Attualità
28 Dicembre 2020
La testimonianza del medico Noemi Melloni (Ausl) e dell'infermiere Vincenzo Maragno (Cona): "Giusto essere in prima linea"

V-Day, i primi vaccinati: “Speriamo di essere da esempio”

di Elisa Fornasini | 2 min

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È una iniezione di speranza, nel vero senso del termine. È quella rappresentata da Noemi Melloni, nata il 27 gennaio del 1993 a Cento, che ha ricevuto un regalo di compleanno anticipato: il vaccino anti-Covid.

La giovane e sorridente medico dell’Usca, la prima a essere vaccinata durante il V-Day di domenica 27 settembre all’ospedale di Cona, è entrata in servizio a luglio nell’Unità Speciali di Continuità Assistenziale dell’Azienda Usl di Ferrara.

Un battesimo di fuoco per una ‘figlia d’arte’: dopo la laurea conseguita a luglio 2019 alla facoltà di Medicina di Bologna e l’abilitazione all’esercizio della professione medica arrivata a marzo, da settembre è iscritta al corso di formazione specifica in medicina generale sempre a Ferrara, come il padre, medico di medicina generale e medico dello sport.

“Sono contenta di essere in prima linea in questa giornata storica, fermo restando che il Covid è una patologia di difficile gestione quindi bisogna sempre rispettare le misure di sicurezza. Sicuramente adesso saremo maggiormente aiutati grazie all’arrivo del vaccino” è il messaggio di speranza e attenzione che lancia Noemi appena uscita dall’ambulatorio.

“Come giovane medico spero di essere un esempio per i miei coetanei e per i più giovani, oltre a essere un segno di correttezza importante per i nostri pazienti e per i nostri colleghi al fine di poter lavorare in maggiore sicurezza e poter offrire un servizio migliore possibile” aggiunge subito dopo il medico Usca che, durante la sua esperienza di gestione dei pazienti sospetti Covid e accertati, ha visto in prima persona le sofferenze generate dalla pandemia.

Il suo esempio è seguito subito dopo da Vincenzo Maragno, nato il 29 giugno 1983 a Matera, volontario per passione (è volontario della Croce Rossa dal 2013) e infermiere per amore (laureato nel 2018, lavora da settembre presso l’ospedale di Cona).

Durante l’emergenza ha scelto di essere in prima linea, prima come volontario in una struttura equiparata del suo territorio e poi con il viaggio verso l’Azienda Ospedaliero Universitaria di Ferrara, accedendovi tramite avviso pubblico. Fino a diventare il simbolo del Vaccine Day.

“Si apre uno spiraglio di serenità per raggiungere l’immunità di gregge, è un atto di puro amore per gli altri e per se stessi perché da questo dipende l’esito di quello che accadrà nei prossimi mesi” assicura Vincenzo dopo aver ricevuto il vaccino. La seconda dose delle cinquanta somministrate ad altrettanti operatori sanitari dell’Ausl e del Sant’Anna per tentare di “sconfiggere questo maledetto virus”.

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