttamente nel fascicolo del giudice.
L’arco temporale è spostato in avanti rispetto a quanto stabilito preliminarmente dal medico legale Maria Rosa Gaudio, consulente della procura, che aveva ipotizzato che la morte fosse avvenuta tra le 22,30 di domenica 21 febbraio e le 3,30 del mattino di lunedì 22.
Una ricostruzione, quella della consulente nominata dal giudice, che però non sembra convincere la difesa di Saveri – avvocati Alessandra Palma e Pasquale Longobucco – perché considererebbe come unico fattore per stabilire il tempo della morte solo la migrazione delle macchie ipostatiche e non anche altri indicatori. Non a caso la difesa si è riservata di produrre una relazione del proprio consulente, il medico legale Mauro Martini, proprio sulla metodologia e sui risultati raggiunti.
Nessun rilievo dovrebbe essere mosso da parte degli avvocati Riccardo Caniato e Filippo Maggi, legali dei figli di Placati e delle due sorelle, che sono assistiti dal medico legale Lorenzo Marinelli.
Più pacifica invece l’individuazione della probabile causa della morte in un violentissimo colpo inferto al cranio della vittima con un oggetto contundente, tale da fracassarglielo, mentre non sarebbero stati mortali né un le coltellate precedenti né un pugno ricevuto forse come primo atto di violenza fisica.
Un altro incidente probatorio si è tenuto al mattino sempre di mercoledì, quando il consulente informatico ha semplicemente messo a disposizione la copia forense dei dati estratti dai telefonini della vittima, dell’indagato e della sorella di quest’ultimo.
A quattro mesi dal femminicidio proseguono le attività d’indagine, con i carabinieri che negli ultimi due giorni (e proseguiranno anche oggi) si sono messi alla ricerca dell’arma del delitto – almeno di una di esse – nel Cavo Napoleonico, in un’area in cui Saveri, che si trova in custodia cautelare in carcere, si sarebbe fermato o sarebbe comunque transitato nei suoi giri a ridosso dell’omicidio.
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