Cronaca
11 Giugno 2021
Per chi ha scelto il rito alternativo il giudice ha stabilito pene sensibilmente più severe di quelle chieste dal pm. A settembre inizia il processo a Ferrara per il capo Boogye e gli altri membri degli Arobaga/Vikings che dominavano la Gad

Mafia nigeriana. Sei condanne e diciotto rinvii a giudizio

di Daniele Oppo | 3 min

Leggi anche

Uomo ferito durante lavori in via Bologna, indagini in corso

In un primo momento si è pensato a un infortunio sul lavoro, ipotesi che al momento resta la più plausibile, anche se gli accertamenti sono ancora in corso. L’idea di una possibile aggressione è emersa solo successivamente nel corso delle indagini, complicate soprattutto dalle difficoltà di comunicazione con le persone presenti sul posto

Rapina con coltello al supermercato Ecu: arrestato 48enne ferrarese

C’è un ferrarese dietro alla rapina messa a segno lo scorso 29 dicembre al supermercato Ecu di via Valli, a Bagnolo in Piano. I carabinieri hanno infatti identificato e arrestato il presunto responsabile: si tratta di un uomo di 48 anni, rintracciato nei giorni scorsi nell’abitazione della compagna a Castelnovo Monti

Diciotto rinvii a giudizio, cinque condanne in abbreviato – alcune decisamente severe – e un’assoluzione. Si è conclusa così, nell’aula bunker della Dozza, a Bologna, l’udienza preliminare del procedimento contro il cult della mafia nigeriana che dominava nella zona Gad di Ferrara.

A settembre, il 22 per la precisione, davanti al tribunale di Ferrara in composizione collegiale inizierà dunque il processo a carico dei 18 imputati per associazione a delinquere di stampo mafioso, considerati membri del clan Arobaga/Vikigs che aveva preso il controllo della zona Gad a Ferrara, gestendo gran parte del traffico di stupefacenti.

Tra loro ci saranno anche “dj Boogye”, Emmanuel Okenwa (difeso dall’avvocata Giovanna Dell’Anna), il vertice dell’organizzazione a Ferrara e una delle colonne degli Arobaga-Vikigs in Italia  e il suo braccio destro “Ubeba”, Anthony Odianoese (avvocato Bernardino Curri), che in città –  insieme ad altri imputati, anche loro rinviati a giudizio, come Henry Arehobor, detto “Threeman” e Glory Egbogun, detto “Omomo”, Irabor Igbinosa, detto “Ebo”-  si era già fatto conoscere per aver fatto parte del comando che ha teso l’agguato col machete in via Olimpia Morata per regolare i conti con Stephen Oboh, esponente di spicco del cult rivale degli Eiye.

Proprio le indagini della Squadra mobile e della pm Isabella Cavallari su questo fatto avevano portato all’operazione Signal condotta dalle Direzioni investigative antimafia di Bologna e Torino, che ha permesso agli inquirenti di capire che in gioco non c’era una guerra tra bande, ma tra vere e proprie organizzazioni più strutturate e di livello superiore.

Per sei imputati è arrivata la condanna in abbreviato, in alcuni casi una vera e propria stangata, con pene mediamente più  elevate di quelle chieste dal pubblico ministero: la più alta è a 8 anni 4 mesi di reclusione a fronte (a fronte dei 6 anni e 8 mesi chiesti dal pm), e la più bassa è a 5 anni e 4 mesi a fronte dei 4 anni e 5 mesi chiesti dal pm.

Nel dettaglio, il giudice Francesca Zavaglia ha condannato Favour Akhigbe, detto “Popori”, a 8 anni e 4 mesi; Peter Shellu a 8 anni e 2 mesi; Joseph Adeyemi, detto “General Ajebody”, a 7 anni, 1 mese e 10 giorni; Emmanuel Emakhu, detto “Shube” e “Papa Joy” e anche lui coinvolto nell’agguato di via Morata, a 6 anni.

Condanne anche per le due donne, ma senza che sia stata riconosciuta, nel loro caso, l’associazione di tipo mafioso: Vina Ben, condannata a 5 anni e 8 mesi di reclusione e Eveline Monday, detta “Oluchi”, condannata a 5 anni e 4 mesi.

Per tutti è stata disposta l’espulsione al termine della pena.

In mezzo a condanne e rinvii a giudizio c’è spazio però anche per un’assoluzione, arrivata a per Moses Elimihanon, detto “GS”, assistito dall’avvocato Massimo Cipolla e dal collega Giuseppe Dardari. Per lui il pm aveva chiesto la condanna a 4 anni, 10 mesi e 5 giorni. “Non si sarebbe potuti giungere a questo risultato – commenta l’avvocato Cipolla – se le avvocate Alessandra Palma e Valentina Felisatti non avvero già in precedenza ottenuto la liberazione dalla custodia in carcere del mio assistito”.

Il giudice ha stabilito in 60 giorni il termine per il deposito delle motivazioni.

Il procedimento, partito con 32 imputati, ha visto nelle sue fasi precedenti alcuni stralci: il primo riguarda quattro imputati i cui atti sono stati mandati a Torino, sede dell’altro filone dell’indagine e dove vivevano i vertici nazionali dei Vikings. Tre invece sono irreperibili al momento e per loro il processo rimane sospeso.

Grazie per aver letto questo articolo...

Da 20 anni Estense.com offre una informazione indipendente ai suoi lettori e non ha mai accettato fondi pubblici per non pesare nemmeno un centesimo sulle spalle della collettività. Il lavoro che svolgiamo ha un costo economico non indifferente e la pubblicità dei privati non sempre è sufficiente.
Per questo chiediamo a chi quotidianamente ci legge e, speriamo, ci apprezza di darci un piccolo contributo in base alle proprie possibilità. Anche un piccolo sostegno, moltiplicato per le decine di migliaia di ferraresi che ci leggono ogni giorno, può diventare fondamentale.

 

OPPURE se preferisci non usare PayPal ma un normale bonifico bancario (anche periodico) puoi intestarlo a:

Scoop Media Edit
IBAN: IT06D0538713004000000035119 (Banca BPER)
Causale: Donazione per Estense.com