Lettere al Direttore
16 Marzo 2021

Covid, talassemia e disparità

di Daniele Oppo | 4 min

Gentile redazione di Estense.com, in accordo con l’autrice della lettera, sottopongo questa riflessione ai suoi lettori. 

Attenti al divario: la pandemia da COVID-19 e le disparità nell’accesso alla salute.Un focus sulle migrazioni e i disordini delle emoglobine.

*articolo della Dr.ssa Androulla Eleftheriou 

Senza dubbio il 2020 è stato, a causa della pandemia da Coronavirus, uno degli anni più movimentati e catastrofici nella storia degli ultimi anni. Come numero di contagi e morti, simili conseguenze si possono riscontrare solo in epoca di conflitti mondiali generalizzati. L’epidemia SARS-CoV-2 ha inoltre messo maggiormente in luce alcune sfide che erano già in corso, quali la crisi dei rifugiati, che si vanno a sommare con la pandemia e i suoi effetti. In anni recenti, l’Europa ha dovuto far fronte alla sfida migratoria più acuta ed importante dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, che ha avuto il suo picco nel 2015. Solo nel 2020 circa 94.045 migranti e rifugiati arrivavano attraverso le tre rotte mediterranee in Grecia, Italia, Spagna, Cipro e Malta, dal Nord Africa e dalla Turchia. Tra questi flussi migratori verso l’Europa ci sono numeri importanti relativi a popolazioni con disordini dell’emoglobina, in particolare talassemia e drepanocitosi, che fanno il loro ingresso in ogni Paese europeo, rafforzando giorno per giorno la loro presenza. Dare ospitalità all’insieme di queste popolazioni pone una sfida significativa e particolarmente pesante alle competenti autorità nazionali.

La prevenzione ed il trattamento dei disordini dell’emoglobina è ben consolidata e trattata in quei Paesi europei dove queste condizioni erano tradizionalmente endemiche (come Italia, Cipro e Grecia) e in Paesi che hanno una consolidata tradizione di immigrazione (Francia e Regno Unito). Tuttavia, i flussi attuali e quelli attesi per il futuro, di mobilità e migrazione verso i Paesi del nord Europa, dove invece questi disturbi e condizioni erano in precedenza sconosciuti o estremamente rari tra le popolazioni indigene, hanno posto nuove e considerevoli sfide che devono essere prese in seria considerazione dagli Stati membri e dalle autorità Europee. Le emoglobinopatie sono, anche attualmente, condizioni molto rare in Europa. Nell’assenza di un registro di patologia nella più parte dei Paesi ospiti, il vero numero e la vera località di domicilio e cura dei pazienti stessi è spesso sconosciuto. Barriere linguistiche, culturali ed economiche spesso impediscono e frenano questi pazienti dal cercare aiuto.

Queste complicanze possono avere un effetto avverso ed influenzare negativamente il paziente in caso di infezione da virus SARS-CoV-2. Pertanto, i servizi sanitari e i medici che si trovano a trattare questo tipo di pazienti rari, dovrebbero essere messi a conoscenza dei rischi che presentano, dal punto di vista clinico. Un sistema di Centri di riferimento e di eccellenza in tutta Europa non è ancora stato istituito in modo ufficiale e definitivo, in modo tale che tutti i medici che dovessero incontrare casi simili possano avere una “rete” di sicurezza a cui indirizzare i pazienti quando i sintomi dell’infezione virale si dovessero manifestare. Questa pandemia ha pertanto messo a nudo molto chiaramente, e amplificato, le disparità tra questi gruppi nell’accesso alla salute, che sono ulteriormente alimentate da complessi fattori di salute socioeconomici e perduranti iniquità sociali. Dobbiamo perciò tenere chiaro in mente che se il nostro obiettivo è raggiungere il controllo dell’infezione da SARS-CoV-2, nessun settore della popolazione a rischio può essere esclusa. Sebbene non ci sia un’unica soluzione per affrontare questi problemi di salute e ineguaglianza socio economica tra i migranti in Europa, debbono essere adottate iniziative urgenti per mitigare l’effetto del COVID-19 in queste popolazioni più vulnerabili. Tali iniziative debbono enfatizzare l’importanza di interventi che garantiscano la piena integrazione dei migranti e delle minoranze etniche nei sistemi sanitari, senza limiti che derivino dal loro status di migranti. Inoltre dovrebbero essere sviluppate politiche che assicurino l’accesso ai servizi di informazione e prevenzione, senza prevedere conseguenze o oneri di tipo legale o finanziario, specialmente tra migranti senza documenti.

La T.I.F. – Federazione Internazionale della Talassemia, un’organizzazione no-profit, non governativa, lavora da più di trent’anni consecutivamente per migliorare le vite dei pazienti con talassemia ed emoglobinopatie a livello internazionale globale, ed incessantemente e senza sosta li rappresenta e lotta per la salvaguardia dei loro diritti. Questa attività si concretizza anche attraverso l’implementazione del suo progetto quadriennale co-finanziato “THALassaemia in Action” (THALIA)’’, con un obiettivo particolare sui pazienti con disordini dell’emoglobina in Europa, molti dei quali sono migranti. Un approccio inclusivo alla salute dei rifugiati e dei migranti che non lasci indietro nessuno durante la pandemia da COVID-19 dovrebbe guidare i nostri sforzi di salute pubblica. Lo sviluppo di strategie contro il coronavirus che non favoriscano una copertura equa dell’intera popolazione, compresi i migranti, sarebbe destinata al fallimento e fermerebbe ogni sforzo nel controllo della diffusione del virus.

email: thalassaemia@cytanet.com.cyhttps://thalassaemia.org.cy/ https://thalassaemia.org.cy/thalassaemia-in-action-the-thalia-project/ https://www.facebook.com/tif.thalassaemia/

 * Dr Androulla Eleftheriou  – BSC, MSc, PhD

Executive Director, Thalassaemia International Federation

Member of the Board of Directors of the International Alliance for Patient Organizations (IAPO)

Tradotto in italiano da Marco Bianchi – UNITED onlus – Federazione Italiana Associazioni di Talassemia e Drepanocitosi

Membro del TPAG (Thalassaemia Patients Action Group) interno alla TIF

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