Cronaca
18 Dicembre 2020
La città estense è la quarta in Italia ad aderire al progetto. Il questore Capocasa: “Emergenza civile che la sola attività di repressione non è in grado di arginare: occorre un deciso cambiamento culturale che dobbiamo fare insieme”

Violenza di genere. Più prevenzione a Ferrara con il protocollo Zeus

protocollo zeus
di Daniele Oppo | 3 min

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Da sinistra: il presidente del Cam Poli, il questore Capocasa e il dirigente dell’Anticrimine Pellegatti

A fronte di 224 donne che nei primi dieci mesi di un anno particolare come il 2020 si sono rivolte al Centro donna e giustizia per avere un supporto contro le violenze, la firma in questura del protocollo Zeus assume ancora più valore.

Il protocollo – “operativo” come rimarca il questore Cesare Capocasa – ha lo scopo di implementare la fase preventiva mettendo in contatto gli uomini violenti e gli stalker con il Centro di ascolto uomini maltrattanti di Ferrara (Cam). Ferrara è la quarta città a dare attuazione al progetto, dopo Milano (capofila nel 2018), Cagliari e Mantova.

Nella sostanza, l’ammonimento da parte del questore nei confronti di uomini responsabili di atti violenti o persecutori nei confronti delle donne (solo quest’anno Capocasa ne ha emessi 28  per violenza domestica e 14 per stalking) verrà accompagnato con l’invito a contattare il Cam per ottenere assistenza e avviare un nuovo percorso di vita.

“La cultura della prevenzione è al cultura primaria”, spiega il questore che parla di “emergenza civile a tutti gli effetti che la sola attività di repressione non è in grado di arginare: occorre un deciso cambiamento culturale che dobbiamo fare insieme”.

“Abbiamo assistito circa 300 uomini da quando siamo nati”, spiega Michele Poli, presidente del Cam di Ferrara, fondato nel 2012. “Quest’anno circa 56 uomini si sono rivolti a noi, sono ancora pochi. Non tutti gli uomini sono trattabili, però c’è tanto spazio per rimediare e lavorare”, spiega Poli, secondo cui “c’è una lavoro sul maschile da fare, è possibile un maschile diverso, andando a vedere gli aspetti positivi: mettersi in discussione perché l’uomo possa avere una vita migliore e più felice”.

Il protocollo, secondo quanto spiegato dal questore Capocasa, ha già dato buoni risultati a Milano dove “l”80% degli ammoniti si è presentato nei centri di rieducazione e la recidiva è del 7%, bassissima”.

Questura e Cam lavorano in stretto contatto con il Centro donna e giustizia che parla di lavoro “fondamentale”. Le donne prese in carico quest’anno sono stata già 224, a fronte delle 290 del 2019 e nonostante nel mese di marzo si sia determinato un calo del 14% dovuto al lockdown, che però, in realtà, ha peggiorato la situazione: “Neanche il Covid ha fermato la violenza, anzi, la convivenza forzata ha esasperato certe situazioni. Nei primi sei mesi dell’anno – è un altro dato allarmante – è aumentato il numeri di bambini che ha dichiarato di aver visto o subito violenza”.

Valutazione positiva viene espressa anche dall’assessora comunale alle Pari opportunità Dorota Kusiak: “È un ulteriore tassello importante per far sì che la rete si rafforzi ancora e che si accompagni a un cambio culturale”.

L’intesa è stata firmata giovedì 17 dicembre dal questore, dal presidente del Cam e dal dirigente della sezione Anticrimine della Polizia di Stato, Paolo Pellegatti.

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