Tresignana. Gli accertamenti biologici e genetici potrebbero dare la sperata svolta all’indagine sul duplice omicidio di Dario e Riccardo Benazzi, i due cugini di 70 e 64 anni trovati carbonizzati dentro un’auto in una campagna di Rero nella sera di domenica 28 febbraio (e non 7 marzo come inizialmente riportato, ndr).
Mercoledì mattina la pm Lisa Busato, che coordina le indagini, ha affidato l’incarico al genetista Matteo Fabbri dell’Università di Ferrara, che già si è occupato dell’omicidio di Pier Lugi Tartari in passato, dovrà analizzare delle zolle di terreno nelle quali sono stati repertati dei campioni biologici. Il primo passo sarà capire se si tratta di materiale umano e poi, tramite le comparazioni, attribuire un’identità a quei campioni.
Non solo. La procura ha chiesto anche un’analisi delle borre, la parte delle cartucce di fucile che viene scartata dopo lo sparo, ritrovate in prossimità del traliccio del prototipo di impianto eolico inventato da Riccardo Benazzi, poco lontano dal luogo del delitto, e che potrebbero essere quelle dei colpi che hanno sicuramente ferito, se non proprio ucciso, entrambi i cugini.
La speranza è quella di ritrovare del materiale genetico e di associarlo a un volto: non è rara tra i cacciatori la pratica della preparazione artigianale delle cartucce per i fucili, cosa che comporta propri la necessità di maneggiare le borre dove potrebbe essersi dunque depositato del Dna.
Sempre mercoledì è stato conferito anche l’incarico alla tossicologa Rossella Gottardo dell’Università di Verona di analizzare i polmoni delle due vittime per capire se abbiano o meno respirato del fumo e, dunque, se fossero o meno ancora vivi quando sono stati dati alle fiamme. Per completezza, dovrà verificare anche se sono stati sedato o narcotizzati.

L’avvocato Denis Lovison
“Gli accertamenti testimoniano la meticolosità nella ricerca della verità – commenta l’avvocato Denis Lovison, che assiste la famiglia di Dario Benazzi -. Siamo fiduciosi che si possa arrivare all’individuazione sicura di chi ha commesso il reato. Quelli disposti, sono accertamenti che potrebbero dare davvero una svolta all’indagine”.
I due consulenti hanno chiesto 60 giorni di tempo per presentare le loro relazioni, ma hanno anche assicurato il proprio impegno per fare il più in fretta possibile, consapevoli che il fattore tempo in questo tipo d’indagini è fondamentale.
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