Cronaca
15 Giugno 2021
Ancora tanti aspetti da ricostruire e chiarire nella vicenda lettere minatorie che la ex consigliera comunale leghista avrebbe recapitato all'indirizzo del suo padrino politico

Minacce a Naomo. Procura al lavoro su impronte, telecamere e proiettili

di Daniele Oppo | 2 min

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Un’impronta, forse proprio di Rossella Arquà, ritrovata all’interno di una delle lettere minatorie indirizzate a Nicola Lodi. Un’impronta non ancora attribuita e che, con tutta probabilità, verrà a breve confrontata con quella della ex consigliera comunale e braccio destro del vicesindaco.

Nel caso combaciassero, sarebbe l’ennesimo indizio che porta a lei quale autrice di circa una decina di missive anonime, alcune inviate anche a se stessa (da qui l’ipotesi anche di simulazione di reato, oltre che di minacce).

A incastrarla, almeno secondo quanto trapela al momento, vi sarebbero anche alcune registrazioni delle telecamere nascoste posizionate nella sede della Lega e che l’avrebbero ripresa mentre armeggiava con alcune di esse, peraltro in un contesto in cui, addirittura, Arquà sapeva di essere tenuta sott’occhio, ma forse non credeva che l’attenzione degli inquirenti si sarebbe rivolta anche su di lei.

Solo due lettere risultano essere state spedite per posta, le altre sono state trovate in sede o addirittura poggiate sul cofano dell’auto di Lodi, alcune contenenti anche proiettili sulla cui origine sono in corso ulteriori verifiche.

Il loro contenuto era sempre abbastanza scarno e le minacce erano molto generiche, del tipo “stati attento”, “farai una brutta fine”, “preparati”, “ora tocca a te”.

L’indagine è ancora pienamente in corso e la pm Isabella Cavallari ha riunito tutti i fascicoli delle diverse lettere – alcune scritte a mano altre con ritagli di giornale – e attende quello relativo alla perquisizione effettuata nei giorni scorsi dalla Digos nella casa della ex consigliera comunale, occasione nella quale sono stati trovati resti dei giornali utilizzati per fabbricare le missive. Nei prossimi giorni è facile che Arquà – difesa d’ufficio dall’avvocato Flavio Cattabriga – venga sentita in procura, magari per spiegare anche il movente di un simile comportamento proprio da parte sua, una delle persone più di fiducia di Nicola Lodi, suo vero e proprio padrino politico.

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